L’AIDS

Sono tornato!!! In verità sono sempre rimasto qua ma nell’ultimo mese non ho avuto molto tempo per aggiornare questo blog(scusatemi!!!!)
Oggi vorrei parlarvi di una malattia che nel mondo uccide milioni di persone ogni anno: l’AIDS.
Purtroppo non esiste ancora nessuna cura per questo male che soprattutto in certe aree del mondo come l’Africa provoca dei veri e propri stermini.
Come si sa è una malattia che si trasmette sessualmente e l’unico modo per prevenirla è l’uso di anticoncezionali che però in molte religioni (cattolica in primis) viene definita una pratica demoniaca.
Ciò significa che:

Senza la condanna pontificia degli anticoncezionali nel continente nero ci sarebbero molti milioni di morti per AIDS in meno!
E uno dei responsabili di questi morti è stato proprio il tanto “amato” Giovanni Paolo II che tra l’aids e gli ainticoncezionali definì come male minore l’aids!
  
Un pontificato al passo con i tempi è stato definito quello di papa Karol Wojtyla, ma se questa definizione può andar bene per l’Europa, è priva di fondamento in Africa dove la Chiesa non è stata in grado negli ultimi anni di capire le esigenze della gente. Da qui la conseguente nascita di sette il cui numero, oggi, è vicino alle decine di migliaia. Una concorrenza spietata alla Chiesa di Roma che predica la castità dei sacerdoti e l’astinenza sessuale, in società dove i rapporti tra uomini e donne sono vissuti come gioia e non come peccato. Comportamenti considerati immorali a Roma, in Africa fanno parte del costume tradizionale. Anzi molti sacerdoti che svolgono la loro missione nel continente hanno smesso di lottare per imporre condotte che sono estranee alla cultura e ai costumi della gente. «Per la Chiesa cattolica, e i giovani nei Paesi in via di sviluppo, questo pontificato è stato un disastro», accusa un noto missionario italiano con alle spalle tanti anni di lavoro in Africa. Oggi, nell’Africa nera il flagello dell’Aids uccide più del machete, la vera arma di distruzione di massa da queste parti, e l’uso del preservativo, unico strumento di difesa a disposizione dei più poveri della terra per prevenire la trasmissione del virus Hiv, è severamente proibito dalla chiesa cattolica romana. Secondo i dati dell’agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all’Aids ci sono 34 milioni di malati nel mondo, di cui 30 milioni solo in Africa. Ogni giorno, nel continente nero, si registrano più di 500 morti. In Swaziland, Botswana e Sudafrica il 30 per cento delle donne incinte è positiva al virus Hiv, in Kenya nelle baraccopoli di Nairobi come Kibera e Korogocho il 70 per cento della popolazione ha contratto il terribile virus. L’Aids ha ucciso uno o entrambi i genitori di 12 milioni di bambini che vivono nell’Africa sub-sahariana. Ogni anno si registrano 3 milioni di nuovi infetti. «L’Aids imperversa ovunque creando gravi scompensi nell’economia e nell’equilibrio sociale e ambientale del continente», scrive il missionario comboniano Giulio Albanese, testimone di tante tragedie africane, nel libro «Il Mondo Capovolto», «il virus si è diffuso a macchia d’olio nelle grandi città soprattutto per l’afflusso di alcune particolari categorie a rischio ad altissima mobilità e alta promiscuità sessuale: soldati, camionisti e prostitute». Nel febbraio dello scorso anno, le autorità della Chiesa protestante e di quella cattolica si sono opposte alla costruzione di una fabbrìca di preservativi in Kenya, per paura che ciò avrebbe incoraggiato “immoralità e promiscuità”. Una campagna cominciata nel 1996, quando l’arcivescovo di Nairobi, Maurice Otunga, bruciò una gran quantità di scatole di preservativi davanti alla cattedrale, come gesto di provocazione contro la campagna dell’Unicef per l’uso come mezzo per proteggersi dall’Aids. Da Agostino in poi la Chiesa ha sempre considerato peccato grave la pratica contraccettiva. Negli anni Sessanta, sotto la spinta del Concilio, vi furono numerosi tentativi per modificare questa posizione: una Commissione pontificia diede anche un parere favorevole a una apertura in materia. Paolo VI, costretto a cedere ai vescovi più conservatori, non seguì questi consigli e con l’enciclica «Humanae Vitae» mise la parola fine alle discussioni: l’astinenza era e rimaneva il metodo prediletto. Una tesi, ribadita e sostenuta da Giovanni Paolo Il nell’enciclica «Evangelium Vitae», che snatura completamente alcune tradizioni africane dove spesso il libero amore è considerato parte integrante delle tradizioni. Il recente catechismo della Chiesa cattolica definisce «l’unione carnale tra un uomo e una donna, al di fuori del matrimonio» come «gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata alla generazione dei figli». Con una visione così estremamente limitata della sessualità, le gerarchie vaticane stentano finanche a comprendere il desiderio di gran parte dell’umanità di definire individualmente la propria vita sessuale: ed ecco il fiorire di tutta una serie di affermazioni assurde. «Il profilattico non esclude la trasmissione dell’Aids; favorirne l’uso rischia di far abbassare la guardia contro la malattia; l’unica vera prevenzione è l’astinenza sessuale», è l’incredibile tesi sostenuta dall’«Osservatore Romano» il 4 aprile 2000. «Non bisogna avere alcuna esitazione nel dire chiaramente che il cancro può essere il risultato di comportamenti umani, compresi taluni comportamenti sessuali», è l’altrettanto assurda affermazione fatta da Giovanni Paolo II il 30 ottobre 1999 nel corso di un incontro con una delegazione di ginecologi. La contraccezione è sempre stata un argomento delicato per la Chiesa cattolica e i governi africani. Nel gennaio 2001 il governo dello Zambia, dopo pesanti pressioni dei leader religiosi, ritirò dalla televisione locale una campagna pubblicitaria che promuoveva l’uso del preservativo come mezzo per la prevenzione della diffusione dell’Aids, in particolare tra i giovani. Il portavoce dei vescovi cattolici disse: «La pubblicità è offensiva e di cattivo gusto. Suggerisce ai giovani che il sesso è una cosa piacevole, e lo è ancora di più se fatto con un condom». Tuttavia, nel mondo cattolico i dissensi sulla posizione propugnata sulla contraccezione non sono né pochi, né isolati: illustri teologi, comunità di base e missionari hanno ripetutamente invitato i vertici ecclesiastici a riconsiderare il problema. APPELLO INASCOLTATO. Nel febbraio 2000 il segretario dei DS Walter Veltroni, in visita a Soweto, di fronte al dramma dell’Aids fece un appello alla Chiesa affinché cambiasse posizione sulla contraccezione. Monsignor Elio Sgreccia, plenipotenziario vaticano sui temi etici e bioetici, la giudicò una «mancanza di rispetto verso il papa», secondo lui, «i preservativi sono distribuiti in Africa dalle organizzazioni governative e internazionali, ma non è servito a niente. Per cui puntare sul preservativo resta una linea pedagogica fallace e finisce per diventare un inganno». A Roma, il 1° dicembre dello stesso anno, giornata mondiale della lotta all’Aids, andò platealmente in scena un imbarazzante scontro istituzionale: monsignor Barraghan, “ministro della Sanità vaticano”, escluse categoricamente il rapporto tra contraccezione e malattia in Africa, mentre il ministro Umberto Veronesi chiese addirittura il calo del costo dei preservativi, «per favorirne la diffusione anche tra chi non se lo può permettere». Per fortuna, lontano dalle mura vaticane, qualche Chiesa locale ha approvato l’uso del preservativo nei programmi anti Aids. «Il papa», mormora un missionario della Repubblica Democratica del Congo, «esprime una posizione arretrata e fuori dalla realtà. La maggior parte dei cattolici fa uso dei contraccettivi». Il religioso ricorda che da vent’anni anche moltissimi missionari impegnati in Africa, hanno deciso di consigliare metodi anticoncezionali e addirittura molti sostengono le campagne per la diffusione dei preservativi. «Il pontificato dì Paolo VI», spiega padre Giulio Albanese, «aveva iniziato un processo di responsabilizzazione delle chiese locali. Giovanni Paolo II, invece, ha instaurato la dottrina “ecclesiocentrica”, tutte le decisioni devono essere prese unicamente dai dicasteri della Curia di Roma, senza discussioni. Sul tema della contraccezione e la prevenzione dell’Aids, l’ultimo pontificato è sempre stato rigido: mai pronunciata la parola preservativo ma solo “genitorialità responsabile”. Se in America Latina si è levata qualche voce di dissenso, in Africa mai. O almeno non pubblicamente». Nel 2003 un gruppo di fedeli cattolici americani dissidenti finanziò, con 300 mila dollari, una massiccia campagna pubblicitaria con slogan provocatori: «L’astinenza ha un alto tasso di fallimenti», «Proibire i preservativi uccide» e «I cattolici ci tengono alla propria salute. E i vescovi?». Quell’anno, il settimanale sudafricano «The Weekly Mail & Guardian» divenne il campo di battaglia dì un’incandescente polemica che opponeva da una parte la società civile e dall’altra la gerarchia cattolica. Tutto cominciò con la pubblicazione sulla rubrica: «Il barometro dell’Aids» di un articolo in cui era riportata la sbalorditiva dichiarazione, rilasciata dal cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, al giornalista inglese della BBC, autore del documentario «Sex And The Holy City». L’alto prelato, citando un astratto studio scientifico, dichiarava che: «I preservativi non sono sicuri, perché il virus Hiv è 450 volte più piccolo di uno spermatozoo, quindi riesce facilmente a passare attraverso la barriera di lattice del condom». MALATTIA DELLO SPIRITO. La Conferenza dei vescovi sudafricani colse l’occasione per rafforzare la posizione del cardinale Trujillo, dichiarando che per questo motivo l’uso del preservativo era una delle principali ragioni di propaganda del virus. In un Paese dove cinque milioni di persone sono portatrici di Hiv, questa presa di posizione pubblica non poteva rimanere senza risposta. Il settimanale, in genere piuttosto moderato, pubblicò una serie di lettere di lettori infuriati: «Il clero predica l’astinenza e proibisce il sesso fuori dal matrimonio. Potrebbe essere un bene. Ma la realtà è completamente differente… e i vescovi lo sanno. Milioni di individui hanno relazioni extraconiugali e l’Aids si insidia anche nelle famiglie al di sopra di ogni sospetto. L’uso del profilattico andrebbe appoggiato dalla Chiesa. Ma del resto, cosa possiamo aspettarci da un’istituzione che ci ha messo 350 anni a riconoscere la legittimità delle scoperte di Galileo?». Dalla Curia generalizia dei gesuiti padre Jean Ilboudo, del Burkina Faso, assistente generale per l’Africa intervenne affermando: «La pubblicità del preservativo la fanno gli Stati. Noi gesuiti andiamo invece alla radice. Facciamo capire, per esempio, che la vedova di un malato di Aids non deve obbligatoriamente andare in sposa al fratello del marito scomparso, com’è d’uso in molti Paesi, dal Burkina alla Tanzania, facendosi veicolo di morte. O viceversa. Purtroppo accade di frequente che uno dei coniugi sia infetto. In simili casi l’uso del preservativo è comprensibile». «L’Aids si presenta anche come una patologia dello spirito. Per combatterla in modo responsabile, occorre accrescerne la prevenzione mediante l’educazione al rispetto del valore sacro della vita e la formazione alla pratica corretta della sessualità», scriveva Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata mondiale del malato, celebrata a Yaoundé, in Cameroun, lo scorso 11 febbraio 2005. Nel testo il papa polacco riconosceva che nel caso dell’Aids, anche se «molte sono le infezioni da contagio attraverso il sangue specialmente nel corso della gestazione, ben più numerose sono quelle che avvengono per via sessuale». Ma affermava che tali infezioni «possono essere evitate soprattutto mediante una condotta responsabile e l’osservanza della virtù della castità». Ancora una volta, non una parola sul preservativo. Ruth Berthels è una suora cattolica sudafricana, vive a Soweto, il più grande ghetto nero dell’Africa australe. Anni fa decise di dedicare la sua vita ad alleviare le orribili sofferenze delle giovani donne ammalate di Aids in fase terminale. Nell’ultima tomba ha sepolto insieme una giovane madre, morta di Aids subito dopo il parto e il suo bimbo, deceduto un giorno più tardi. La ragazza era mozambicana, emigrata in Sudafrica in cerca di lavoro come cameriera, ma finita sulla strada a prostituirsi per mangiare. «I portoghesi hanno lasciato in Mozambico un’eredità cattolica molto forte, la gente è convinta che la contraccezione sia un peccato molto grave. I preti continuano a raccontare ai fedeli la storiella della fedeltà! Ma qui siamo in Africa, la cultura di questi popoli è impregnata di sessualità. Certo che bisogna educare a una vita sessuale più responsabile, ma bisogna anche distribuire i preservativi per infrangere la trasmissione del virus», spiega la battagliera suora di Soweto. «La situazione è disperata, qui non c’è altro che morte. In Sudafrica, secondo una terribile credenza popolare, chi ha rapporti sessuali con i bambini, cioè creature vergini, guarisce dall’Aids», spiega Ruth, «la trasmissione del virus sta viaggiando alla velocità della luce, intere generazioni di giovani stanno morendo. Mi piacerebbe che gli alti prelati di Roma si trasferissero qui per qualche tempo, no, non il papa. Il pontefice lo manderei in pensione in qualche villaggio della Polonia a visitare i parenti e a pescare. A tutti gli altri cardinali, vescovi e preti direi: lasciate negli armadi i vostri preziosi abiti talari, anelli, croci e altri fronzoli di potere e venite a Soweto. Guardate negli occhi gli uomini e le donne che stanno soffrendo, fermatevi a riflettere sul futuro di oltre un milione di bambini orfani che hanno seppellito i loro genitori. E poi, forse, vi convincerete che cambiare posizione sui preservativi sarebbe il più grande atto di misericordia e pietà che la Chiesa può fare per l’Africa!
 
Tornerò di nuovo sull’argomento, quindi i commenti sono graditi!
Meditate gente… meditate…

Un saluto a tutti!!!

 
Marco