Lettura laica della Bibbia – 9° puntata

Mosè è ora il capo del popolo di Israele. Seguiremo altre sue vicende su altri libri del Pentateuco. Intanto occorre dire che già dagli episodi del Sinai intravediamo i leviti come suoi sacerdoti-gendarmi. La Bibbia in molte parti ci dice che i leviti erano “mansueti” come il loro capostipite, Levi. Ma se andiamo a ricordare ci ritroviamo con il massacro che Levi, insieme a suo fratello Simeone, realizza a Sichem. Massacro per il quale sarà maledetto dal padre Giacobbe, per poi essere premiato con il sacerdozio e con il fatto che tutti gli altri fratelli dovevano dargli una decima. L’altro è il massacro di coloro che non facevano parte della tribù levita e che insieme ad Aronne avevano festeggiato con il vitello dorato.

Osserviamo intanto che, con Mosè, cambia la struttura del potere tra gli ebrei. Prima il capotribù era tutto, anche sacerdote. Ora il sacerdote inizia a costituire una casta separata dagli altri. Una casta cui dallo stesso Mosè viene assegnato il potere di controllo, anche militare, sul popolo. In punto di morte Mosè benedirà i leviti per lo stesso motivo per cui Giacobbe li aveva maledetti: la violenza assassina che non guardava in faccia a nessuno. Dice Mosè: “Dà a Levi i tuoi Tummin, ed i tuoi Urim all’uomo a te fedele [questa espressione sta per: dai agli uomini che ti dico gli strumenti per conoscere la volontà di Dio], a lui che dice del padre e della madre: io non li ho visti ; che non riconosce i suoi fratelli ed ignora i suoi figli. Essi insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge ad Israele” (Dt., 33,8-10).

La vocazione omicida dei leviti si ripropone anche in altri episodi (vivo ancora Mosè, ma morto Aronne). Alcuni di questi episodi rappresentano la ribellione di altre tribù. In qualche modo si ripeteva a Mosè ciò che in Egitto gli aveva detto quello schiavo ebreo: insomma, chi credi di essere per poterci comandare? Altri episodi avevano origini diverse. Il più orrendo è quello di Peor, raccontato in Numeri . Il protagonista è Pineas, figlio di Eleazaro, figlio di Aronne, quindi per diritto ereditario, gran sacerdote. Siccome gli israeliti avevano iniziato ad avere rapporti con le donne dei madianiti, Geova ordinò a Mosè (che aveva sposato una madianita!) di “appendere al palo i colpevoli, davanti a Geova, il sole [reminiscenza del dio sole di Akenaton?,n.d.r]” (Nm.,25,4) al fine si immagina di educarli.. Ma Pineas utilizzò una variante: vedendo un israelita andare con una madianita, “prese in mano una lancia, seguì quell’uomo di Israele nella tenda e li trafisse tutti e due, l’uomo di Israele e la donna, nel basso ventre” (Nm.,25,8), cioè nel sesso. Si torna alle origini, al delitto d’onore o comunque a sfondo sessuale, inaugurato da Levi con i sichemiti. Questo duplice assassinio viene premiato per bocca di Geova in persona: “Io stabilisco con lui un’alleanza di pace, che sarà per lui e la sua stirpe dopo di lui, un’alleanza di un sacerdozio perenne, perché egli ha avuto zelo per il suo Dio e ha fatto il rito espiatorio per gli israeliti” (Nm.,25,12-13). Ma vi è di più, proprio nell’ultima frase della penultima citazione, quella di Mosè: si attribuisce a questi sacerdoti-gendarmi-assassini un compito di grande responsabilità: quello dell’insegnamento della religione.

Tra vari episodi, ci viene raccontata anche la congiura ordita contro Mosè da parte della sorella Maria (profetessa) e dal fratello Aronne. “Maria e Aronne parlarono contro Mosè a causa della donna etiope [madianita,n.d.r] che aveva sposato … Dissero: ‘Geova ha forse parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?’ ” (Nm.,12,1-2). Rispetto a tutto quello che si è detto prima, il discorso dei congiurati non fa una piega, particolarmente la proibizione di sposare donne straniere. Ma Geova si schiera ancora con Mosè in modo coreografico: “Scese in una colonna di nube, si fermò all’ingresso della tenda” rimproverando i due fratelli ed esaltando Mosè. E, quando se ne andò, “la nuvola si ritirò di sopra la tenda, ed ecco, Maria era lebbrosa, bianca come neve” (Nm.,12,5 e 9), salvo farla guarire dopo 7 giorni.

Chiudo con il seguire le vicende “cronologiche” della Bibbia. Continuerò invece con quattro degli episodi più significativi presi in altri Libri e con delle considerazioni generali.

Giosuè ed il dio eletto (1° di 4 episodi rilevanti della Bibbia)

Sul fatto che quella “masnada di raccogliticci” al seguito di Mosè avesse un dio certo vi è da discutere. Intanto fu Mosè il primo a dare una direttiva certa, con il massacro sotto il Sinai di tutti coloro che non erano con Geova. I leviti inaugurarono la casta dei sacerdoti-gendarmi ed il tutto resta così in termini di potere, fino a Giosuè, quando vi è un altro cambiamento strutturale. Passiamo quindi ai libri storici.  per seguire un poco le vicende di Giosuè, braccio destro, erede di Mosè e conquistatore di gran parte della terra promessa, nella quale, nonostante le tante e ripetute promesse, Geova impedì a Mosè di entrare.

Geova è un dio che ha un’alternanza di adesione. E Giosuè è un’altra tappa che porta all’adesione ma in modo diverso, come vedremo.  Al termine delle sue conquiste, prima di morire (a 110 anni!), Giosuè raduna tutte le  tribù di Israele a Sichem per parlare loro e cercare risposte plebiscitarie. Egli ricorda che: “I vostri padri, come Terach  padre di Abramo e padre di Nacor, abitarono dai tempi antichi oltre il fiume [alta mesopotamia], e servirono altri dei” (Gs. 24,2) e ricorda la storia della conquista attribuendone merito a Geova concludendo: “Temete dunque Geova, e servitelo con integrità e fedeltà; eliminate gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume [a Carran] e in Egitto, servite Geova. Se vi dispiace di servire Geova, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume, oppure gli dei degli Amorrei, nel paese dei quali abitate” (24,14 e 15).

In questo brano si dicono varie cose. A Carran, Abramo aveva altri dei e non conosceva Geova. In Egitto gli ebrei che seguirono Mosè avevano altri dei, come il Bue Api che tentarono di ricostruire (il vitello dorato).

Nell’esodo gli ebrei sembrano proprio non avere ancora un loro dio. A questo punto Giosuè offre una scelta, addirittura tra tra tre gruppi di divinità, quelle mesopotamiche, quelle egizie e quelle palestinesi (amorree) ma con l’avvertenza (da non trascurare, per le possibili conseguenze!) che egli e la sua casa hanno scelto di “servire Geova”. Di fronte a questa cosa gli ebrei avevano già una risposta, o no? “Lungi da noi l’abbandonare Geova per servire altri dei … Anche noi vogliamo servire Geova, perché egli è il nostro dio” (Gs., 24,16-18). Ma Giosuè insiste con un discorso in cui sembra negare ciò che vuole: “Voi non potrete servire Geova, perché è un Dio santo, un Dio geloso … Se abbandonerete Geova e servirete dei stranieri, egli vi si volterà contro …” (24,19-20) ed il popolo, naturalmente: “No! Noi serviremo Geova!” (24,21).

Abbiamo qui un ottimo quadro di una società politeista con un venditore di un dio rispetto ad un altro. Per di più un tal dio è anche geloso e vendicativo. Definizione di un principio di intolleranza verso altre religioni che vuol dire, verso altre culture ed altri popoli. E Giosuè può concludere: “Voi siete testimoni contro voi stessi che vi siete scelto Geova per servirlo … Eliminate gli dei dello straniero, che sono in mezzo a voi, e rivolgete il cuore verso Geova, dio di Israele” (24,22 e 23). Ecco che il popolo eletto ha in realtà eletto il suo dio: la vera storia del popolo eletto da dio ci si è rivelata come la storia del dio eletto dal popolo! Anche se, naturalmente vi sono altrove  affermazioni opposte (ma la Bibbia dice e dirà sempre tutto ed il contrario di tutto).

La scelta solenne fatta in presenza di Giosuè, naturalmente non fu definitiva. I tradimenti seguirono. Infatti, “Dopo quella generazione ne sorse un’altra, che non conosceva Geova … e servirono i Baal … e seguirono altri dei di quei popoli che aveva intorno” (Gdc., 2,10,12). C’è a questo punto da osservare che vi è una sorta di lunga marcia dal politeismo al monoteismo con la triste constatazione del fatto che questo non fu certo un avanzamento, ma una chiusura verso gli altri, una sorta di razzismo.

Su Giosuè vi ancora altro da dire. Con il racconto delle sue imprese troviamo nei libri storici l’inizio di quella categoria storica che è l’idea dello sterminio di chi non è con lui, dalla propria parte. Israele mostra dalla Bibbia di non conoscere altri rapporti con altri popoli che non siano di sterminio. E lo sterminio va oltre la strage in campo di battaglia (opera indegna di ogni esercito); esso investe tutta la popolazione, talvolta risparmiandone bambini e donne per farne schiavi e concubine (ma talvolta sacrificando anche loro , come contro i madianiti). Questo sterminio è presenza ossessiva in tutto il libro di Giosuè: “Così Giosuè batté tutto il paese … Non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere chje respira, come aveva comandato Geova, dio d’Israele”  (Gs., 10,40). Ebbene questo è un ritornello che si ripete SEMPRE nel libro di Giosuè. E la Bibbia si compiace talmente dello sterminio da inventare perfino il noto episodio del sole e della luna fermati da Giosuè per prolungare il giorno, in modo da completare il massacro; e da spiegarci come gli ebrei si trattenessero sei mesi nel paese dei madianiti, per non lasciarvi superstiti. E non mancano frasi lapidarie del tipo: “Poi il paese non ebbe più guerra”; “Nessuno mosse più lingua contro gli israeliti”.

Viene subito in mente l’Iliade che tra ogni crudeltà prevede l’infinita tenerezza tra Ettore ed Andromaca ed il loro figlioletto Astianatte; c’è il tragico pianto di Achille per la morte dell’amato Patroclo; c’è la pietà dello stesso Achille di fronte al padre del nemico ucciso … E così per ogni altra tragedia guerresca dell’antichità. A lato di vergogne vi è sempre la speranza che nasce dalla pietà, dal tentare di avvicinarsi alle ragioni del “nemico”. Qui no! Qui non vi è mai ombra di pietà. Lo sterminio deve sempre essere compiuto fino in fondo. E neanche a prendersela con il popolo ebraico. E’ Geova che vuole così! Questo, cioè quello descritto dalla Bibbia, è il suo mondo di promesse.

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