Lettura laica della Bibbia – 8° puntata

Mosè ha vinto, ed ha portato in salvo "una grande massa di gente promiscua … e raccogliticcia" (12,38). Così il popolo di Israele è fatto di gente raccogliticcia? La cosa è normale se si segue una idea di liberazione (egiziani schiavi, schiavi di altri Paesi, mezzi sangue, di tutto cerca di sottrarsi alla schiavitù). La cosa diventa imbarazzante se la si guarda dal punto di vista della tradizione religiosa che vorrebbe un popolo, il popolo di Abramo puro ed incorrotto ed inoltre, caspita!, circonciso (con tutti i problemi che nascono nella ammissione o meno della circoncisione degli egizi). Questa storia della circoncisione è un poco ossessiva e riguarda anche Mosè, come abbiamo già visto. Vi è un brano dell’Esodo che suona straordinario. Come quella lotta notturna della Genesi con non si sa chi. "Mentre si trovava in viaggio, nel luogo dove pernottava, Geova gli venne incontro e cercò di farlo morire. Allora Zippora [la moglie, n.d.r] prese una selce tagliente, recise il prepuzio del figlio e con quello gli toccò i piedi [cioè il sesso, n.d.r] e disse: ‘Tu sei per me uno sposo di sangue a causa della circoncisione’ " (4,24-26). L’interpretazione di questo passo oscuro ed apparentemente fuori posto è che Geova, adirato per la non circoncisione di Mosè [è straordinario questo dio che si accorge ora del fatto che chi deve guidare il suo popolo non ha i requisiti per farlo!, n.d.r], voglia ucciderlo; e che allora la moglie, circoncidendo il figlio ma fingendo di staccare il prepuzio dal pene del marito, simuli la circoncisione. A questo punto si resta allibiti: l’apparenza, il rituale liturgico, soppianta la realtà?!?! E Geova che se la beve. Verrebbe da ridere se la cosa non fosse estremamente seria.

Cosa si ricava? Mosè non era circonciso e non lo fu. Quindi non era ebreo nel senso della tradizione ebraica. In tal senso il brano precedente diventa comprensibile se solo si sostituisce al soggetto "Geova", l’altro soggetto "il popolo di Geova". La circoncisione falsa era un modo per far digerire Mosè agli ebrei e non certo per ingannare dio. E questo Mosè, sia qual sia il suo status è il fondatore dello Stato ebraico, di quella "masnada di gente raccogliticcia", ribellatasi ai lavori forzati del faraone. E’ il capo dei ribelli, lo spartaco della situazione che, dopo una fuga avventurosa, si sottrae ad un dominio odioso per andarlo ad imporre ad altri popoli che hanno il solo torto di trovarsi in mezzo (nella zona di nessuno) dei due  grandi imperi, quello dell’Eufrate e quello del Nilo. Mosè si guadagnerà i galloni di capo di quel popolo nella lunga traversata del deserto tra mille difficoltà. Il non circonciso sarà a capo del popolo dei circoncisi e quelli che non lo erano lo saranno ad opera di Giosuè, al momento dell’ingresso nella terra promessa.

Mosè sta quindi fondando il nuovo Stato di Israele. Oltre a quella egiziana, altre culture interverranno. A cominciare da quella della moglie di Mosè, Zippora, che era di cultura madianita. Il padre di Zippora, Jetro (che prima si chiamava Reuel, n.d.r.) gli fornirà il primo modello di organizzazione dello Stato. Poiché Mosè da solo tentava di mettere ordine tra la sua gente raccogliticcia, Jetro gli dice: "Perché siedi tu solo, mentre il popolo sta presso di te dalla mattina alla sera? … Ti voglio dare un consiglio, e Dio sia con te! Tu stà davanti a Dio in nome del popolo, e presenta le questioni a Dio. A loro spiegherai i decreti e le leggi … Invece sceglierai tra tutto il popolo uomini integri che temono Dio, uomini retti …, e li costituirai sopra di loro come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine: Essi dovranno giudicare il popolo in ogni circostanza; quando vi sarà una questione importante, la sottoporranno a te …" (18,14 e 19,22). Vi è qui un passaggio fondamentale. Una cultura diversa, sedentaria, definisce uno Stato per un popolo nomade. Nasce una burocrazia piramidale di giudici con un capo che la amministra in nome del popolo. E’ una operazione analoga a quella di Solone in Grecia e di Servio Tullio a Roma: spariscono le tribù a favore di divisioni della popolazione in base al numero. Ma qui nasce un problema che a questo punto tutti si sono posti. Se ne rende conto anche Geova. Non vi sono leggi da amministrare! Ed allora Geova costruisce una sceneggiatura alla Cecil B. De Mille e fornisce le Leggi che mancavano.

Gli israeliti si erano accampati accanto al monte Sinai quando Mosè venne convocato da Geova in mezzo a una bufera o una eruzione vulcanica (visione laica, n.d.r.). Egli disse a Mosè di riferire queste parole al suo (di Geova, n.d.r.) popolo: "Se custodirete la mia alleanza, sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa!" (19,5). E qui uno potrebbe anche preoccuparsi. Da una terra promessa si passa a tutta la terra! Dalla promessa di una conquista si passa ad una nazione santa! Qui abbiamo effettuato una svolta storica rispetto ad Abramo. Dette le cose ora scritte al popolo, questo in coro disse: "Quanto Geova ha detto, noi lo faremo!" (19,8). Ecco uno dei primi pronunciamenti popolari in favore di Geova. Da qui nasce il geovismo come religione esclusiva del popolo ebraico, di quella masnada raccogliticcia. Geova annuncia successivamente a Mosè: "Ecco io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te, e credano sempre anche a te" (19, 9). Ed a questo seguono minacce di morte ripetute più volte per chi toccherà il monte. Mosè aggiunge per buon peso, tre giorni di astinenza sessuale per il popolo. Ed ecco l’evento così preparato.

"Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, ci furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte ed un suono fortissimo di tromba … Tutto il popolo fu scosso dal terrore. Il monte Sinai era tutto fumante" (19,16 e 17). Geova aveva Mosè di fronte. Gli ordina, incomprensibilmente (a meno che non gli servisse un interprete, n.d.r.), di scendere dal monte e di tornare su con Aronne. A questo punto Geova "pronunciò queste parole…" (20,1) e qui vi è il decalogo che viene ripetuto in due versioni. In una è lo stesso Geova che scrive con il suo dito le tavole. Nell’altra Geova detta a Mosè le leggi, raccomandandogli di scrivere con calligrafia chiara. Il fatto straordinario è che in tale decalogo non vi è traccia della circoncisione, dell’unico comandamento di Geova ad Abramo. In fondo non interessava troppo questo aspetto a Mosè, proprio perché non era un ebreo. Comunque Mosè comunicò le leggi al popolo ed il popolo le accettò. Ricomincia qui il racconto appena terminato dell’apparizione di Geova a Mosè (succede spesso, n.d.r.) e si aggiunge la minuziosa descrizione del tempio e delle vestimenta dei sacerdoti (cosa saranno forse lo sapeva solo il compilatore del VII secolo a.C. oppure il riferimento era ad altre religioni, n.d.r.). Arriviamo alla fine di questa seconda narrazione, al ritorno di Mosè dalla montagna per leggere al popolo di Geova le sue (di Geova?) volontà. Ma qui vi è la sorpresa. Il popolo di Geova si diverte con un vitello d’oro (il Bue Api?) con tutte le perfide conseguenze per il popolo di Israele (e non solo). Qui Geova sapeva di antemano cosa avrebbe trovato Mosè appena disceso dal monte. E Geova vuole distruggere quel popolo. Ma Mosè intercede e Geova perdona. C’era da sperare che il perdono chiesto da Mosè a Geova fosse anche di Mosè. Invece questi imbufalisce al vedere vitello e danze e se la prese con le tavole della legge sbattendole per terra e spezzandole! Un vero sacrilegio, soprattutto nel caso che queste tavole fossero state scritte dalla stesa mano di Geova (prima versione della trasmissione delle leggi).

Mosè spezzò anche il vitello d’oro e lo bruciò,  fatto che mostra quindi  l’essere il vitello di legno dorato. Ma l’ira prosegue contro "questo popolo che non aveva più freno perché non aveva più freno" (32,25) (caspita, una logica stringente!, n.d.r.). Mosè disse che chi era con Geova doveva mettersi dalla sua parte, facendo quindi un vero appello alla guerra civile. Tutti i leviti gli si raccolsero intorno e Mosè disse loro: "Dice Geova, dio d’Israele: ‘Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra: ognuno uccida il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente’ " (35,25-27). Qui Mosè mente perché poco prima Geova gli aveva detto che perdonava il suo popolo. Oppure ha mentito il profeta. Sta di fatto che i leviti "agirono secondo il comando di Mosè, e in quel giorno perirono circa tremila (un’altra versione parla di ventimila) uomini del popolo" (32,28). Il tutto ha l’apparenza di un colpo di Stato da parte di Mosè e della sua tribù (i leviti genitori e balia) contro altre tribù.

Mosè si compiace con gli assassini e li promuove. Geova li benedice perché hanno ammazzato amici e parenti. Qui Geova, ripeto, era stato buono ma si intravede l’uso della religione come instrumentum regni. La cosa prosegue con Mosè che va a raccontare a Geova quello che Geova gli aveva raccontato ed era accaduto. Geova si adirò per quanto sente (qui non resta che stupire) e "percosse il popolo perché aveva fatto il vitello fatto da Aronne" (32,35). Ed a questo punto, sembrerà incredibile, ma ricomincia tutta la storia di Mosè che va sul Sinai,…eccetera, fino all’arrabbiatura e alla strage e….

Con quest’altra storia edificante si chiude l’Esodo.

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