Diritto di vivere

10 Luglio 2005-10 Luglio 2008…

Sono passati tre anni da quel primo intervento sul blog, da quello sguardo al mondo con cui avevo deciso di iniziare la mia avventura nel mondo dei blogger.

Sono successe tante cose in questi tre anni; quegli occhi che guardavano quel mondo sono cambiati, io sono cambiato.

E con me  probabilmente molti di voi che ora forse si staranno chiedendo dove erano e chi erano tre anni fa. Perché tutti noi cambiamo, la vita è un cambiamento continuo, una crescita costante, una continua scommessa.

Questo blog era nato un po’ per gioco e mai avrei immaginato di portarlo avanti così a lungo… E invece eccomi qua a scrivere in una calda notte estiva (ecco qualcosa che non è cambiato! J) l’ennesimo intervento per me e per voi.

Sono stati tanti i momenti in cui ho pensato di chiudere la baracca, di cancellare definitivamente questo spazio e di congedarmi per sempre da questo “mondo” ma ogni volta il mio pensiero era sempre lo stesso: “ Perché cancellare una parte importante della mia vita? Perché buttare via qualcosa che avevo costruito con passione giorno per giorno?”

Questo blog è cresciuto con me, è maturato con me, è stato plasmato a mia immagine e somiglianza e ora “vive” con il chiaro intento di dare un po’ di verità e di conoscenza a chi non ce l’ha.

Perché a differenza nostra che siamo cambiati, questo mondo purtroppo è rimasto più o meno lo stesso di tre anni fa. E’ stato questo il maggior motivo di sconforto che mi ha portato più volte a pensare di rinunciare a tutto, a smettere di combattere le mie battaglie. Ma non aveva senso… Ho 23 anni cazzo! Io questo mondo, a mio modo, posso ancora cambiarlo; io posso ancora lottare per i miei ideali e anche se sarò da solo niente e nessuno mi fermerà dal farlo.

E’ con questa convinzione che da oggi questo blog diventerà, se possibile, ancora più duro nei confronti di chi non rispetta l’essere umano, di chi lo prende in giro, di chi abusa della sua credulità e della sua ignoranza.

E allora ecco che vi parlerò di una ragazza che da 16 anni è costretta a “vivere” in un letto d’ospedale e che oggi finalmente potrà essere liberata dal suo calvario. La sua storia è passata alle cronache giornalistiche dopo che il padre ha chiesto per anni che la figlia fosse lasciata libera di morire in pace, secondo quelle che sarebbero state le sue volontà. Per chi non conoscesse la storia di Eluana cercherò di riassumerla in poche righe.

E’ un mattino di gennaio, quando la ragazza viene ricoverata a Lecco in coma profondo per un gravissimo trauma cranico riportato in un incidente. Come se non bastasse, la frattura della seconda vertebra cervicale la condanna quasi sicuramente alla paralisi totale. Ma sul momento la cosa più urgente, per i medici, è strappare la ragazza dalla morte. Per questo motivo viene intubata e le vengono somministrati i primi farmaci. I due rianimatori fanno capire chiaramente ai genitori che in questi casi non resta che attendere il decorso delle successive 48 ore, per vedere come reagisce Eluana.
Niente, la ragazza continua a vegetare. Dimessa dalla rianimazione nell’aprile 1992, viene portata in un altro reparto dell’ospedale di Lecco, dove è sottoposta a una serie di stimoli, nella speranza di un sempre più improbabile “risveglio”. Intanto il padre, consigliato dal primario del reparto di rianimazione Riccardo Massei, chiede un consulto a vari specialisti. Ma il verdetto è sempre lo stesso: bisogna aspettare. Il lavoro che stanno facendo all’ospedale di Sondrio – dove Eluana viene trasferita nel giugno 1992 – è ineccepibile. Poi la solita frase: “La speranza è l’ultima a morire”.
In realtà la speranza si riduce ben presto a zero. Infatti dopo dodici mesi è possibile fare una diagnosi definitiva e sicura di stato vegetativo permanente, ossia irreversibile. La regione superiore del cervello (corteccia), compromessa come nel caso di Eluana da un trauma oppure da un’emorragia, va incontro a una degenerazione definitiva. E con essa tutte le funzioni di cui è responsabile: dall’intelletto agli affetti, e più in generale alla coscienza.
Il limite dei dodici mesi è dato per assodato a livello internazionale. Tanto che, passato quel periodo, la British Medical Association e la American Academy of Neurology sostengono la legittimità di sospendere nutrizione e idratazione artificiale. Ma non in Italia, dove la maggior parte dei medici non si azzarda ancora a dire chiaramente che tenere in vita più a lungo questi pazienti possa essere definito accanimento terapeutico.
Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l’intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.
Commenta Carlo Alberto Defanti, primario del reparto di neurologia dell’ospedale Niguarda di Milano, che ha visitato Eluana alcuni anni fa: “Malgrado non soffra direttamente per il suo stato, dovrebbe essere chiaro a tutti che la sua condizione è priva di dignità. Di lei rimane un corpo privo della capacità di provare qualsiasi esperienza, totalmente nelle mani del personale che la assiste. La sua condizione è penosa per coloro che la assistono e che hanno ormai perduto da tempo la speranza di un risveglio e per i suoi genitori, che hanno perso una figlia ma non possono elaborarne compiutamente il lutto”.

Dal 1997 parte la battaglia legale del padre di Eluana che chiede insistentemente che vengano rispettate le volontà della figlia. Ma ogni volta i tribunali rigettavano le richieste degli avvocati della famiglia della ragazza fino al 9 luglio 2008, giorno in cui la corte d’appello di Milano si decide ad autorizzare lo stop all’alimentazione forzata con le seguenti motivazioni:

a) è già stata provata l’irreversibilità dello stato vegetativo permanente della giovane ed
b) è dimostrata la convinzione di Eluana, quando era pienamente cosciente, di preferire la morte all’essere tenuta in vita artificialmente senza più capacità percettive e avere contatti con il mondo esterno. 

A questo punto qualcuno ha perso un ottima occasione per starsene zitto e quel qualcuno è Mons.Fisichella che in qualità di rappresentante della santa romana chiesa ha definito il caso come Eutanasia dicendo testuali parole: “Anche il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una vita personale”.

Ora, certe parole mi vergogno persino di commentarle, ma visto che vengono da un alto esponente della Chiesa mi sforzerò di essere il meno volgare possibile e proverò a replicare.

Se fossi cattivo augurerei a lui e a tutti quelli che condannano questa decisione, di vivere questa forma di vita ma, visto che uno dei mie principali difetti è quello di essere troppo buono, mi limiterò ad augurare a queste persone di essere giudicate un giorno per queste spregevoli affermazioni, in parole povere di andarsene all’inferno (se esiste).

Quella in cui vive Eluana, come abbiamo visto in precedenza, non è affatto una forma di vita ma piuttosto un incredibile forma di crudeltà nei confronti di un essere umano, una prigione per una povera innocente.

Se fossi cattolico io ora mi preoccuperei visto che per alcuni lo stato di Eluana è il volere di dio e solo lui può decidere di far terminare la vita alla giovane donna. Se è davvero questo infatti il vostro dio, se davvero il suo volere è così crudele nei confronti di un suo figlio, allora io mi discosto per l’ennesima volta dalla sua figura.

Ricordiamoci poi che uno stato deve basare le sue leggi su fatti concreti e per far ciò si deve servire della scienza con le sue dimostrazioni e non di un ipotetico dio creato dagli uomini.

La mia sola speranza è che questo caso venga chiuso in fretta, che la vicenda ritorni nel privato senza stupide strumentalizzazioni e che nessuno e dico NESSUNO, si permetta di andare contro la volontà umana.

E ad Eluana non mi resta che augurarle buon viaggio… Che riposi in pace!

 

 

3 Risposte

  1. ciao…ho visto che mi hai aggiunta tra i tuoi amici…e ho fatto un giro per il tuo blog…mi sembri uno con le idee mooolto chiare…beato te!Comunque…avevo una curiosità…quel tuo libro l hai pubblicato?Non su internet ovviamente,intendo se è disponibile in libreria o se hai provato a farlo pubblicare!ciao!!!

  2. La chiesa non ha mai fatto l\’interesse dell\’uomo e in più è un\’istituzione umana che niente ha da condividere con il suo Cristo.Il messaggio originale è andato totalmente perso;quello che è sopravvissuto ai secoli,invece,è l\’avido interesse del clero a mantenere nel tempo il controllo delle menti di chi è "credente" senza spirito critico e il potere politico,economico e sociale che il mondo cattolico da sempre le ha concesso.Tristezza….

  3. E\’ bello vedere che ci sono persone che combattono contro l\’ignoranza, gli abusi, le ingiustizie. Quelli come te attenuano la mia misantropia.
    Tanti auguri per questi 3 anni di blog… e per tutti quelli che verranno!

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