CARO DIARIO…

Caro diario sono felice, oggi è il 26 giugno 1980 e sono stata promossa. EVVIVA!!!!! (ho tredici anni) Mamma e Papà sono molto orgogliosi di me, mi hanno promesso da mesi che il loro regalo per la promozione sarà portarmi con loro in Sicilia. EVVIVA!! Ce l’ho fatta e non vedo l’ora di fare il mio primo viaggio in aereo, anche per i miei genitori è la prima volta. Oggi ho telefonato a mia cugina a Palermo, le ho detto che fra qualche giorno ci vedremo, anche la nonna è contentissima e non vede l’ora, ed anch’io sono impaziente di fare questo viaggio. Caro diario oggi 26 giugno 1980 c’è stato un cambiamento nel programma. La mamma ha detto che siccome non ha trovato posto in aereo, partono solo loro due con la speranza di poter trovare due biglietti, promettendomi un nuovo regalo al ritorno. UFFA!!! Non è giusto! Sono arrabbiatissima! Non voglio un altro regalo. Ho pianto tutto il pomeriggio, ma le mie lacrime sono servite solo a far partire la mamma molto triste. Le sue parole per consolarmi sono state: "tu devi badare alla famiglia perché sei la più giudiziosa". UFFA! Mamma mi ha tradita, non è stata di parola. Non si fanno promesse se poi non si mantengono. Io voglio il regalo promesso. Voglio volare con Mamma e Papà. Oggi 27 sono partiti, nel pomeriggio hanno telefonato per dire che l’aereo partiva in ritardo, volevano parlare con me, ero così arrabbiata che non sono andata al telefono. Caro diario oggi 28 giugno 1980 non crederai a quello che ti dirò ora: la Mamma e il Papà non hanno ancora telefonato per dire che sono arrivati. Qui sono tutti agitati. Non credo a quello che sento, dicono che l’aereo è scomparso!! NO! Non è possibile, non può succedere niente di brutto ai miei genitori. Io sono la piccola di casa. Ma perché a casa nostra c’è sempre il dottore e mi mandano sempre a comprare la camomilla? Perché i miei fratelli e mia sorella piangono sempre? Perché la TV fa vedere sempre quelle immagini nel mare? Sono tutte finte, come dice sempre la Mamma! Se potessi sentirla al telefono la Mamma mi tranquillizzerebbe. Mi sento morire. I miei fratelli sono partiti a cercare Mamma e Papà. Sono due giorni che tengo le dita incrociate, qui sono tutti disperati, ma io no, perché so che Mamma e Papà torneranno molto presto. C’è un via vai di parenti, amici che ci opprimono, piangono. Non sanno che lo fanno inutilmente, perché non è vero niente, Mamma e Papà torneranno da me, perché non lascerrebbero mai la propria piccola qui sola. I miei genitori mi vogliono troppo bene per abbandonarmi. Tornate presto vi prego. Caro diario mi stanno facendo credere a questa realtà, ma io tengo forte le mie dita incrociate, quello che sto passando non te lo so descrivere. Mi riempio di pizzicotti per svegliarmi da questo incubo che non finisce mai. Papà, Mamma dove siete andati a finire? Perché mi lasciate così sola… In famiglia c’è tensione, non so più se chiamarla famiglia, ora non è rimasto niente della mia meravigliosa famiglia. Solo il dolore regna fra noi e fa continuare i nostri giorni. Oh Dio, che sta succedendo a noi tutti? Perché hai voluto questo? Chi ha voluto e permesso tutto questo? Perché delle persone fanno queste cattiverie? Perché devono esistere questi sbagli e far soffrire così la gente? ùCaro diario oggi sono andata nella casa dove ero così felice con i miei genitori, è così vuota, spoglia, lugubre ed ho cominciato a sognare ad occhi aperti. Vedo Mamma e Papà scendere dall’auutobus con delle grandi valige, entrare in casa, salire le scale ed io precipitarmi ad abbracciarli! Oh Signore ti ringrazio!! Non mi stacco più da loro, non mi voglio più svegliare, portatemi via con voi vi prego. Ho pianto tanto, tanto, urlato più forte che potevo, avrei voluto farli scendere da quel maledetto aereo che me li aveva portati via. Sono stanca, nauseata, ho paura che impazzirò o forse pazza lo sono già. Vorrei farla finita. Mamma, Papà perché non mi avete portato via con voi? Io non riesco più a vivere! Caro diario sono strastufa, non ce la faccio più, ora ti saluto, vado a dormire, spero che i miei sogni mi portino via con loro. Anno 1990. Da quel triste momento di dieci anni fa tutti mi hanno sempre detto che ero fortunata ad essere così piccola e che quindi non soffrivo più di tanto, ma non sanno che quando la speranza muore la vita non ha più senso. Quella bambina è cresciuta, ora ha ventitré anni, ed ancora non sa che senso dare a questa sua sofferenza.   www.mclink.it/personal/MC9494/ustica.htm Linda Lachina (da Ustica – La via dell’ombra)
 
Mi sono chiesto più volte con quale post avrei potuto incominciare per raccontare una tragedia che si portò via 81 persone (13 bambini) e che ancora oggi, a distanza di 27 anni rimane una delle vicende più oscure della storia italiana; poi leggendo questo pezzo, tratto da uno dei tanti libri scritti sulla vicenda, ho capito che niente avrebbe potuto descriverci meglio il dolore e le sofferenza di quelle ore se non la testimonianza di una ragazzina che aveva perso tutto. Quella bambina che scrisse quel diario cosi vero e drammaticamente commovente ora ha 39 anni ma ancora non conosce e forse non conoscerà mai i nomi dei responsabili della morte dei suoi genitori. Al caso Ustica la Magistratura ha dedicato una massa tale di risorse che non trova riscontro in nessun altro caso della storia giudiziaria italiana :venti anni di indagini, migliaia di cartelle di atti per oltre due milioni di pagine e quasi trecento udienze processuali hanno consegnato alla storia una verità giudiziaria controversa e criticata. Ma nonostante la magistratura non sia riuscita a distanza di anni a far luce sulla vicenda e a scoprire i colpevoli, ciò che accadde all’ velivolo DC-9 I-TIGI appartenente alla compagnia Itavia non è poi cosi misterioso.
 
Proverò comunque a cercare delle risposte per un delitto che è rimasto senza colpevoli; e come per questo lo farò anche per altre vicende a cui non è mai stata posta la parola "fine". Scavare nella memoria di un popolo che preferisce quasi sempre dimenticare non è affatto facile elo fa chi quei fatti non li ha potuti vedere e vivere da spettatore in quanto non era ancora nato o era solo un bambino per poterseli ricordare. Ma c’è chi quei fatti li ha vissuti, magari leggendo un giornale o davanti alla televisione, chi ha sofferto con i parenti e conoscenti delle vittime, chi si è immedesimato con loro e chi si è chiesto almeno una volta: "E se ci fossi stato io li?"

Sono scheletri di un armadio, il novecento, che inevitabilmente ritorneranno nella vita di chi c’era ma anche di chi non c’era perchè hanno fatto, anzi sconvolto la storia del popolo italiano. Ma è proprio la memoria che rischia di diventare la vera vittima di tutte queste storie dopo anni e anni di orrore, di inconfessabili segreti, di imbrogli e depistaggi, di chi troppo a lungo ha insanguinato l’Italia e ha usato il potere in maniera incontrollata, ha ordito e tramato contro le libertà dei cittadini. Molto probabilmente tra qualche anno la strage di Bologna del 1980 sarà solo "una bomba messa nella sala d’aspetto della stazione", Ustica sarà solo uno dei tanti luoghi dove è precipitato un areo commerciale, L’"Italicus" per chi se lo ricorderà sarà solo il nome di un treno colpito da attentato, mentre col tempo nessuno saprà spiegare cosa fu la p2, chi era Pecorelli o come potevano intrecciarsi le vite di Emanuela Orlandi e di Giovanni Paolo II. Le notizie su queste vicende tendono sempre di piu’ a scomparire dalle pagine dei giornali. E sempre di piu’ si diffonde, come una cappa di piombo, un tacito invito a dire che ormai tutto e’ chiaro, che sappiamo tutto, che non c’e’ piu’ nulla da chiarire perchè se c’è una cosa in cui noi italiani siamo bravi è proprio chiudere tutto in un cassetto della memoria e non aprirlo più se non in anniversari o commemorazioni. E da qui il senso di questa sezione che, come detto in precedenza, ha lo scopo di esaminare in maniera più completa possibile i fatti, farsi un idea di ciò che è veramente successo e infine di non dimenticare. Abbiamo il dovere di ricordare e di trasmettere ciò che sappiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti; abbiamo il dovere di rispondere in maniera esaustiva a chi un giornò ci porrà delle domande, a chi vorrà saperne di più e non dovrà ritrovarsi a fare ricerche su ricerche per avere le risposte che desidera. Molte di quelle domande probabilmente non avranno mai una risposta e il perchè di questo noi dovremmo spiegarlo. Ecco perchè da oggi  (anche insieme a voi) io proverò ad aprire quell’armadio, a fare uscire quegli scheletri e a incominciare a darmi qualche risposta.

Dal prossimo post andrò ad esaminare i fatti di quella sera del 27 giugno 1980 e soprattutto di tutto ciò che accadde in seguito alle 20:58, ora dell’ultimo contatto radio. 

Una Risposta

  1. marcolino c\’è un problema di visualizzazione del blog… risolvilo…
    passo da qui per dirti: TORNA CA NUNN è U STISSU SENZ I TIA!!!!!!!

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