Origini del Cristianesimo- Chi era Gesù Cristo?

Ho scelto la giornata di oggi per intraprendere un nuovo percorso, una nuova sezione, che mi porterà ad esaminare quella che in molti ritengono la bugia più grande della storia.
Proprio mentre il papa su raiuno sta celebrando la via crucis che rappresenta la passione di Gesù Cristo io mi accingo a smontare punto per punto una religione che è riuscita a creare quasi solamente sofferenze.
Sia chiaro, io contro la figura storica di Gesù non ho assolutamente niente, anzi, penso che se alcuni dei suoi principi fossero stati effettivamente seguiti oggi avremmo un mondo sicuramente migliore.
Ma purtroppo fin dagli inizi cosi non è stato e come vedremo in seguito fu Paolo (in principio Saulo) il primo a sconvolgere il pensiero di quello che lui considerava il Maestro.
Poi dopo qualche secolo arrivò un pagano, Costantino, a stravolgere ulteriormente una religione che si stava allontanando sempre più dagli insegnamenti di Gesù e che quindi non aveva più senso chiamare cristianesimo.
Ma così ha continuato a chiamarsi e ciò che vediamo noi oggi è solo il risultato di quasi 2000 anni di eresie da parte della chiesa.
Esamineremo quelle eresie, le più importanti sono circa 40, per dimostrare come il cristianesimo odierno non abbia nulla a che fare con delle fantomatiche leggi di Dio e poi torneremo alla fine nuovamente ad esaminare la figura di Yeousha ben yosef (Gesù) per arrivare a una logica e razionale conclusione: il cristianesimo non ha motivo di esistere!!!
Prima di entrare nel vivo della nostra "inchiesta" vorrei ricordare che proprio chi avrebbe dovuto portare il messaggio di Cristo in giro per il mondo e nel corso dei secoli si è reso proragonista di una serie inenarrabile di crimini che tutt’oggi compie.
Per questi magnifici "gesti" compiuti in nome di dio vi rimando al libro scritto dal sottoscritto scaricabile sempre al seguente link:

http://www.mediafire.com/?fitgzdgn3vg

E ora torniamo ai fatti e grazie all’aiuto del sito www.cristianesimo.it proviamo a vedere chi era veramente Gesù Cristo…

Chi era Gesù? Alla luce dei risultati della ricerca storica moderna, fondata sullo studio oggettivo di tutte le fonti disponibili, possiamo affermare che Gesù è stato un riformatore del Giudaismo, non un fondatore di nuove religioni, tantomeno del Cristianesimo, che si è andato configurando e sviluppando solo alcuni decenni dopo la sua morte.

Gesù era un rivoluzionario, più che un semplice riformatore, perché ribaltò completamente la mentalità dell’epoca: il Giudaismo era infatti una religione tipicamente nazionalista, legalista e autoritaria, mentre l’insegnamento di Gesù era assolutamente individuale, interiore, spirituale, pacifico.

Nel Giudaismo fare il bene era un dovere da compiere sotto la spinta di minacce anche fisiche, oltre che morali. Per Gesù fare del bene "fa bene" innanzitutto a chi lo fa. Un concetto molto "moderno", perfino in linea con la medicina psicosomatica, in un mondo dove la maggior parte delle religioni (come avviene a tutt’oggi) faceva leva su premi e punizioni, e su eventuali paradisi futuri, e non su una esigenza interiore o puramente etica.

Molti si sorprenderebbero nel verificare come, nei vangeli, Gesù non si preoccupa di ciò che avviene dopo la morte, ma parla sempre del QUI-ED-ORA e dell’ATTEGGIAMENTO MENTALE della persona, persino INDIPENDENTEMENTE DALLE SUE CONVINZIONI RELIGIOSE!

Molti missionari cristiani dovrebbero leggere proprio quei…. vangeli che loro stessi ritengono di predicare e diffondere! Scoprirebbero che Gesù non ha mai chiesto a nessuno di cambiare la propria religione, nemmeno ai pagani, semmai di mettere in discussione la propria mentalità, la propria vita, i propri obiettivi.

Quando incontrava i samaritani, Gesù non gli proponeva certo di convertirsi al Giudaismo e tantomeno ad un ipotetico "cristianesimo", ma anzi elogiava, se era il caso, il loro atteggiamento, le loro intenzioni, la loro FEDE intesa come ATTEGGIAMENTO INTERIORE e non come LISTA DELLE COSE A CUI SI DEVE CREDERE (questa semmai è semplice CREDULITA’ e non FEDE).

Gesù e il contesto religioso del suo tempo

Ai tempi di Gesù la religione dei Giudei era essenzialmente legalista e giuridica, fatta di tradizioni e regole, osservanza di rituali e festività, adempimento letterale di comandamenti, innumerevoli divieti piuttosto che  esortazioni positive, prescrizioni inerenti i cibi puri e impuri, digiuni.

Insomma si trattava di pratiche fondamentalmente esteriori che poco o nulla avevano a che fare con la sfera interiore degli individui, anzi, il concetto stesso di individuo era quasi inesistente, schiacciato dall’obbligo morale di doversi sentire collettivamente "popolo di Dio" in modo massificato e compatto.

Gesù capovolse questa prospettiva introducendo un elemento assolutamente nuovo: l’amore incondizionato per il prossimo e addirittura per i nemici diventava il basilare paradigma che sostituiva la cieca osservanza della Legge.

L’insegnamento di Gesù di Nazareth trascendeva gli stessi confini confessionali giudaici per divenire MESSAGGIO UNIVERSALE, non strettamente religioso ma anche filosofico, etico, volto a risvegliare le coscienze ad un modo nuovo e diverso di vedere sé stessi e gli altri, la vita e la morte.

Gesù era aperto anche a contributi culturali eterogenei rispetto alla stretta osservanza giudaica, Ciò è documentato dalle corrispondenze fra l’insegnamento di Gesù e quello degli Esseni, una comunità monastica molto particolare, vegetariana e pacifista, studiosa delle FILOSOFIE ORIENTALI (a questo proposito è interessante notare una certa somiglianza fra alcuni insegnamenti di Gesù e il Dharma buddhista).

La divinizzazione di Gesù

Se Gesù non fosse stato presentato in modo simile ad Eracle (Ercole) e a Mithra, cioè come un essere semidivino, figlio di un Dio e di una terrestre, eroe vittorioso sul male dopo aver affrontato varie fatiche e prove, la diffusione della religione cristiana non avrebbe potuto avere quel successo popolare che invece ottenne, più fuori che dentro la Palestina, proprio perché essa era immediatamente riconoscibile e familiare per tutte le genti pagane.

In mancanza del concetto postumo della "divinità" di Gesù, il Cristianesimo, o comunque lo si volesse chiamare, sarebbe rimasto ciò che era inizialmente, ovvero nient’altro che una sètta interna dell’ebraismo (ovvero la Sètta dei Nazirei così chiamata anche negli Atti degli Apostoli cap. 24) o si sarebbe estinto del tutto.

Gesù si definiva un Rabbi, un Maestro, non un essere soprannaturale. E’ vero che molti videro in lui il "Messia", ma nel contesto ebraico il Messia era un LIBERATORE POLITICO, e l’ATTESA del Messia in quei tempi era spasmodica proprio per via dell’occupazione romana.

Per gli ebrei era intollerabile dipendere da uno Stato straniero, specie se pagano e idolatra come i Romani.

Ad ogni "Messia" spettava, tra l’altro, il titolo di: "figlio di Dio", che nel contesto israelita era un titolo puramente simbolico, mentre nella cultura greca non poteva che essere percepito in modo METAFISICO e letterale, anche perché nella religione greca era consueto postulare l’esistenza di esseri semidivini "figli di un Dio" e di una umana (Eracle, Dioniso, ecc.)

Le leggende sulla sua origine divina e sul presunto concepimento miracoloso sono molto tardive, essendo state elaborate solo quando il Cristianesimo cominciava a diffondersi al di fuori del contesto ebraico.

Quando si leggono i vangeli va sempre tenuto presente che sono POSTERIORI alle epistole di Paolo e alla sua zelante opera missionaria in Grecia. Per questo, quando sono stati scritti, si è cercato di raccontare i fatti in un modo facilmente comprensibile per chi apparteneva alla cultura ellenico-romana, tanto più che Gerusalemme era stata distrutta (nel 70 d.C.) e la nascente nuova religione non poteva più contare sulla sua prima sede (che gli apostoli avevano appunto fissato a Gerusalemme) ma doveva cercare di svilupparsi fra i pagani, ovvero nel territorio dell’Impero.

Fu soprattutto san Paolo, "l’Apostolo delle genti", a intuire che per favorire la diffusione del Cristianesimo occorreva, paradossalmente, SOSTITUIRE l’insegnamento di Gesù con il CULTO DELLA SUA PERSONA, del suo corpo e del suo sangue, cosa che poteva essere ben comprensibile per le masse popolari pagane e quindi garantire un successo perlomeno numerico, se non qualitativo, alla nuova religione.

Fu così che il maestro Gesù divenne "il Cristo", da adorare, da invocare, da utilizzare come protettore e mediatore nei confronti della severa divinità, finalmente placata dalla morte di Gesù, reinterpretata da san Paolo quale "sacrificio espiatorio" per le colpe dell’umanità.

Perfino IL NOME con cui sarà conosciuto Gesù è un ibrido sincretismo: Gesù Cristo, ossia Joshua Cristòs, primo nome ebraico e secondo nome greco.

Ma ciò è anche anacronistico, perché Gesù non parlava greco, e presumibilmente non sentì mai alcuno parlare in questa lingua. Lo stesso nome "Gesù Cristo" già allude alla "idolatrizzazione" pagana della sua figura.

Già allora, come oggi, venivano compiute abilissime operazioni di "IMMAGINE" per scopi puramente propagandistici e per accattivarsi le simpatie dell’opinione pubblica.

Gesù diventa "vittima espiatoria"

Per i pagani di cultura greca e romana, ma anche per tutte le religioni primitive, le divinità erano interpretate come tendenzialmente ostili e vendicative, e dovevano essere pertanto "propiziate" da sacrifici di animali in modo che l’aggressività del dio fosse "saziata" e quindi "disinnescata", almeno temporaneamente.

Dato che Gesù fu condannato a morte, oltretutto come sovversivo e agitatore di disordini, ciò aveva seriamente compromesso la sua reputazione, perché sia ebrei che pagani ritenevano che chi avesse il favore della divinità doveva, al contrario, essere immune da sventure e protetto da ogni pericolo.

Infatti, il movimento di Gesù, dopo la sua morte, era allo sbando. I Vangeli descrivono gli stessi apostoli come scoraggiati e demotivati.

Un primo tentativo di "rilanciare" l’entusiasmo tra i seguaci di Gesù fu la diffusione del mito della sua presunta resurrezione, sebbene in molte varianti contraddittorie, tutte riportate nei vangeli, compresa la variante più posteriore, quella che fa seguire la resurrezione dall’ascensione fisica in cielo.

Nient’altro che miti ebraici: ai pagani la resurrezione non diceva nulla, infatti negli Atti degli apostoli leggiamo che i greci dileggiarono l’ipotesi della resurrezione fisica di un morto (Atti 17).

Ciò che "salvò" il movimento di Gesù dalla probabile estinzione non fu quindi il mito della resurrezione, né la predicazione degli apostoli, che non produsse alcun risultato fuori dal ristretto ambiente palestinese, ma fu l’ABILITA’ DI PAOLO, che reinterpretando la crocifissione come "sacrificio" NON per i soli ebrei ma per tutta l’umanità, rese internazionale la nuova religione perché, come si diceva, l’idea di un SACRIFICIO ESPIATORIO era immediatamente comprensibile in quanto archetipo universale già noto a tutte le tradizioni antiche.

Ciò avvenne non senza aspre polemiche con la chiesa "ufficiale" dell’epoca, ovvero quella di Gerusalemme, gestita dagli apostoli, che al contrario di Paolo ritenevano il "cristianesimo" (anche se non si chiamava ancora così) nient’altro che un modo nuovo di intendere la religione ebraica.

Infatti, per molti anni, nella primitiva chiesa cristiana l’ala cosiddetta "giudaizzante" riteneva che se un pagano voleva seguire l’insegnamento di Cristo, doveva innanzitutto farsi CIRCONCIDERE, e diventare ebreo d’adozione.

Paolo vedeva in questa regola un grosso limite all’espansione delle "sue" chiese, ovvero quelle che si trovavano in area greca, e del suo ruolo piuttosto ambizioso di "apostolo delle genti" e si addirittura si ribellò fermamente a Pietro, da lui chiamato "ipocrita" perché si faceva influenzare da coloro che Paolo chiamava con disprezzo "quelli della circoncisione" (l’episodio è descritto nell’epistola di Paolo ai Galati, cap. 2)

Perché proprio il "sacrificio" di Gesù doveva avere un così grande valore? Perché Gesù non era un uomo "normale", secondo la nascente apologia cristiana, ma un semidio, figlio del Dio degli ebrei e di una terrestre, ovviamente vergine, come tutte le madri di tutti gli esseri semidivini mediterranei, a partire dalla popolarissima ISIDE che già veniva raffigurata con il bambino in braccio (HERO).

La figura mitologica di ISIDE (e di molte altre divinità femminili) sarà poi letteralmente TRASFERITA SU MARIA, la madre di Gesù. A distanza di 2000 anni, Maria viene ancora rappresentata con le caratteristiche fisiche dell’egiziana ISIDE, e non con quello che doveva essere l’aspetto di una ragazza palestinese.

Appartengono al culto di ISIDE anche le consacrazioni delle "grotte", in quanto divinità legata alla Terra. Certamente i devoti che si recano a Lourdes o in altri luoghi "mariani" non immaginano che la Grande Madre la cui statua è posta nelle grotte è ISIDE e non Maria.

Nel prossimo intervento vedremo un pò meglio chi sono queste divinità come Mithra o come Iside e ci accorgeremo di quante analogie e somiglianze abbiano con Gesù e Maria nonostante fossero culti molto più antichi…

e ricordate: Nessuna religione è più alta della verità!!!

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