Perché papa Wojtyla è moralmente responsabile del genocidio in Rwanda

 
Se per caso passate da questo blog per la prima volta quello che leggerete in questo intervento potrebbe rivelarsi una novità.
Gli altri invece potrebbero chiedersi il perchè mi accanisca cosi tanto nei confronti dell’ex pontefice.
In verità io non provo nessun odio verso questa persona, anzi in alcuni momenti ho provato persino pena ma la mia coscienza mi dice che non posso rimanere in silenzio di fronte a fatti che dovrebbero trovarsi sulle prime pagine di tutti i giornali. Ma si sa, se diamo retta a giornali, televisioni e C. non riusciremo mai a vederci chiaro.
E qualcuno questa verità deve pur dirla, no?!
Se invece preferite rimanere schiavi di gente che vi muove come se foste burattini fate pure e non leggete nemmeno le prossime righe.
Per tutti gli altri:
 
 
Tratto dal blog di Dragor

Non lo avete notato? I preti possono commettere i crimini piu’ infami e c’è sempre chi li difende. Ecco il risultato di secoli di lavaggio del cervello. Sono pedofili? No, è maldicenza. Ti fanno un genocidio? Non ci sono le prove. Non bastano le chiese rwandesi piene di cadaveri calcinati, quelli dei poveracci attirati in chiesa dal prete o dalla suora che poi hanno chiamato le squadre della morte. No, non ci sono le prove. Cosi’ dice Biz, che pure è una persona intelligente (potete leggere lo scambio fra i commenti del suo post Eravamo Comunisti). Secondo lui, in tutti i siti internet che ha consultato non emergono prove di un coinvolgimento diretto del papa. Si’, forse qualche prete Hutu ha fatto bobo a un Tutsi, ma si tratta di casi isolati, non è il caso di generalizzare e soprattutto di prendersela con il santo padre che è tanto buono. Sono in errore, per usare una tipica espressione di Biz.

   No, in errore è lui, e gli spiego subito perché. Perché Wojtyla non capiva niente dell’Africa. Forse capiva tutto di Wadowice o di Czestochova (personalmente ne dubito, perché un individuo cosi’ ottuso doveva avere una percezione limitata anche della sua realtà casalinga), ma dell’Africa non capiva niente. Perché la sua cultura, o meglio incultura, era quella di un contadino polacco. Non fate caso alla crosta. La grattate via e trovate il contadino polacco, ignorante, furbo, ottuso, con la tipica presunzione che scaturisce dall’ignoranza.  Capiva  soltanto che l’Africa era un continente abitato da poveri, che la chiesa aveva bisogno di poveri per sopravvivere e che doveva piantare le radici in quel continente a qualsiasi costo. Quanto la gente  mangia e studia, addio chiesa.  Molti sostengono che l’Africa sia la chiesa dell’avvenire. E’ certamente quella del presente.

   Nel mio post “Rwanda!” additavo le responsabilità della Chiesa di Roma. I preti, quelli che bruciavano i Tutsi, prendevano ordini dai vescovi e i vescovi prendevano ordini dal papa. Lo so, me l’hanno detto loro. Li ho fatti parlare. Una delle mie specialità è far parlare gli Hutu (con le buone, non con le cattive). Se voglio, gli faccio spiattellare perfino i peccati delle loro madri.

   A questo punto dobbiamo metterci d’accordo sul linguaggio. Non sto dicendo che Wojtyla ha ordinato: “Tagliatemi a pezzi tutti i Tutsi e guai a voi se ne lasciate uno intero”. No, era troppo furbo (dico furbo, non intelligente). [ concordo con Dragor sulle mediocri capacità intellettive di gianpaolo2. Sicuramente ratzinger è più intelligente, ma non per questo meno pericoloso. n.d.H.]

Ma se ricevo un vescovo Hutu a Roma, quello che dico nell’atmosfera ovattata di una sala del Vaticano non viene recepito  allo stesso modo sulle colline del Rwanda o del Burundi. Se, in una sala del Vaticano, dico a un vescovo Hutu “i Tutsi mi fanno soffrire, perché non ascoltano i missionari e vogliono avere sempre ragione. Oh, se fossero come voi, che dite sempre si’, bwana! Nelle vostre prediche, dite che fanno piangere il papa. Dite che voi Hutu siete più numerosi, che i Tutsi devono piegarsi alla vostra volontà. Dite alla gente che in Burundi deve battersi contro il loro potere e che in Rwanda  deve battersi perché il potere rimanga agli Hutu. Fate capire che non sono dei buoni cristiani. Non esitate a usare l’arma della scomunica per far capire alla gente che sono nemici della Chiesa di Roma”, fra le colline del Burundi e del Rwanda il discorso viene recpito in questo modo: “”Gli Inyenzi (scarafaggi) fanno piangere il papa, quindi sono l’incarnazione del male. Sono una banda di scomunicati, sono diavoli. E uccidere il diavolo è il primo dovere di ogni buon cristiano, cosi’ tagliamoli a fette e assicuriamoci un posto in paradiso”.

   Ecco come viene recepito il messaggio in Africa. Lo avrebbe capito anche un idiota, ma ovviamente non il papa (sempre che fosse in buona fede). Perché cercare l’intelligenza in un papa è come cercare l’acqua su Marte.

    Questo è il messaggio che i preti locali ripetono per anni, in modo ossessivo, da una settimana all’altra quando fanno la predica ai contadini Hutu. Lo stesso messaggio è ripreso dai prefetti e dalla radio Mille Collines. Tanto c’è la benedizione del papa. Nel migliore (per lui) dei casi, Wojtyla ha giocato all’apprendista stregone,  trafficando con una realtà più grande di lui che a un certo punto gli è scoppiata in faccia. Del resto il papa non è uno stregone? Che differenza c’è fra il papa, che cerca d’impressionare la gente con fumi e sortilegi, e uno stregone, che cerca d’impressionare la gente con fumi e sortilegi? Entrambi, quando si sentono minacciati, diventano pericolosi. Possono fare di tutto per eliminare i presunti nemici e conservare i loro privilegi. Come ho scritto in “Rwanda!”, Wojtyla ha creato le premesse per il massacro. Gli Hutu si sono sentiti autorizzati a massacrare i Tutsi. Si sono sentiti autorizzati a massacrare mia moglie, come potete leggere in “Rwanda!” Per me è come se l’avesse massacrata Wojtyla. Ha armato le loro mani, ha lavato le lo coscienze, ha virtualmente benedetto il massacro.  Del resto lo si vede nei processi al Tribunale Internazionale di Arusha (e in quello di Kigali). Quando gli chiedono perché hanno tagliato a fette i Tutsi, i criminali rispondono: il prete ciu aveva detto che ogni Tutsi è un diavolo, che ogni Tutsi è Satana, non sapevamo di fare male.” Ecco quello che dicono. E chi l’ha detto ai preti? I vescovi. E chi l’ha detto ai vescovi? Chi ha alleggerito la coscienza degli assassini? Wojtyla, con la sua insipienza, la sua ignoranza, il suo cinismo e la sua brama di potere. Si dice che uno stupido possa fare più danni di una bomba atomica. Wojtyla batte Hiroshima 1.000.000 a 150.000. Ma queste cose si pagano. Non è giusto che quel criminale sia morto senza venire processato. E’ giusto, invece, che lo facciano santo, perché fra i santi c’è una quantità di criminali, volontari o semplicemente irresponsabili. Sarà in buona compagnia.

   E’ una realtà che ho vissuto. L’ho vissuta quando forzavo i posti di blocco Interhamwe per portare all’aeroporto i parenti di mia moglie e qualche altro poveraccio, a bordo di una Range Rover dell’ONU con una pistola Uzi in bella vista sul cruscotto (e se se qualcuno avesse fatto lo spiritoso, gli avrei piantato una pallottola calibro 32 in mezzo agli occhi). Lo avrei fatto con piacere, non chiedevo di meglio. Mi esercitavo apposta, non avrei fallito la mira. In ogni caso sarebbe stata un morte migliore di quella che loro infliggevano con il machete.

   Biz dice che la colpevolezza della chiesa non è supportata nemmeno da qualche giornalista.  Forse dai giornalisti che conosce lui. Prima di tutto è supportata da me, che non sono il primo venuto. Poi potrebbe leggere “Rwanda, Histoire d’un Génocide”  di Colette Braeckman, Fayard, 1994.  Fra l’altro Colette è una mia amica.  Ha rischiato la pelle per scrivere quel libro e per descrivere quello che è accaduto dopo la presa di potere dell’FPR, la guerra in Zaire e tutto il resto. In ogni caso, davanti ai preti, le lingue si paralizzano. E la chiesa è maestra nel nascondere le prove, coprire le tracce, negare le verità piu’ evidenti. Ha venti secoli di esperienza.  Nel mio post “Pensierino Domenicale”, archivio di maggio, racconto come un prete possa proclamare in pubblico che “la Chiesa è sempre stata contro la pena di morte” senza che nessuno si azzardi a contraddirlo. E sappiamo tutti che è una balla grossa come una casa.

   Come la storia delle scuse di Wojtyla. Dicono che si sia scusato per le colpe della chiesa. Ma quali scuse! Immaginiamo che un pedofilo sadico, arrestato dopo avere violentato e tagliato a fette dodici bambini, dica in tribunale: “Scusatemi, mi è scappato, non volevo.” E il giudice: “Va bene, torna pure a casa, ma cerca di non farlo più.” Oppure che Hitler, invece di suicidarsi nel bunker, si fosse lasciato catturare e avesse detto: “Scusatemi, non l’ho fatto apposta, non so che cosa mi abbia preso.” E gli Alleati: “D’accordo, per questa volta ti perdoniamo, ma se tocchi ancora un ebreo rimarrai senza caramelle per una settimana.”

   No, per queste cose le scuse non bastano. Ci vuole la galera. E il papa attuale, come capo della Chiesa, è responsabile di tutti i crimini commessi dalla Chiesa nel passato e nel presente. Se il regime nazista non fosse crollato, il successore di Hitler sarebbe responsabile  dei crimini di Hitler. Il partito nazista è stato sciolto e farne l’apologia costituisce un reato. La Chiesa non è mai stata sciolta, quindi l’uomo al potere è responsabile di tutti i suoi crimini. Il regime attuale è la continuazione di quello criminale del passato. E continua a delinquere.

   Come dicevo, in Rwanda non ho sparato a nessun assassino (al massimo ho ordinato all’autista di spingere via qualcuno con la macchina quando voleva fermarci alle barrières per farmi fuori i passeggeri), ma in Europa uno l’ho fatto arrestare. A dire il vero lo ha scoperto mia moglie, io ho soltanto collaborato. Eravamo nell’Avenue Jean-Médecin a Nice e lei ha accennato a un tizio dicendo: “E’ un assassino”. “E se fosse un pizzaiolo di New York?”, ho scherzato, guardando il tizio in questione. “No, è un assassino. Seguilo, scopri dove abita.” “Come, seguilo?” “Si’, io non posso. Se vede una Tutsi, scapperà e lo perderemo per sempre.”

   Cosi’ l’ho seguito a bordo di un bus, sono sceso con lui e ho scoperto che abitava nel Convento del Sacré-Coeur.  Come ho visto il convento, ho capito che era un assassino. Perché i preti li proteggono, si proteggono fra loro. Non pensano alle vittime, pensano agli aguzzini. Convento = assassino, l’equazione non tradisce mai. Ho telefonato a Genève dove c’è un’antenna dell’FPR (il Front Patriotique Rwandais) e l’FPR ha mandato un commando che ha prelevato en douceur il prete Wenceslas Munyeshyaka, ricercato dal Tribunale Internazionale per crimini commessi in Rwanda. Lo hanno portato a Kigal e spero che non lo condannino a morte. Perché sembra che i detenuti nella prigione di Kigali invochino la morte come una liberazione.

   Le Monde Diplomatique, caro Biz, che tu consideri una fidata fonte d’informazione, Le Monde Diplomatique è papalino, soprattutto nella sua versione italiana. In Italia tutto è papalino. Il papa è un veleno che ha inquinato la stampa e le coscienze. La gente non se ne accorge più. E’ come l’invasione degli ultracorpi, sono tutti contaminati. In Italia e spesso anche in Europa, per sapere la verità sui preti, bisogna ricorrere all’informazione alternativa. Ti daro’ degli indirizzi internet dove potrai documentarti.

   Intanto il responsabile morale del genocidio è là, pomposamente seduto sul suo trono insanguinato. E nessuno si sogna di processarlo per i genocidi del presente e del passato. Fino a quando dovremo tollerare quest’offesa alla giustizia, alla memoria delle vittime e all’umanità tutta intera?

http://dragor.blog.lastampa.it/journal_intime/2006/05/perch_papa_wojt.html

HO MESSO VIA

 

HO MESSO VIA…

 

Ho messo via un pò di rumore
dicono così si fa nel comodino c’è una mina
e tonsille da seimila watt.
Ho messo via i rimpiattini
dicono non ho l’età
se si voltano un momomento
io ci rigioco perchè a me… va.
Ho messo via un pò di illusioni
che prima o poi basta così
ne ho messe via due o tre cartoni
comunque so che sono lì.
Ho messo via un pò di consigli
dicono è più facile
li ho messi via perchè a sbagliare
sono bravissimo da me.
Mi sto facendo un pò di posto
e che mi aspetto chi lo sa
che posto vuoto ce n’è stato ce n’è ce ne sarà.
Ho messo via un bel pò di cose
ma non mi spiego mai il perchè
io non riesca a metter via te
Ho messo via un pò di legnate
i segni quelli non si può
che non è il male nè la botta
ma purtroppo il livido.
Ho messo via un bel pò di foto
che prenderanno polvere
sia su rimorsi che rimpianti
che rancori e sui perchè
Mi sto facendo un pò di posto
e che mi aspetto chi lo sa
che posto vuoto ce n’è stato ce n’è ce ne sarà.
Ho messo via un bel pò di cose
ma non mi spiego mai il perchè
io non riesca a metter via te
In queste scarpe
e su questa terra che dondola
dondola dondola dondola
con il conforto di
un cielo che resta lì
Mi sto facendo un pò di posto
e che mi aspetto chi lo sa
che posto vuoto ce n’è stato ce n’è ce ne sarà.
Ho messo via un bel pò di cose
ma non mi spiego mai il perchè
io non riesca a metter via
riesca a metter via,
riesca a metter via te

Le vittime di Papa Wojtyla

Di solito non amo parlare di persone che non ci sono più e che non possono difendersi; ma sopra a qualsiasi cosa metto la verità e la lotta all’ipocrisia.
Quindi…
 

Le vittime di Papa Wojtyla

Giovanni Paolo II passava per essere un papa pellegrino, disposto a spostarsi ovunque per dire una parola di pace, e pronto a dialogare con chiunque.

La realtà "interna" è invece diametralmente opposta all’immagine che è stata costruita su Wojtyla: nella Chiesa cattolica è vietato dissentire dal papa polacco, pena il silenzio, l’allontanamento, la perdita del posto. Un tempo si rischiava il rogo, quindi bisogna riconoscere che qualche passo avanti si è fatto. Del resto, la Congregazione per la Dottrina della Fede non è che la vecchia Santa Inquisizione, riverniciata con un nuovo nome.

Le vittime degli strali vaticani cominciano ad essere parecchie: viene pubblicata qui una lista delle personalità più prestigiose, precisando che si tratta, comunque, di un elenco incompleto. Molte di loro sono colpevoli di "inculturazione": ovvero di cercare di "adeguare" la religione cattolica alle culture locali, e non viceversa.

 

Tissa Balasuriya: teologo cingalese, prima scomunicato, poi riammesso nella Chiesa, sostenitore dell’inculturazione e di tesi non ortodosse sull’immacolata concezione (per maggiori informazioni, in inglese, clicca qui).

Leonardo Boff: francescano brasiliano, fondatore della "Teologia della Liberazione". Nel 1985 la Chiesa lo costrinse al silenzio (per maggiori informazioni, in inglese, clicca qui).

Paul Collins: teologo e scrittore australiano, è stato costretto ad abbandonare il sacerdozio dopo essere stato messo sotto inchiesta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a causa delle sue opinioni sull’infallibilità del papa e dello strapotere della curia vaticana.

Charles Curran: sacerdote statunitense, per le sue opinioni non allineate sulla dottrina cattolica in materia sessuale perse nel 1987 la cattedra di Teologia Morale all’Università cattolica di Washington.

Eugen Drewermann: sacerdote, psicoterapeuta e scrittore tedesco, gli viene revocata la facoltà di insegnare presso la cattedra di Teologia e Storia delle Religioni dell’Università di Paderborn. Si è autosospeso.

Jacques Dupuis: gesuita belga, sostenitore anch’egli dell’inculturazione: da due anni sotto inchiesta, e privato della facoltà di insegnare (per maggiori informazioni, in inglese)

Jacques Gaillot: vescovo francese, vicino ai poveri ed agli immigrati, viene rimosso nel 1995 dalla sede di Evreux e spostato alla sede di Partenia: una diocesi algerina inesistente. Si è costituito allora un movimento internazionale di solidarietà verso il vescovo, di cui si trova traccia al sito http://www.partenia.org/ita/index.htm.

Jeannine Gramick: suora scolastica statunitense, fondatrice con padre Nugent di New Ways Ministry, un progetto pastorale rivolto a gay e lesbiche. Diffidata dal Vaticano a svolgere qualsiasi azione "che coinvolga persone omosessuali".

Josef Imbach: frate minore francescano di origine svizzera, teologo, anch’egli posto sotto inchiesta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. L’accusa: aver pubblicato un libro nel quale assume una posizione "scettica" sui miracoli descritti nel Nuovo Testamento.

Hans Kung: teologo svizzero, liquidato dalla cattedra di Teologia all’Università di Tubingen per aver messo in dubbio il dogma dell’infallibilità della Chiesa.

Luigi Lombardi Vallauri: professore italiano, esonerato dall’insegnamento presso la cattedra di Filosofia del Diritto all’Università cattolica di Milano per aver espresso opinioni non allineate sul magistero papale e sul concetto di una "pena eterna" comminata da Dio. Per maggiori informazioni.

Noi Siamo Chiesa: movimento nato nel 1995 in Austria, che ha inviato diverse lettere al papa chiedendogli maggiore apertura dottrinaria, lettere che hanno raccolto diversi milioni di firme e che non hanno, tuttora, ricevuto alcuna risposta. Il loro sito: http://www.we-are-church.org/it/.

Edward Schillebeeckx: teologo olandese, più volte messo sotto inchiesta dalla Congregazione per la Dottrina delle Fede per le sue opinioni non allineate, in special modo sul divorzio.

Raul Vera Lopez: vescovo messicano, coadiutore di Samuel Ruiz nella diocesi di san Cristobal de Las Casas nel Chiapas di cui era considerato il successore naturale, è stato destinato recentemente ad altro incarico nonostante le proteste della popolazione. Inviato a "normalizzare" la situazione, in seguito è stato ritenuto troppo comprensivo verso le ragioni degli zapatisti Clicca qui per maggiori dettagli. Recentemente anche Samuel Ruiz è stato messo sotto inchiesta dal Vaticano con l’accusa, non provata, di avere ordinato delle diaconesse.

Marciano Vidal: teologo spagnolo, sotto inchiesta per anni da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. Costretto a ritrattare le sue teorie "non ortodosse" su contraccezione, aborto e fecondazione artificiale.

Alessandro "Alex" Zanotelli: comboniano italiano, venne silurato dalla direzione del periodico Nigrizia in quanto sostenitore dell’inculturazione.

 

Questo per tutti coloro che pensano che la chiesa cattolica sia libera o superiore ad altre…

Aprite gli occhi e non fatevi prendere in giro!!!

 

Ciao!

I precedenti storici

Due giorni fa le televisioni di tutto il mondo hanno riproposto le immagini degli attentati alle torri gemelle e al pentagono; sono passati cinque anni dal giorno che ha cambiato la storia contemporanea.
L’America ha pianto le sue vittime, il mondo le ha ricordate.
Tutto il giorno sono andati in onda sulle principali televisioni italiane "speciali" su quel maledetto giorno con testimonianze a volte toccanti dei parenti o amici delle vittime.
Solo una trasmissione però, Matrix (su canale 5 alle 23.30!), ha voluto distaccarsi dalla massa e darci oltre alla versione ufficiale anche quella che in molti chiamano complottista.
Quella versione che a molti fa paura e che si preferisce non voler prendere neanche in considerazione. Come già detto e scritto in un mio post il problema di tutto ciò, di non riuscire a vedere oltre, di non riuscire a pensare che ci stanno ingannando è solo psicologico.
Per chi non avesse letto il precedente post legga qui:
 
Per gli altri continuiamo a cercare di capire come in relatà sono andati i fatti.
Ma prima di passare direttamente a quel giorno vorrei inserire, sempre con l’aiuto di luogocomune.net, i precedenti storici.
Voi vi chiederete, quali precedenti? V’è stato un altro undici settembre nella storia? La risposta è ovviamente no ma ci furono altri "pretesti" di guerra, a partire dalla fine dell’800, ancor prima che gli Usa divenissero la prima potenza mondiale in ogni campo, soprattutto militare.
 
PRETESTI DI GUERRA

CUBA, LUSITANIA, PEARL HARBOUR, TONCHINO: UN VIZIO LUNGO UN SECOLO

 

Cuba e l’affondamento della U.S.S. Maine

La storia degli Stati Uniti come potenza planetaria comincia alla fine del 19 secolo, con la breve ma importantissima guerra ispano-americana del 1898, nella quale gli Stati Uniti tolsero alla Spagna il controllo su Cuba e Portorico nell’Atlantico, e su Guam e Filippine nel Pacifico.

Buona maggioranza degli storici ormai concorda sul fatto che tale guerra fu scatenata da un pretesto il cui artefice fu lo stesso futuro presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt (da non confondersi con Franklin Delano Roosevelt, che guidò il paese dalla Grande Depressione fino alla Seconda Guerra Mondiale). Al tempo Ministro della Marina, Roosevelt già da tempo aveva preparato l’invasione navale dell’isola, ed attendeva solamente una scusa per entrare in azione.

Questa scusa fu provvidenzialmente fornita da una improvvisa esplosione a bordo dell’incrociatore U.S.S. Maine, che affondò in pochissimo tempo portando con sè piu di duecento marinai americani, del tutto ignari di ciò che stava accadendo.

Gli Stati Uniti accusarono immediatamente gli spagnoli di aver piazzato una mina a bordo, e nonostante questi negassero ogni responsabilità, e chiedessero invece una commissione mista per indagare sulle vere cause dell’affondamento, gli USA dichiararono sbrigativamente guerra e l’attacco ebbe inizio.

In poco tempo l’intera flotta navale spagnola fu affondata, e gli sconfitti furono costretti ad andare ai trattati di pace di Parigi senza poter porre alcuna condizione. Fu così che persero praticamente tutto quello che restava loro del potente impero marittimo, le cui origini risalivano addirittura ai tempi di Cristoforo Colombo.

Roosevelt approfittò poi della vittoriosa campagna di guerra per farsi fotografare in tutte le pose in sella al suo cavallo preferito, riuscendo così a conquistarsi – grazie alla complicità degli "yellow papers" di Pulitzer (i tabloid dell’epoca) – un notorietà sufficiente a vincere con facilità le susseguenti elezioni presidenziali.

Una speciale commissione d’inchiesta americana avrebbe poi stabilito, nel 1987, che in realtà gli spagnoli non ebbero alcuna responsabilità nell’attentato, ma che l’esplosione sarebbe avvenuta "a causa di esplosivi stivati troppo vicino alle caldaie".

Una spiegazione ridicola, ovviamente, ed un modo tanto ipocrita quanto tardivo per chiedere scusa alla Spagna –  e soprattutto alla Storia – senza ammettere la propria colpa.

Lusitania e I Guerra Mondiale

Curiosamente, su sempre l’affondamento di una nave, il Lusitania, a dare agli Stati Uniti un motivo per scendere in campo, al fianco di Francia e Inghilterra, contro l’Impero Germanico nella prima Guerra Mondiale. La nave, che batteva bandiera britannica, viaggiava da New York a Liverpool con oltre mille e duecento passeggeri, di cui 123 americani, e pare trasportasse anche un carico segreto di armamenti destinati all’Inghilterra. La nave fu colpita il 15 Maggio 1915 dai siluri degli U-Boat tedeschi al largo dell’Irlanda, e affondò in soli 18 minuti. Non si salvò nessuno. Questo incidente causò un’escalation che portò in breve tempo il presidente americano Wilson a dichiarare guerra alla Germania. Ufficialmente non si è mai saputo perchè i tedeschi abbiano deciso di colpire la nave, ma si sospetta che la notizia degli armamenti "segreti" sia stata fatta filtrare appositamente fino a loro, in modo da "incentivare" il loro già latente desiderio di interrompere i rifornimenti americani con una preda particolarmente succulenta.

Golfo del Tonchino e Guerra in Vietnam

E fu sempre una nave americana, la U.S.S. Maddox, che fu presa di mira da siluri vietnamiti, nel Golfo del Tonchino, a provocare la rapida escalation che portò Lindon Johnson, nel Luglio 1964, a dichiarare guerra al Viet-Nam del Nord.

Ma lo stesso McNamara, allora Segretario della Difesa, ha riconosciuto in una recente intervista che si trattò di una plateale  messinscena. Fino ad allora infatti l’appoggio militare statunitense, iniziato sotto la presidenza Kennedy, era stato puramente esterno. La lunga e tormentata guerra, che costò agli Stati Uniti circa 60.000 morti, si sarebbe rivelata la prima ed unica sconfitta militare americana nella storia.

(Visto questo apparente "vizio" degli americani, ci sarebbe quasi da stupirsi – almeno per chi è convinto della matrice interna degli attentati dell’11 Settembre – che non abbiano cercato anche in questo caso di lanciare una nave contro le Torri Gemelle).

Ma il pretesto più incredibile fu quello per entrare nella II guerra mondiale ed è quello con più analogie con l’11 settembre tanto che moltissimi politici ed altri importanti personaggi americani hanno definito quegli attacchi "la Pearl Harbour del 21simo secolo".

 

Ma vediamo il perchè…

"Oggi 7 Dicembre 1941, giorno che vivrà nell’infamia, gli Stati Uniti d’America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati dalle forze aeree e navali dell’Impero del Giappone.""Oggi 7 Dicembre 1941, giorno che vivrà nell’infamia, gli Stati Uniti d’America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati dalle forze aeree e navali dell’Impero del Giappone."

Con questo discorso al Congresso, il Presidente Roosevelt annunciò al mondo l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. (Ciò che non disse, è che i giapponesi avevano già dichiarato guerra agli Stati Uniti da qualche ora).

Durante l’attacco da parte dei giapponesi, gli americani persero più di tremila uomini e una dozzina di preziose navi da guerra, che risultarono completamente distrutte dall’ incursione dei kamikaze.

Gli americani infatti non si aspettavano minimamente di essere attaccati, e molti marinai morirono mentre ancora stavano prendendo il sole sulla tolda delle loro navi. Le stesse navi poi erano disposte l’una dietro l’altra, in due file parallele (parte bassa della foto), e ciò si tradusse per i caccia giapponesi in un vero e proprio tiro al bersaglio ad occhi chiusi.

L’"infamia" subita fu sufficiente a giustificare, agli occhi della popolazione americana, un ingresso in guerra che li avrebbe poi portati a stabilire il controllo su gran parte di quella fetta di mondo.

***

Solo molti anni più tardi, gli storici hanno cominciato a portare alla luce dei fatti che dipingono un ben diverso ritratto di quella storica giornata.

Sei mesi prima dell’attacco, inspiegabilmente, gli alti comandi di Washington avevano fatto ritirare i radar della difesa aerea del porto, mentre era stata sospesa ogni attività di decodifica delle comunicazini radio dei giapponesi sulla costa opposta. Lo stato di apparente sicurezza aveva poi indotto i comandanti delle navi ad assumere la posizione di allineamento descritta sopra, che è conosciuta come una classica posizione di pace.

Si seppe invece in seguito che Roosevelt aveva parlato personalmente con Yamamoto, il quale lo aveva chiaramente minacciato di attaccare la sua flotta a Pearl Harbour, almeno una settimana prima che ciò accadesse.

Quando infine, la mattina del 7 Dicembre, la notizia che i giapponesi stavano puntando su Pearl Harbour giunse a Washington, si innescò una stranissima sequenza di intoppi, malintesi e ritardi, che fece sì che l’allarme per i marinai arrivasse al porto quando i primi caccia erano già in vista delle navi.

Tra i disguidi più curiosi, ricordiamo che la stessa dichiarazione di guerra, regolarmente consegnata quel mattino dagli ambasciatori giapponesi al governo americano, rimase a lungo su un tavolo della Casa Bianca, a causa della improvvisa scomparsa del traduttore ufficiale. E quando il messaggio di allarme finalmente partì per Pearl Harbour, dovette viaggiare sui vecchi fili del telegrafo, poichè risultò che i ponti radio con le Hawaii erano stati improvvisamente interrotti. Il messaggio fu infine consegnato a mano, da un fattorino in bicicletta, quando ormai era troppo tardi.

In conclusione, gli storici concordano ormai sul fatto che l’attacco a Pearl Harbour sia stato fortemente "voluto" da parte degli americani, che prima provocarono i giapponesi fino a farli cadere nella trappola, e poi fecero di tutto per impedire che le vittime si potessero organizzare per potersi difendere.

Evidentemente si volle una mattanza vera e propria, con le vittime ignare ed indifese, per scatenare nella popolazione quel tanto di indignazione in più che sarebbe servito a giustificare l’entrata in guerra di un colosso come l’America contro l’Impero del Sol Levante.

Ma manca ancora un operazione, di 50 anni fa, che potrebbe davvero rendere la tesi di un autoattentato non più una fantasia da pazzi visionari.

Ma la vedremo nella prossima puntata, per ora materiale da riflettere ce nè, a partire da quel 7 dicembre 1941…

 

A presto!!!