Introduzione: Il vero è problema è psicologico…

Eccoci allora ad esaminare i fatti di quel giorno che ha cambiato per sempre la nostra storia, la nostra vita.
L’intera "filosofia" di questi interventi ruota sull’analisi che ciascuno di noi fa dell’11 Settembre, e sulle conclusioni che ne trae sulle responsabilità ultime di quegli eventi.
Da tale giudizio infatti dipende poi l’intera lettura che ognuno di noi fa, quotidianamente, di tutto ciò che avviene nel mondo.
Chi è convinto che sia stato bin Laden, la vede tutta in un modo, chi crede che sia stato Bush (cioè che bin Laden sia solo una creazione della CIA), tutta in un altro. E chi ancora non ha deciso, si ritrova ancor più spesso degli altri a capirci poco o niente.

Ma il vero problema dell’ 11 Settembre non è quello di scoprire chi in realtà abbia voluto gli attentati. Il problema sta piuttosto nell’enorme ostacolo psicologico che ciascuno di noi incontra nel momento in cui gli si para davanti per la prima volta l’ipotesi che "se lo siano fatti da soli". E’ un’idea talmente difficile da accettare, che la prima reazione di una qualunque persona normale è di dire: "No, non è possibile. Non si può arrivare a tanto."

 

Solo in seguito, mentre una parte di noi rimane aggrappata a quel rifiuto istintivo, altri sentono il bisogno di andare invece fino in fondo. E a quel punto scoprono, paradossalmente, che le prove contro la cospirazione sono semplicemente schiaccianti. Erano lì dal primo giorno, e sono ancora talmente in bella vista che gli altri, appunto, per non dover ammettere qualcosa che non si sentono in grado di accettare, dovranno ancora una volta volgere lo sguardo altrove.

Ma questo è un lusso che ormai nessuno di noi si può più permettere, e di fronte alla conseguenze sempre più gravi, a livello mondiale, che stanno derivando dagli eventi di quel giorno, è diventato necessario che ciascuno di noi si assuma in pieno le proprie responsabilità, in un senso o nell’altro.

 

COSPIRAZIONISTI O "REGOLARI", LE RESPONSABILITA’ ORMAI SONO LE STESSE

La prima cosa da fare, per affrontare correttamente il problema dell’11 Settembre, è capovolgere il teorema corrente, che vede da una parte il "cospirazionista", come un animale strano afflitto da oscure turbe persecutorie, e dall’altra il cittadino "normale", ragionevole, con i piedi per terra, che non sta certo lì a perdere tempo con queste fantasie da fumetto.

Alla domanda "Oddio, non sarai mica anche tu di quelli che vedono complotti da tutte le parti?", infatti, oggi si può benissimo rispondere "Perchè, tu non sarai mica di quelli che fanno ancora finta di non vedere, per caso?"

Perchè quando crolla una balconata allo stadio, prende fuoco una discoteca, o esplode un palazzo per una fuga di gas, nessuno di noi sta lì più di tanto a cercare di capire se ci siano di mezzo i servizi segreti. Ma quando si ammazza un presidente degli Stati Uniti, viene rapito e ucciso un importante politico italiano, o crollano delle torri che danno il via libera a intere guerre d’invasione, è semplicemente da struzzi non farsi venire almeno il sospetto.

Se poi risulta che quel presidente è stato ucciso da proiettili che zig-zagano magicamente nell’aria, che la scorta del politico è stata eliminata con precisione millimetrica da gente che non ha mai sparato più di dieci colpi nella sua vita, o che i mostri del cielo che colpiscono le torri sono guidati da gente che non si è mai seduta una volta a quei comandi, allora si sfiora l’associazione a delinquere nel non rispondere all’obbligo di voler conoscere la verità.

In fondo, quando si viene a conoscenza di un banale furto di pomodori, abbiamo tutti il dovere di correre alla polizia a denunciarlo. E quindi, di fronte a fatti come quelli dell’11 Settembre, che sono costati la vita a migliaia di persone come noi, e che ci hanno poi richiesto di avallare decisioni – guerre d’Afghanistan e Iraq – che sarebbero costate la vita a venti volte tanto quelle persone, ciascuno di noi ha il dovere inderogabile di informarsi a fondo, e di farlo con tutta l’onestà intellettuale di cui dispone.

Se poi alla fine avrà deciso di continuare a credere alla versione ufficiale, sarà suo pieno diritto farlo, e meriterà comunque il rispetto incondizionato di chi la pensa diversamente. Ma deve essere una decisione onesta ed informata – non di principio – che gli permetta poi di vivere con la coscienza veramente a posto.

 

 

Come avviene normalmente il dibattito fra cospirazionista e debunker

Che ci si trovi in rete, al bar, o nel salotto di casa propria, la meccanica del confronto fra le due parti è purtroppo abbastanza obbligata, nel senso che si parte necessariamente dalla lista di incongruenze che il cospirazionista riscontra nella versione ufficiale, il che porta il debunker a cercare di controbatterle punto per punto.

Questo metodo ha però il difetto (senza che sia colpa di nessuno) che prima o poi ci si ritrova a discutere accanitamente sul fatto singolo, senza venirne necessariamente a capo in maniera definitiva. E così può succedere col fatto seguente, e con quello seguente ancora.

Questo limite in realtà potrebbe apparire nel pieno interesse del debunker, il quale, riuscendo ad insinuare un qualsivoglia dubbio* su ciascuno degli indizi, può alla fine sostenere che nulla è dimostrabile con certezza. Non va invece dimenticato che una cosa è mostrare che ciascuna incongruenza può anche essere spiegata – in maniera magari un pò acrobatica, ma teoricamente possibile – senza dover implicare per forza una cospirazione, ben altra è pensare che davvero tutte queste incongruenze si siano verificate nel corso dello stesso evento storico.

Un rapido esempio:

C’è una possibilità su un milione che quattro apprendisti piloti riescano, tutti nello stesso giorno, e nell’ambito della stessa operazione, a fare quello che avrebbe fatto ciascuno dei dirottatori dell’11 Settembre? Diciamo che c’è.

C’è una possibilità su un milione che l’intero apparato della difesa più forte del mondo vada tutto, contemporaneamente in tilt, nella maniera inspiegabile in cui è successo? Chiudiamo per un istante gli occhi, e diciamo che c’è.

C’è una possibilità su un milione – o forse un miliardo – che non un passaporto qualunque, ma addirittura quello di uno dei dirottatori, sopravviva all’inferno dell’esplosione nella 2nda torre, e venga ritrovato praticamente intatto, a quattro isolati di distanza, da un agente dell’FBI che passava di lì per caso? E va bene, chiudiamo per un attimo tutto quello che possiamo chiudere, e diciamo che c’è.

Ma quante possibilità ci sono che dozzine e dozzine di incongruenze estreme come queste siano convenute tutte nello stesso momento e nello stesso punto dell’universo, mentre il tutto tornerebbe logicamente normale se solo si cambiasse il nome  dell’assassino?

Ecco, questo è ciò che intendevamo nella pagina precedente per "onestà intellettuale": guardare ai singoli eventi, ma sempre nel quadro generale in cui sono inseriti.


***

* Perchè il "ragionevole dubbio"


Volendo, nulla è dimostrabile in assoluto. Persino di fronte ad un omicidio a cui io abbia assistito in prima persona, e dove abbia visto un uomo sparare ad un altro da un metro di distanza, non sarei in grado di dimostrare con certezza assoluta che il primo è il colpevole di quell’assassinio..

Provate solo a pensare all’omicidio di Lee Harwey Oswald, a cui tutto il mondo ha assistito in diretta. E’ così irragionevole pensare che in realtà la pistola di Ruby fosse caricata a salve, e che invece a sparare ad Oswald sia stato uno degli sceriffi che gli stanno accanto?

Perchè mai? – mi chiederebbe il procuratore che accusa Ruby.

Per evitare che Ruby ferisse per sbaglio uno degli sceriffi, ad esempio – risponderei io – mentre nella confusione il vero assassino, non visto, avrebbe potuto sparare ad Oswald dal basso verso l’alto, rischiando molto di meno per tutti gli altri.

D’accordo, direbbe il procuratore, è possibile. Peccato però che dall’esame autoptico di Oswald si deduca con chiarezza che i proiettili siano venuti dal davanti, e che quindi l’assassino non possa essere che Ruby. [Sto ipotizzando ad hoc, sia chiaro].

A quel punto io potrei obiettare che l’esame è stato realizzato in maniera imprecisa e frettolosa, oppure che sia irregolare (basta che manchi un timbro da qualche parte), oppure che sia stato addirittura falsificato.

Ma che motivo avrebbero le autorità per falsificarlo? – mi chiederebbe allora il procuratore.

Mah, per esempio, se ci fosse stato un interesse….ecc ecc

Ovvero, finchè io avessi una sola alternativa ipoteticamente valida per contrare ciascuna tesi del procuratore, si potrebbe andare avanti all’infinito, senza arrivare mai ad una conclusione certa.

E’ per questo che tutte le legislazioni moderne hanno introdotto, nel processo penale, il concetto di "ragionevole dubbio", al di là del quale ogni fatto "dimostrato" va ritenuto dimostrato in assoluto.

 

Bene… Dopo questa breve, ma dovuta, introduzione, nel prossimo intervento vedremo quali sono i principali capi d’accusa che vengono mossi alla versione ufficiale…

 

Intanto fatevi un idea su quello che avete appena letto e se volete lasciate pure un commento…

 

A presto!!! Un saluto a tutti!!!

 

Marco



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