Lettura laica della Bibbia 4° puntata

La discendenza di Abramo segue con Isacco. Abramo chiede ad un servo di trovare per Isacco una moglie della sua stessa gente (ad evitare strani miscugli con schiavi): Così Abramo si è già arricchito nel modo che sappiamo. Ha un “maggiordomo” di fiducia. Può pretendere un matrimonio tra “uguali” per il suo figlio già qurantenne. E tutto ciò si deve fare in nome di Geova, Dio del cielo e della terra (prima volta che Geova viene promosso a tale rango). Per garantirsi la completa disponibilità del maggiordomo, Abramo lo fa giurare. Come si giura? mettendo la mano “sotto la coscia”, che vuol dire facendosi toccare i genitali (Flavio Giuseppe dice che occorreva toccarsi reciprocamente i genitali, restando in sospeso il giuramento tra donne o quello misto).. E’ un ossessione la nudità, i genitali,….! Ricordiamo ora che: Abramo proviene, con il padre Terach ed i fratelli, da Ur dei Caldei; che si era fermato a Carran (Siria) sulla via di Canaan sua meta ultima e patria definitiva. Ma subito dopo Geova, distratto, aveva detto che la patria di Abramo era Carran e questa cosa viene confermata. Il “maggiordomo”, “mette la mano sotto la coscia”, e parte con dieci cammelli, scorta e regali. Cosa può accadere? La storia della fonte, con la bella ragazza che si avvicina con un’anfora per dare da bere al servo (chiamiamolo così). E’ Rebecca, figlia di Betuél, fratello di Abramo (piccolo il mondo, eh?),  e quindi cugina di Isacco (ma della stessa gente). La Bibbia ci assicura che era vergine e noi ci crediamo. Il servo per ingraziarsela, non sapendo chi fosse, le mette un anello al naso (non ridete, era in uso) e le regala un bracciale. Saputo poi chi era, si inginocchia per ringraziare Geova (una specie di partita di giro ottenuta con i soldi che Sara ha procurato a partire dall’Egitto). Rebecca corre a casa con il servo e racconta al fratello Làbano ogni cosa. Il servo parla dello scopo del viaggio e delle ricchezze di Abramo. Non c’è dubbio, Làbano e l’improvvisamente comparso Betuél accettano benedicendo Rebecca: “Tu, sorella nostra (ma anche figlia o vi è un altro pasticcio del profeta, n.d.r.), diventa migliaia di miriadi e la tua stirpe conquisti la porta dei suoi nemici” (24,60). La costante del crescere e fare la guerra ai vicini è rispettata, per cui Isacco prese in sposa Rebecca e l’amò. Qui seguono le seguenti cose: altre mogli e figli di Abramo; altre notizie sulla genealogia; altre su quella del fratello Nacor; altre sulla sua morte (a centosettantacinque anni, con un furto di 55 rispetto a quelli promessi da Geova!), sulla sua sepoltura nel terreno comperato per Sara; sull’eredità lasciata ad Isacco; su altri doni ad altri figli che non essendo ritenuti degni vengono inviati al deserto; il solo Ismaele ha diritto ad una sua genealogia. E qui termina la storia di Abramo lo schiavista e il fautore della prostituzione della moglie. Termina (lo vedremo) anche la inutile e squallida storia di Isacco e ci si avvia a Giacobbe.

Isacco stenta a figliare, poiché sua moglie era sterile (altra costante: maschietti potenti, anche sotto l’effetto dell’alcool, e femminucce sterili! Solo questo dovrebbe far ridiscutere dalle fondamenta l’intera “biblioteca”!). Comunque Isacco fa la preghierina a Geova e questi lo esaudì (forse era il giocherellone Geova che aveva bisogno, ogni volta, di essere invocato). Rebecca partorisce due gemelli che però già nel grembo materno si litigano, tanto è vero che Geova così dice a Rebecca: “Due nazioni sono nel tuo seno e due popoli dal tuo grembo si disperderanno; un popolo sarà più forte dell’altro, ed il maggiore servirà il più piccolo” (25,23) e qui il maggiorascato viene ribaltato ad opera di Geova che tutto può. Vennero fuori Esaù e Giacobbe. Il primo rossiccio e peloso come un capretto e, dietro di lui, arrancato per il calcagno, Giacobbe. Esaù divenne uomo di caccia, mentre Giacobbe dormiva in tenda. Isacco, che era goloso di cacciagione, amava Esaù, mentre Rebecca teneva per Giacobbe. La primogenitura si risolse con il piatto di lenticchie. Esaù, che tornava esausto dalla caccia, vede lo sfaccendato Giacobbe mangiare un piatto di lenticchie. Gliene chiede un po’. Giacobbe, che conosce il modo di pensare di Geova, intravede l’affare e subito dice che gliele avrebbe date se lui gli dava la primogenitura. Esaù accetta, anche Isacco e, non si capisce proprio perché di nuovo si inventino dei fantasmi per fare poi gli esorcisti. Ma ritorna in scena per il solito vergognoso commercio, caratteristica della stirpe, Isacco.

 

        Il vecchio Abimelech se ne stava in finestra e vide Isacco che “scherzava” (la Bibbia usa spesso di questi giochi di parole: qui scherzavano sul serio!) con Rebecca. La cosa lo eccita ed egli chiama Isacco e questa volta, senza bisogno di sogni, gli dice che quella non può essere sua sorella ma deve essere sua moglie. Ma la conclusione è la stessa e Abimelech (che doveva essere proprio il cretino dei re) conclude la storia come l’aveva conclusa con Abramo. Questa volta, senza aver toccato Rebecca come la prima senza aver toccato Sara, niente beni materiali ma una sorta di salvacondotto perpetuo: “chi tocca quest’uomo e sua moglie, sarà messo a morte!” (26,11). Geova è compiaciuto non si sa bene di cosa e premia Isacco benedicendolo e centuplicando i suoi raccolti.

Abimelech però dovette avere un qualche ripensamento. Fece sigillare tutti i pozzi che avevano scavato i sevi di Abramo per le sue greggi e intimò ad Isacco di andarsene per il fatto che era più potente dello stesso re. Qui vi è un altro pasticcio perché Isacco se ne va ma resta! Infatti se ne va ma scava di nuovo i pozzi che avevano scavato i servi di suo padre. L’operazione di scavo lo fa litigare con altri pastori. Isacco dice che l’acqua è sua. Scavano e litigando arriva fino a Bersabea (più a sud, il che vuol dire che si tratta di due diversi racconti intersecantisi e messi insieme da un profeta un poco confuso) dove una notte gli appare Geova che dice: “io sono il dio d’Abramo, tuo padre. Non temere, perché io sono con te. Ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza” (26,24). Non resta che dire: un’altra volta? Visto che già per otto volte Geova dice questo. Isacco fa un altare e scava un altro pozzo. Abimelech ed altri lo hanno visto parlare con Geova ed allora vanno verso Isacco per fare pace con lui. Il Geova pare un maggiorente, un boss paesano.

Intanto riprendono le lotte tra Esaù e Giacobbe per la primogenitura (i beni ed i soldi). Il piatto di lenticchie non era che l’inizio. Ora segue un inganno nei riguardi di Isacco morente da parte di Rebecca e Giacobbe, complici. Isacco è vecchio, morente, rimbambito e semicieco. Chiama Esaù esperto cacciatore e gli chiede se gli può procurare un buon piatto di selvaggina. Esaù parte per cacciare ma Rebecca che origliava (la Bibbia è sempre maestra edificante), avverte Giacobbe e insieme prendono un capretto, lei lo cucina “alla cacciatora” (perché sembri selvaggina) poi riveste Giacobbe con il vello del capretto  (ricordate che Esaù era peloso fin dalla nascita) ed invia questi da Isacco con il piatto cucinato. Riesce ad ingannarlo anche mentendo spudoratamente. Al padre che gli chiede esplicitamente se era Esaù egli risponde SI. Ed Isacco, ingannato in tal modo, dopo aver ben mangiato e bevuto bendice Giacobbe credendolo Esaù: “Ecco l’odore di mio figlio come l’odore di un campo [ma come odoravano i campi? se il Giacobbe è rivestito di una pelle di capretto appena ammazzato?, n.d.r.] che Geova ha benedetto. Dio ti conceda rugiada dal cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto. Ti servano i popoli e si prostrino davanti a te le genti. Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre. Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto” (27,27-29). E, definitivamente, un capretto alla cacciatora, decide la sorte dei popoli.

Ma torna Esaù con la cacciagione ed Isacco fu colto da un fortissimo tremito, si accorge di essere stato truffato ma (questa è bella!) non può fare più nulla. Dice che ormai ha benedetto e maledetto e non si può tornare indietro. Nonostante le amarissime e giustificatissime grida di Esaù, il padre Isacco addirittura aggiunge sale alle ferite: “Ecco, lungi dalle terre grasse sarà la tua sede, e lungi dalla rugiada del cielo dall’alto. Vivrai della tua spada e servirai tuo fratello…” (27, 39 e 40). Da Esaù discendono gli idumei che vivono nel deserto. Saranno questi quelli che più di altri, come dice l’evangelista Marco (3,8),  cercheranno il Gesù (una vendetta, annunciata da due strani versi di Isacco? Questi dice infatti ad Esaù: “Quando ti riscuoterai, spezzerai il suo giogo dal tuo collo”). Qui Rebecca agisce in modo da mettere i gemelli l’un contro l’altro. Dice a Giacobbe di fuggire perché Esaù lo vuole uccidere. Ed egli, il vincitore, fuggì a Carran dal fratello di Rebecca, Làbano. Ma anche qui vi è un’altra storia che si interseca con la prima. Secondo questa seconda Giacobbe va a Carran per volere di Isacco e lì si ripete la storia del matrimonio del padre con una cuginetta con la differenza che ora non vi è sensale. Analogamente Esaù sposa una cuginetta figlia di quell’Ismaele nato dall’unione di Abramo con l’egiziana Agar. Durante il viaggio comunque Geova gli si presenta (ha accettato di buon grado l’imbroglio) e gli dice: “Io sono Geova, il dio di Abramo tuo padre [ma non era il nonno? n.d.r.] ed il dio di Isacco” (28,13). A questo punto poiché qui abbiamo una ripetizione di un discorso fatto più volte viene proprio naturale affermare che questo è un dio di una sola persona e della sua complicata e furbesca discendenza, è un dio che sta bene in una visione politeista. Naturalmente Geova rifà (e 9!) la promessa di quelle terre e …bla, bla, bla,….. Giacobbe si sveglia e riconosce in Geova il suo dio (cosa stupefacente pensando che era stato educato in casa di Isacco). Si rifà l’alleanza e così sia.

Continua con le nozze di Giacobbe…

2 Risposte

  1. TRa una cosa e l\’altra, Esaù ha dalle 3 alle 6 mogli; Abramo ebbe 3 mogli; Nacor 2 mogli… bei tempi quelli!
     

  2. L’interpretazione super-ironico-grottesca della bibbia sarebbe di fatto centrata, se solo si evidenziasse, senza scontrosa ironia, il puerile e fancilullesco racconto come di umanità bambina che scrive il suo diario d’infanzia. Quanta verità si trova nei racconti grotteschi dei bambini… Bibbi: Diario d’infanzia dell’origine dell’umanità.

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