Lettura laica della Bibbia 2° parte

Nonostante le promesse, dio infierì sulla terra migliaia di volte, con terremoti, diluvi e quant’altro. L’ultimo terremoto è di San Giuliano con vari bambini colpevoli di malvagità mostruose (ricordate che dio non ha mai definito la morale o l’etica).
        Ma vediamo come segue la storia di Noè. Egli ha tre figli. Pianta una vigna, beve il vino e si ubriaca. Va nella sua tenda (cosa da pastori, non da contadini, n.d.r.) “e giacque scoperto” (9,21). Suo figlio Cam (padre di Canaan) “ vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori” (9,22). I fratelli avvertiti, entrano a ritroso nella tenda per non vedere la nudità (?) e la coprono con due mantelli (caspita! ). Quando Noè si risvegliò dall’ubriacatura seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore (che fino ad ora era sempre stato presentato come il secondogenito) e disse in versi:


”Sia maledetto Canaan!
Schiavo degli schiavi
              Sarà per i suoi fratelli!” (9,25)
        
 

       

Così Noè se la piglia con il nipote che non c’entrava nulla! E’ un pezzo alla Scarpetta o alla De Filippo. Ma la cosa non è così semplice. Qui si sta instillando l’idea FOLLE dei figli che pagheranno per le colpe dei padri (quali siano le colpe poi si sa: quello sciocchino si era ubriacato ed EGLI si era messo a dormire scoperto! Che colpa comunque aveva Cam e, peggio che mai, Canaan?). Ma Geova è un vendicativo che fa paura, è stato egli il primo a vendicarsi su tutta l’umanità per quel frutto mangiato da chi non sapeva non potesse farlo.
Ma vi è di più. Questo episodio ORIGINA IL RAZZISMO. I discendenti di Cam-Canaan, nella vulgata, sono i negri o anche quei popoli di Canaan (Palestina) che la Bibbia, con la parola di dio destina con somma pietà a perpetua schiavitù in potere degli ebrei. “Canaan generò Sidone suo primogenito, e Chet e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo, l’Eveo, l’Archita ed il Sineo, l’Avardita, il Semarita e L’Amatita. In seguito si dispersero le famiglie dei cananei” (10,15). Si tratta di uno di quei popoli promessi ad Israele. Qui vi è di più: la schiavitù che nasce per volere divino (ed aggiungo: le bestemmie dei condannati a questa vergogna) a seguito … di una ubriacatura di Noè!
Qui cominciano le discendenze, quella pletora di nomi che tanto piacciono. Solo uno di essi va ricordato: Nimrot, discendente di Cam che cacciava tanto bene da piacere a Geova. Ed ecco che spunta la caccia come attività umana. E’ di sommo interesse vedere Geova che apprezza un bravo ammazzatore di animali.
Da queste discendenze si riformarono le nazioni dopo il diluvio (tra di esse quella ebraica che ci ha tramandato questi libri che io leggo in modo irriverente perché sono stati scritti con i piedi).
A questo punto il narratore si trova in difficoltà nel mettere insieme varie tradizioni e si impiccia di nuovo. Tutte le nazioni parlavano una sola lingua (torniamo ad un solo gruppo di uomini con una stupenda marcia indietro) e stavano tutte insieme in una grande pianura. Qualcuno dice: “Venite, facciamoci dei mattoni e cuociamoli sul fuoco” (11,3). Con mattoni e bitume iniziano a costruire una città per non disperdersi su tutta la terra. Ma Geova non condivide (è veramente un impiccione che si smentisce sempre e che dimentica cose già fatte). Egli borbotta tra sé e sé: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola, questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile” (11,6). Qui un saggio direbbe: MENO MALE! Si sono accordati e marciano bene. Ma noi abbiamo a che fare con un dio giocherellone che subito dice: “Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro” (11,7) e così “Geova dio [uno dei tanti, visto che si parla sempre al plurale? n.d.r.] li disperse di là su tutta la terra, ed essi cessarono di costruire la città … , e confuse la lingua di tutta la terra” (11, 8 e 9). [La storia della torre di Babele è una invenzione dell’ebreo Flavio Giuseppe (1° secolo d.C.) che, insieme all’altro ebreo Filone d’Alessandria (stessa epoca), lavora per rendere accettabili alcuni brani indigeribili della Bibbia. In pratica l’uomo sfiderebbe dio e quello s’indigna]. Ma la dispersione degli uomini sulla terra ha altrove, nella Bibbia, l’altra versione, quella della loro moltiplicazione (è che vi sono almeno due “dio”: uno Eloah (dio di tutti gli uomini) e l’altro Jahvè-Geova (dio di un solo popolo).
Dopo la dispersione, la Bibbia si concentra su Sem e la sua discendenza. Dopo l’ennesima discendenza di Sem (un poco cambiata rispetto alle altre fornite in precedenza) si arriva all’ultimo, a Terach, solo per avvertire da parte mia che “Terach uscì da Ur  dei caldei (bassa Mesopotamia, n.d.r.)  per andare nel paese di Canaan” (11,31). Qui dio è di nuovo distratto o lo fa a proposito. Non si accorge che manda il discendente di Sem  a Canaan, la Palestina, che è il nome del figlio di Cam che era stato maledetto da Noè. Ma Terach muore a Carran, in una zona ricca vicina a grandi città ed a centri commerciali come Babilonia, Assur, Ninive,…. Zona sede di un grande regno nel secondo millennio a.C.
Ed Abramo partirà da un “grande regno”.
 

Con Abramo (nome che vuol dire “di Stirpe Nobile”) si abbandonano i racconti fantastici e si inizia a seguire la vita di una stirpe. Tutto il resto del libro della Genesi (dal 13 al 50) è dedicato a queste gesta. Vedremo che si tratta di gente poco raccomandabile (assassini, ladri, profittatori, avviatori alla prostituzione delle mogli, incestuosi,…) ma la tradizione vuole che siano da esempio. Dice il Talmud: “I primi patriarchi sono senza traccia di iniquità o peccato” (Mech., a XVI, 10, 48 a).  

Dunque Abramo è figlio di Terach. Morto il padre viene chiamato da Geova:  

“Geova disse ad Abramo: ‘vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò1 “ (12, 1 e 2). Qui dio è di nuovo distratto o, con Benigni, il profeta era sordo. Ma Abramo se ne era già andato dalla sua terra con il padre Terach ed il suo paese non era Carrai dove Abramo si trovava al momento, ma Ur dei Caldei.  

A parte queste distrazioni, Geova segue: “renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò” (12,3). “Abramo partì … aveva settantacinque anni quando lasciò Carran” (12,4) diretto verso la Palestina. Ha con sé la moglie Sara, il figlio di suo fratello Lot “E TUTTE LE PERSONE CHE LI’ SI ERANO PROCURATE” (12,5). Scopriamo che Abramo è uno schiavista che si procura persone come cose e se le procura neppure tra i discendenti dei maledetti Cam-Canaan ma tra persone che non c’entravano con quelle ubriacature. Quindi il popolo di Abramo è un misto di padroni e schiavi. Mentre Abramo è in marcia, Geova si ricorda di qualcosa e glielo dice: “Alla tua discendenza io darò questo paese” (12,7). Questo è il primo cenno alla terra promessa che come tutti sanno porterà a tutti i disastri e per gli ebrei e per gli abitanti che vivevano in quelle terre. I miti e le leggende, financo i sogni degli ubriachi, hanno ripercussioni inimmaginabili per la storia dell’umanità, quando sono dati in mano a dei fanatici. Sto dicendo che bastava che Abramo avesse sognato il mondo di Colombo, perché quelle terre promesse sarebbero state altre. Ma quelle cose non le poteva sognare perché Colombo non c’era stato. Ed allora i colpi di calore del deserto li paghiamo tutti.  

Abramo ringrazia dio con dei sacrifici e prosegue la marcia superando la Palestina (scarso in geografia, Abramo) ed andando verso il deserto del Negeb. Noto a margine che Abramo si muove lungo una traiettoria che biblicamente non ha senso   perché troppo lunga (fa un giro incomprensibile di oltre 2500 Km quando con 500 Km sarebbe arrivato) ma geopoliticamente ha un senso compiuto perché egli non può entrare in Paesi strutturati (Fenicia e Palestina) senza evitare di essere respinto con la forza. Poiché vi è una carestia (una delle molteplici carestie bibliche) decide si avviarsi verso l’Egitto dove regnava il faraone Ameneth I della XII dinastia (1991-1785 a.C.). Qui non è chiaro se davvero Abramo va in Egitto o se si trova in terre dominate dagli egizi (estese all’epoca).  

E veniamo ad una delle altre vergogne di Abramo: FA PROSTITUIRE LA MOGLIE SARA! [ed ancora non sappiamo qual era l’etica e la morale di Geova, n.d.r.].  

Abramo è molto bravo a mettere a frutto i suoi averi. Tra questi la bella Sara che, sebbene sterile, può servire a certi “usi” comprensibili. Per Sara è, secondo i commentatori, una disavventura. Ma per Abramo un bel colpo di fortuna. Abramo così parla alla moglie Sara: “Vedi io so che tu sei donna di aspetto avvenente. Quando gli egiziani ti vedranno, penseranno ‘costei è sua moglie’, e mi uccideranno, mentre lasceranno in vita te. Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua ed io viva per riguardo a te” (12, 11-13) [in antichi costumi mesopotamici si soleva confondere sorella con sposa, n.d.r.]. Avvistata da soldati egiziani, il racconto funziona e Sara viene presentata al faraone e ne diviene la concubina, mentre Abramo diventa il protetto del faraone (caspita! Geniale). In cambio delle prestazioni della moglie egli ebbe “greggi ed armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli” (12,16).  

Era il modo con cui, come vedremo, non solo Abramo si arricchiva ma anche gli altri patriarchi. Dai quali, una cosa è certa, noi abbiamo ben appreso QUESTE leggi di morale e vera religione.  

E Geova che dice? Egli, si era distratto un poco (ubriaco?). Ma improvvisamente interviene colpendo il faraone e tutta la sua casata con grandi piaghe. Ecco la giustizia bananiera dell’antichità! Alla fine il colpevole è il faraone. Quel magnaccia di Abramo, essendo suo protetto, non c’entra nulla, il faraone con tutta la sua casata, ignavo di come stessero le cose, viene punito.

Questa giustizia divina  (col le piaghe) è una costante della Bibbia. Di fronte ai disastri in Egitto, il faraone “convocò Abramo e [invece di impiccarlo, n.d.r.] gli disse: che mi hai fatto?  Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? Perché hai detto: è mia sorella, così io me la sono presa in moglie. Ed ora eccoti tua moglie, prendila e vattene” (12, 18 e 19) e lo fece accompagnare alla frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi che lo stesso faraone gli aveva regalato.

E così Abramo ritorna felice e ricco nel paese di Canaan che Geova, visto che Abramo si era ben comportato [ma che dio è?], gli promette di nuovo.

Abramo si separa da Lot, poiché i pascoli, vista la grande quantità di armenti che ora hanno, non bastano più per tutti e due. Lot se ne va verso la valle del Giordano “un luogo irrigato da ogni parte come il giardino di Geova, come il paese d’Egitto, fino ai pressi di Zoar” (13,10) vicino Sodoma.

Altro impiccio per il profeta che trascrive poiché non ricorda che quella era la terra promessa ad Abramo e non a Lot. Ma qui si apre una nuova avventura perché “gli uomini di Sodomia erano perversi e peccavano molto contro Geova” (13,13) . Ci si potrebbe qui chiedere che c’entrava questo dio con un popolo non da lui eletto ma sarebbe tutto inutile.

Dopo una perfetta suspence che fa sviare per un poco il discorso su altri argomenti, si ritornerà su Sodoma.

Il primo di questi argomenti è la guerra dei 4 re che combattono contro altri 5. Abramo partecipa ad essa per liberare Lot fatto prigioniero in Sodomia. Vince “con i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa [rieccoli! n.d.r.], in numero di trecentodiciotto” (14,14). Fa piacere sapere che questa prima guerra vinta dal popolo ebraico lo è stata con l’aiuto indiretto delle prestazioni di Sara.

Il secondo argomento è che, dopo la vittoria,  vanno incontro ad Abramo, Bera, re di Sodoma e Melchisedech, re di Salem (futura Gerusalemme). E’ interessante questo brano perché è sacerdote di un dio Altissimo (El Eljon) che sembra lo stesso di Abramo (potrebbe darsi che i due chiamino lo stesso dio in due modi diversi). Sta di fatto che Abramo dà la decima  a questo sacerdote, proprio come si fa con i sacerdoti del proprio dio! Resta comunque strano il dare una parte dei propri beni a re che Abramo aveva aiutato e che, semmai, dovevano loro dare qualcosa ad Abramo [i cristiani qui, facendo triplice salto mortale carpiato, vedono in questi due “dio” una premonizione di Gesù, n.d.r.]. Ma il tutto non finisce qui, perché Abramo si rivolge al Re di Sodoma con queste parole in cui i due “dio” appaiono simultaneamente :”Alzo la mano davanti a Geova, il Dio Altissimo…” (14,22). Si identificano i due “dio” proprio nel momento che il destino di morte di Sodoma  è già stato scritto da Geova. Qui, altra promessa ad Abramo da parte di Geova che, questa volta, aggiunge che il suo popolo crescerà numeroso, nonostante la sterilità di Sara, e che “i suoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro, e saranno fatti schiavi ed oppressi per quattrocento anni” (15,15) e che dopo di ciò, sarà lui, Geova, a giudicare l’Egitto.. Altra alleanza con squartamenti di vari animali e con il passaggio dei due in mezzo ai quarti di animali fumanti. Ed altra promessa delle terre che vanno dall’Egitto all’Eufrate.

La storia di Abramo segue con Sara che propone al marito di avere dei figli con la schiava egiziana Agar che doveva essere stata donata dal faraone. E’ interessante questo volere figli che, assicura Sara, saranno considerati come suoi. Intanto Abramo si sottopone alle sacre fatiche (ha 86 anni!) ed Agar resta incinta. Allora Sara comincia ad essere gelosa e ottiene il permesso di maltrattare Agar, fino al punto che la schiava fugge nel deserto. Qui un angelo la incontra e la riporta a casa preannunciando ad Abramo la nascita di suo figlio Ismaele (che sarà padre di tutti gli arabi del deserto che, come dice l’angelo, “saranno come un somaro: contro tutti”. Qui non vi è disprezzo, si usava questa espressione).

Nato Ismaele, Sara torna gelosa. Agar scappa. Dio la prende sotto la sua protezione. Poi [porcaccia miseria alle ripetizioni! n.d.r.] QUANDO Abramo ha 96 anni rifanno il patto. Ripetiamo la scena. Dio appare ad Abramo e gli dice: “Io sono il dio onnipotente”(El Shaddar, una entità diversa da quelle viste fino ad ora, una specie di dio della montagna o della steppa) poi gli promette discendenza e per buon peso gli cambia nome: da Abram diventa Abraham, padre di moltitudini. Il cambio di nome in relazione all’assunzione di un potere è cosa che facevano gli egizi e fanno i Papi. Gli ridice (sic!) che gli darà tutto il paese di Canaan. Qui dio fa una marcia indietro. Prima gli dava dal Nilo all’Eufrate, ora solo una piccola terra. In cambio di questa concessione (qui il profeta ha sbagliato qualcosa) chiede un qualcosa in cambio (dio è anche un personaggio che fa baratti) e non può essere altro che qualcosa riguardante le “vergogne”: “Sia circonciso tra di voi ogni maschio. Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro, e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi” (17, 10 e 11) Dio fornisce i dettagli ed aggiunge che non solo i discendenti di Abramo si devono circoncidere, ma anche lo schiavo forestiero (qui si tratta indubbiamente di un problema igienico). Quindi tutti (meno certamente uno, Mosè che imbroglierà più volte) gli ebrei devono essere circoncisi.. Ma la circoncisione era attestata solo in Egitto. E Geova si comporta come un dio egizio che impone un uso egizio (anche se la coerenza dei profeti, ad un certo punto, farà della circoncisione una usanza antiegizia). E dio conclude: “Il maschio non circonciso sia eliminato (sic! n. d. r.) dal tuo popolo” (17,14).

In un eccesso di generosità, dio promise la discendenza anche a Sara (vecchia e da tempo in menopausa. Abramo si mette a ridere piegandosi in due e dice che dio piuttosto faccia dei favori ad Ismaele (la cosa è biblica! n.d.r.). Ma dio insiste e dice che Sara avrà un figlio di nome Isacco il quale …. Bla, bla, bla  (con tutte le promesse ripetute decine di volte!). Detto questo dio sale in alto (è la prima volta che accade nella Bibbia) e lascia Abramo. Abramo circoncide tutti e si circoncide.

 

Per sapere come proseguono le “fantastiche” avventure di Abramo & C. non mancate l’appuntamento con la terza parte… oppure se questa lettura ha stimolato il vostro interesse non vi resta che andarvi a leggere tutto il libro!

 

Continua…

 

Lettura laica della Bibbia – 1° parte

Ai laici non è consentito il possesso né dei libri del Vecchio Testamento né di quelli del Nuovo Testamento” (Disposizione del Sinodo di Tolosa del 1229)

“…darsi da fare in tutti i modi e con tutte le forze, affinché a nessuno venga consentita né oggi, né in futuro, la lettura, anche solo frammentaria del Vangelo…” (Regolamento ecclesiastico di Papa Giulio III [1550-1555]) 

 

La Genesi e L’Esodo (con cenni ad altri Libri) 

 di Roberto Renzetti

       

Parlo della Bibbia, della più angosciosa lettura si possa fare. Per farlo mi rifaccio completamente al testo stupendo di Mario Alighiero Manacorda, Lettura laica della Bibbia , Editori Riuniti, 1989.
Tra tante cose di sicuro interesse storico e bellezza letteraria, la Bibbia è un continuo ed ossessivo  racconto di violenze, incesti, inganni, anatemi e stermini, quanti non se ne trovano per densità in nessuna altra letteratura del mondo. Ma ciò che è agghiacciante è che tutta questa serie di sadiche invenzioni o realtà è attribuita in toto al buon dio, dando così a vedere che questo dio è proprio pensato ad immagine e somiglianza dell’uomo.
Bibbia significa “i libri”, la biblioteca, la raccolta dei testi che gli ebrei ritennero di dover salvare. Questi libri furono messi insieme in gran parte dai “preti leviti” durante la cosiddetta ‘cattività babilonese’ in Mesopotamia (prima nel 721 a. C. quindi dal 587 al 539 a. C.).
In quello che dirò io non intendo rispettare le idee degli altri quando sono immeritevoli di rispetto; ma rispettare gli altri. E gli altri, se vogliono che io rispetti le loro idee, adottino idee rispettabili: è l’unico modo per non dare scandalo. Ogni persona religiosa, quand’anche sia tollerante, non può non parlarti pensando di farlo in nome di Dio. E questo è segno del più profondo disprezzo verso l’interlocutore: è il vero peccato contro lo spirito dell’uomo (l’unico che conosco). Queste non sono idee rispettabili.
Sfido anche le sciocche minacce del Talmud che dice: “Un pagano che si occupa dello studio della Torah, è degno di morte” (Sahn., 59a) ammorbidite in altre parti che graziosamente mostrano tolleranza verso gli atei come me. In ogni caso anche io, ispirato da me stesso lancio un anatema: “Chi tenterà di scocciarmi sarà sonoramente spernacchiato”. Per cui leggerò e commenterò più oltre alcuni brani che mi sembrano imbroglioni, violenti ed osceni in un libro che alcuni pazzi vogliono che sia di insegnamento religioso  e quindi avere fini di insegnamento morale.
 

A parte il plurale che viene usato quando si parla di creazione nella Genesi (eredità politeista?), di creazioni se ne raccontano due ed io avrei interesse a capire come il mondo sarebbe nato.
Da una parte vi è ciò che tutti conoscono: “In principio, quando Dio creò il cielo e la terra , la terra era….” (1, 1-2).  Il profeta ha bevuto o ha dimenticato il giorno prima: come si può infatti sostenere l’idea blasfema di una terra che coesiste con Dio al principio? E poi che disordinato che è Dio nel saltare da palo in frasca: 1° giorno, la luce (“Dio  vide che la luce era cosa buona…”, è di interesse sapere che Dio era un empirico); 2° giorno, il firmamento; 3° giorno, i vegetali sulla terra; 4° giorno, i luminari nel cielo; 5° giorno, i pesci nei mari e gli uccelli nel cielo; 6° giorno, gli animali terrestri e l’uomo e la donna.
Nella seconda creazione appare uno degli dei, Geova. Egli plasma un pupazzo di argilla a forma di uomo e gli dà vita. Poi fa nascere intorno a lui un giardino (speriamo che non si sia confuso perché nella prima creazione i giardini vi erano prima dell’uomo! ). Inoltre l’uomo serviva per far crescere gli alberi, ma viene subito esautorato. Qui inizia il raccontino da mille ed una notte. Tra gli alberi vengono fatti crescere anche quello della vita e quello della conoscenza del bene e del male. Da questo giardino (Eden) escono 4 fiumi per irrigare l’Eden (sic! ). A questo punto viene il primo irragionevole comandamento di un dio schizofrenico o giocherellone: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare…” (2, 17). Qui vi è subito la minaccia, se mangi quel frutto muori (e la morte appare per la prima volta nella storia dell’universo). Poi viene da sorridere quando, Geova, parlando tra sé e sé si dice: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (2,18). Qui il vecchio con la barba sbaglia subito perché comincia a mescolare bestie con uomini. Infatti nel verso successivo si dice: “plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo” (2,19). Ecco, a parte, che questa creazione continua a differire dalla prima!
All’uomo il privilegio di dare il nome a questi animali. E l’uomo (meglio di Geova! ) visti tutti gli animali non ne trovò uno che gli fosse simile. Che distrattone il Geova!
E qui, sollecitato, si rimette all’opera.
 

Finalmente, quando l’uomo si addormenta  “ plasmò con la costola che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo” (2,22) (chiedete a maschietti credenti se hanno o no una costola in meno, stupirete! ). La storia segue con una consequenzialità inesistente: “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre …..(cosa dice il profeta? Non si era mai parlato di padre e madre)…..e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne.” (2,24). Geova qui fa lo Sgreccia della situazione o il profeta è un malevolo pettegolo: “[l’uomo e la donna] erano tutte e due nudi , ma non provavano vergogna” (2,25). Ditemi cosa vuol dire???
Ma il cattivo tramava, “il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte da Geova dio” (3,1) deve mettere zizzania ed alla povera Eva dice che se mangia quel frutto diventerà come dio.
Ma qui si mescola un vergognoso imbroglio: NESSUNO AVEVA DETTO NULLA AD EVA! E la neonata che vede ogni cosa come creazione di dio come fa a sospettare qualcosa? Eva prende il frutto e lo dà ad Adamo (evidentemente era lì in silenzio, il cretino! ) e, dopo aver morso … che succede? “che si accorgono di essere nudi”. (3,8) Caspita! Occorreva coprirsi  ed i due cercano foglie con cui farlo. Ma perché???
E la storiella segue come tutti sanno con sciocchezze continue unite ad incongruenze che non possono essere state dettate da un dio se non da quello dell’osteria. Ma i cristiani assegnano alla creazione dei due giocherelloni una data precisa: il 4004 a.C. e guai a chi mette in discussione queste date, le età dei profeti, i ridicoli tempi della creazione, le ridicole successioni della creazione, i ridicoli tempi tra il diluvio e la ripopolazione di tutta la Terra, … A lor credenti piace mettere in discussione la scientificità dell’evoluzionismo perché queste bufale sembrano loro molto più serie!
 

Faccio un doveroso intermezzo prima di andare avanti. Proprio le sciocchezze di Adamo ed Eva sono la prima prova della Bibbia che nasce dalla scopiazzatura (anche fatta male da parte di nomadi e predoni del deserto che non avevano alcuna tradizione ed erano bisognosi di farsene una) di antichi miti e leggende. In questo caso la leggenda è sumera. La storia è esattamente la stessa ed è riportata ne “Il Cilindro della Tentazione” depositato al British Museum e risalente a 2000 anni prima della redazione della Bibbia.

Ed a proposito di quanto accennavo sui predoni del deserto, occorre dire che si trattava di popolazioni nomadi che, nel loro insieme erano chiamate Ebrei dalla parola eber che in aramaico vuol dire errante. Questi ebrei erano sparsi su un territorio di un milione e mezzo di chilometri quadrati, le nazioni che erano ai confini dei deserti del Negheb, di Engaddi ed Arabico impedivano loro di entrare ed invadere le loro terre. Si spostavano principalmente per le esigenze di rinnovo dei pascoli, ogni gruppo per proprio conto, senza nulla che unificasse le loro tradizioni, con religioni superstiziose basate su riti tribali e con riti derivati in gran parte da culti dei popoli con i quali venivano in contatto. Tra queste religioni importate vi era quella fenicia di Astarte e Moloch, divinità sanguinarie alle quali venivano offerti sacrifici umani.
Ed a questo punto è necessaria una affermazione drastica. Io leggo a modo mio la Bibbia, non accettando il modo che LORO ci hanno imposto per secoli. Anche quelli come me hanno pagato con la morte nei secoli l’affermazione del loro pensiero.
Dopo gli incesti tra figli di Adamo ed Eva si arriva al diluvio.
Qui si parla di uomini e di figli di dio che prendono in moglie le figlie degli uomini in quantità a piacere (erano belle). Ed interviene Geova con una frase sibillina: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne, e la sua vita sarà di 120 anni” (6,3). Sembra una condanna di creazione di coppie pur “autorizzate” in precedenza. C’è da aspettarsi questo e molto di più da un dio capriccioso. A lato degli uomini vi sono i “famosi giganti” di cui però il profeta non dice nulla.
A questo punto si sono già costituite tre “tribù: i figli di Caino, gli artigiani; i figli di Set, i longevi; gli uomini ed i giganti. Il profeta qui s’è impicciato. Ha forse mescolato varie storie. I giganti forse sono indo-europei (ariani) che invasero quei territori,… non ci è dato saperlo. Gli esploratori di Mosè che, moltissimo tempo dopo visiteranno il territorio, parleranno dei giganti, figli di Anak (Nm e Dt). Vi è traccia di ciò che saranno Davide e Golia. Senza consequenzialità, così va avanti la Bibbia: ” Geova vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore era male … e si pentì di aver fatto l’uomo (bella questa! n.d.r.) e disse ‘sterminerò sulla terra l’uomo che ho creato’ “ (6,5). Ed allora giù il diluvio su una morale mai definita che sarebbe stata violata (come?). Ed ecco  comparire Noè che fa da calendario al diluvio, infatti “[il diluvio iniziò] nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno” … “ e finì l’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese”. Da qui sembrerebbe che il diluvio sia durato quasi un anno ma, nel contesto si parla di una durata di 40 giorni (più il tempo necessario per la normalità, 150 giorni).
Dio avverte Noè con 7 giorni di anticipo e gli fornisce le misure precise dell’arca ed anche di che legno deve essere. A conti fatti in quell’arca è impossibile pensare allo zoo che dovrebbe alloggiarvi  per , al minimo, 5 mesi. Si scopre che tra gli animali vi sono quelli mondi e quelli immondi. Così dio sterminò ogni essere che era sulla terra. Noè seguì quanto dio gli aveva detto e salvò sé e la sua varia compagnia sul monte Ararat. Noè uscì e sacrificò degli animali a dio che li odorò insieme al sangue sparso in terra; e gli piacquero tanto che disse “Non maledirò più il suolo (che aveva maledetto a seguito della mela e del sangue sparso da Caino) a causa dell’uomo!” (8,21). Che motivazione, oltre quella olfattiva fornisce Geova?  Straordinaria: “Perché l’istinto del cuore dell’uomo è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente (colpito con il diluvio perché malvagio) come ho fatto”. Che costanza nel mantenere valori morali! Pochi cambiamenti in tempi rapidissimi (per dio, naturalmente! ).
Anche qui, il mito del diluvio è tratto da leggende sumero-babilonesi ed in particolare il riferimento è a Ziusudra., salvato dal dio Enlil mediante l’arca eccetera (la riproposizione è letterale a parte la grandezza dell’arca e la durata del diluvio).

 

 

Continua…