Lettura laica della Bibbia – 10° puntata

Gli episodi successivi, di interesse per la nostra ricostruzione del filo storico della Bibbia, riguardano Salomone, Giosia ed Esdra. 

Dopo Giosuè, il periodo dei giudici, quello dell’effettiva conquista, vede l’alternarsi del geovismo con culti assorbiti da popolazioni locali. Con l’avvento della monarchia, le cose non andranno diversamente. Saul, il fondatore della monarchia, per iniziativa del giudice-sacerdote Samuele, cade in disgrazia per "non aver fatto ciò che è giusto agli occhi di Geova", cioè per non aver sterminato tutti i filistei. Con gli eredi di Saul, Davide e suo figlio Salomone, si ha il periodo d’oro della monarchia nel nome di Geova ma con molti cedimenti ad altri culti: "Giuda e Israele erano numerosi come la sabbia del mare e mangiavano e bevevano allegramente" (1 Re, 4,20). Davide fu il fondatore della monarchia teocratica e colui che trasportò l’arca dell’alleanza a Gerusalemme. Inoltre egli fabbricò un altare, su una delle alture della prima sconosciuta Gerusalemme, sul quale sacrificare a Geova. Qui, nella Bibbia seguono racconti, come sempre non concordanti nel vari Libri. La loro caratteristica comune è che sono costruiti, come nel costume di molte tradizioni antiche, in una epoca in cui i fatti sono già accaduti ma con la pretesa sensazione che i fatti siano profetizzati da un’epoca precedente. Quindi il famoso tempio di Salomone sembra essere profetizzato già sotto Davide  ed in modo da tentare paralleli con Mosè e la sua costruzione dell’Arca dell’alleanza, dati i progetti che vengono forniti dallo stesso Geova.

Ma prima di andare oltre su questo tempio che segnerà, nella Bibbia, una svolta politica e culturale è, come già detto, fondamentale riferirsi allo studio ponderoso di due archeologi ebrei contemporanei, Israel Finkelstein (Nadler Institute of Archeology all’Università di Tel Aviv) e  Neil Asher Silberman (Centre for Public Archeology and Heritage Presentation, Belgio), recentemente pubblicato in Italia e dal titolo: Le Tracce di Mosè, Carocci, 2002. Dicono i nostri autori: "Una lettura ravvicinata della descrizione biblica dell’epoca di Salomone suggerisce in modo evidente che si tratta della raffigurazione di un passato idealizzato, una gloriosa età dell’oro. … Oltretutto non esiste neanche un singolo testo egiziano fra quelli noti che nomini David o Salomone per la loro ricchezza e la loro potenza. E le testimonianze archeologiche dei famosi progetti architettonici di Salomone a Gerusalemme sono inesistenti. Gli scavi effettuati nel diciannovesimo ed all’inizio del ventesimo secolo intorno alla collina del Tempio a Gerusalemme non sono riusciti ad identificare nemmeno una traccia del leggendario edificio o del complesso palazzo di Salomone" (pag. 143). Questa testimonianza scientifica da parte di studiosi ebrei dovrebbe sgombrare il campo da mitologie e superstizioni. Si tenga presente quanto detto nella interpretazione di ciò che segue.

La costruzione del tempio, da parte di Salomone, rappresenta, come accennato, un momento di accentramento del potere politico e religioso nella terra di Giuda, la più meridionale di tutte le tribù e la più lontana dai contatti esterni, soprattutto con le popolazioni del nord. Questa commistione di potere politico e religioso viene fuori clamorosamente (ed in modo blasfemo) in una frase della Bibbia: "Salomone decise di costruire un tempio al nome di Geova ed una reggia per sé" (2 Gr., 1,18) nella quale frase vi è la perfetta parità dei poteri e non una discendenza di uno dall’altro. Questa è l’eredità che noi abbiamo nella Chiesa di Roma: per secoli sulle chiese hanno figurato nomi di Papi e/o di santi, dimenticando l’origine dei luoghi di culto. 

Il tempio in quanto tale mostra che si abbandona la tradizione cananea e fenicia e quella israelitica dei tabernacoli e le tende. Ora intervengono ingegneri, artigiani, artisti,…. si passa ad una religione con caratteri piuttosto sincretisti (ogni popolo ha il suo dio e rispetta quello degli altri) per l’apporto delle culture fenicie e libanesi, culture di coloro che dovranno costruire. Il re fenicio Chiram aiuta Salomone nell’opera dedicata a Geova, mentre Salomone continuerà ad adorare i Baal ed Astarti fenici (il profeta ci dice che questa cosa era dovuta  all’influenza delle 700  mogli e 300 concubine di Salomone – sic! -). Inoltre il tempio è una flagrante violazione di tutte le leggi mosaiche. E’ violata la prescrizione di non scolpire immagini di alcun essere vivente, infatti, come solo esempio, il bacino dell’acqua lustrale poggia su ben dodici buoi di bronzo inoltre "c’erano leoni, buoi e cherubini; le stesse figure erano sulle traverse … sulle pareti scolpì cherubini, leoni, ecc…" (1 Re., 7,25-27). Insomma Salomone gareggia con i popoli vicini, inizialmente indicati da sterminare. E nel discorso di inaugurazione del tempio Salomone afferma varie cose che mostrano che quanto dice è quanto già sapeva il cronista, al momento della redazione. Infatti Salomone afferma che il tempio è inadatto per un dio dei cieli (il fatto è straordinario per chi ha terminato una impresa come quella) e, nel fare ciò mostra che dovevano esservi delle opposizioni al suo operato. Egli parla poi di suo popolo che sarà sconfitto perché ha peccato contro Geova, di deportazione del suo popolo verso altre terre, di preghiere che da lontano rivolgeranno a Geova "rivolti verso il paese che tu hai dato ai loro padri, verso la città che ti sei scelta e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome" (1 Re., 8,47-48) mostrando che dalla Bibbia deriva il modo di pregare dei musulmani. In questo discorso vi è anche un elemento di tolleranza fondamentale (a parte il solito ridiscutere dell’appropriatezza di tal dimora per Geova), purtroppo smentito rapidissimamente nel futuro. Dice Salomone: "Anche lo straniero, che non appartiene ad Israele tuo popolo, se viene da un paese lontano, a causa del tuo nome …, se egli viene a pregare in questo tempio, tu ascoltalo dal cielo, luogo della tua dimora" (1 Re., 8,41-43).  

La visione salomonica del mondo diviso a metà tra geovismo e sincretismo non durò. A Salomone successe lo scisma religioso e la secessione politica. Il regno unitario era durato un centinaio d’anni (1030-931 a.C.). Nacque, ad opera del generale di Salomone, Geroboamo, un regno di Israele del Nord (10 tribù!) dove prevalse il sincretismo e dove i leviti erano appartati dal potere e dove erano tollerati culti idolatrici, tra cui quello del vitello. Dall’altra parte rimase solo la piccola tribù di Giuda sotto il comando di Roboamo. I leviti, sacerdoti prima sparsi per tutto il territorio, si concentrarono in Giuda, appena privati del sacerdozio. Questa fuga dal nord al sud di sacerdoti geovisti si ripeterà due secoli dopo, al momento della caduta del regno d’Israele sotto i colpi dell’impero assiro di Sargon II (721 a.C.). Questa grande migrazione di leviti in giudea, dove già erano in maggioranza, fa nascere il sentimento dell’unità nazionale che doveva compiersi alla luce di una nuova alleanza con Geova (seconda legge che Geova aveva consegnato a Mosè). Dei re che si susseguono, la Bibbia ne salva solo due (il regno di Israele aveva peccato per aver fatto ciò che non è giusto agli occhi di Geova): Ezechia (716-687) che regnò dopo la caduta di Israele e Giosia (640-609). Ezechia sembra restaurare la prescrizione di rappresentare essere viventi e, seguace di Mosè e Geova, fa distruggere il serpente di bronzo che usava Mosè sopra al suo bastone (ma non si occupa delle altre immagini nel tempio). Ezechia comunque iniziò un restauro del tempio, restauro che proseguì per molto tempo. Giosia continuò tale restauro e, durante tali operazioni, il gran sacerdote Chelkia ritrovò il libro della legge, quel codice, attribuito a Mosè e poi inserito nel Deuteronomio. Con tale libro si fece opera di indottrinamento, alla quale Giosia fece seguire atti concreti. Riferendosi agli oggetti di altri culti (ed anche al culto di Geova professato fuori dal tempio), Giosia userà questi verbi: "bruciare, demolire, profanare, far scomparire, frantumare, fare a pezzi, tagliare, immolare, riempire con ossa umane o bruciarvele sopra" (23,4-14). Inoltre "immolò sugli altari tutti i sacerdoti delle alture locali e vi bruciò sopra ossa umane" (23,20), indi "fece scomparire anche i negromanti, gli indovini, i penati, gli idoli e tutti gli abomini che erano nel paese di Giuda e in Gerusalemme, per mettere in pratica le parole della legge, scritte nel libro trovato dal sacerdote Chelkia nel tempio" (23,24).

Il cronista è entusiasta: "Prima di lui non era esistito un re che come lui si fosse convertito a Geova con tutto il cuore e tutta l’anima e con tutta la forza, secondo tutta la legge di Geova; dopo di lui non ne sorse un altro simile" (23,25). Geova non ricambiò tante attenzioni e Giosia fu ucciso al primo incontro con il faraone Nekao che passava di lì per andare in Assiria. Questo entusiasmo del cronista e la liquidazione dei posteri, nasce dal fatto che, sotto Giosia vi fu la compilazione del corpo centrale della Bibbia. Si trattava di esaltare in qualche modo, colui che pagava per questa operazione (in tal senso i "giornalisti", non hanno cambiato molto il loro comportamento).

La deportazione del popolo di Israele del 721 a.C. era stata e rimase senza ritorno: nel paese, accanto a pochi ebrei poveri (agricoltori ed artigiani in gran parte) lasciativi dai deporatatori assiri, furono introdotti coloni dai paesi vicini, con il risultato di una popolazione mista, quella dei samaritani aperta a varie religioni. Tra queste anche il geovismo perché, secondo la Bibbia, gli assiri avevano commesso l’errore dal quale Geova aveva messo in guardia gli ebrei al momento della conquista, cioè di spopolare troppo il paese, ridando spazio pericolosamente a belve feroci. Furono quindi proprio i nuovi abitanti a invocare l’invio di preti leviti, esperti del luogo. 

La deportazione di Giuda ebbe invece un suo piccolo ritorno dopo mezzo secolo, anche se il grosso degli israeliti e giudei restò in Babilonia. Principali promotori del ritorno furono il profeta Ezechiele, Esdra, "sacerdote e scriba della legge del Dio del cielo" (Esd.,7,12) e Neemia, "coppiere del re" (Neh.,1,11). Nei libri dedicati a questi personaggi si descrive la ricostruzione  del tempio e delle mura di Gerusalemme (mentre la reggia di Salomone non sarà ricostruita). Il vero artefice del ritorno fu il nuovo signore di Babilonia, Ciro (585-530 a.C.) già re di Persia, della dinastia degli Achemenidi, che si rifaceva alla religione del dio Ahura-Mazda, disposta ad identificare  il suo dio con il dio unico degli ebrei e a tollerare tutti i culti. A seguito di un editto di Ciro, 42.370 persone e 6.337 tra schiavi e schiave tornano a Gerusalemme con la naturale opposizione di chi ormai da anni abitava quelle terre (samaritani ed arabi). La ricostruzione procede ma diventa necessaria la vigilanza armata. I samaritani chiedono di partecipare a tale impresa ma non vengono accettati. Allora si rivolgono al successore di Ciro, Artaserse, per avvertirlo di questa popolazione, da sempre ribelle, che presto o tardi provocherà sedizioni. Dopo una breve sospensione dei lavori, il re Dario, reintegrerà le disposizioni di Ciro con un suo editto. A questo punto si aggiunge uno strano documento che dovrebbe essere del successore di Dario, Artaserse II (404-358), indirizzato ad Esdra per invitarlo "a fare inchiesta in Giudea ed a Gerusalemme intorno alla osservanza della legge del tuo dio" (7,14), ed in più gli viene ingiunto: "Quanto a te, Esdra, con la sapienza del tuo dio, che ti è stata data, istruisci quelli che non la conoscono" (7,25). 

Si tratta di una novità rispetto all’editto tollerante di Ciro. Ora si tratta di intervenire sulle coscienze, a cui si fa seguire una precisa sanzione: "A riguardo di chiunque non osserverà la legge del tuo dio e la legge del re, sia fatta prontamente giustizia o con la morte o con il bando o con ammenda in denaro o con il carcere" (7,26).

Così, alla ricostruzione materiale del tempio segue quella ideale del geovismo. Quella provincia  dell’impero persiano può di nuovo instaurare l’intolleranza, questa volta con un ordine di un re straniero. Ma vi è un qualcosa di più triste della pena di morte invocata da Artaserse, la più spietata ferocia degli ebrei contro se stessi. Con Esdra nasce il giudaismo che sarà implacabile con ogni deviazione dalla legge che non voleva inquinamenti di razza (a questo punto, la cosa pare straordinaria). Ai capi che vengono a segnalargli che né il popolo, né gli stessi leviti e sacerdoti si sono separati dalle popolazioni locali, anzi, "hanno preso in moglie le loro figlie per sé e per i loro figli; e così hanno profanato la stirpe santa" (9,1-2). Esdra risponde prima lacerandosi le vesti e strappandosi la barba ed i capelli per la disperazione, e poi tenendo un discorso al popolo per ammonire che "il paese di cui voi andate a prendere possesso è un paese immondo per l’immondezza dei popoli indigeni"  e "per questo non dovete dare le vostre figlie ai loro figli, né prendere le loro figlie per i vostri figli" (9,11 e 12).

E’ l’antico precetto mille volte violato, ma che da questo momento sarà messo definitivamente ed intransigentemente in pratica. L’assemblea del popolo di Geova, rimanderà alle loro terre le mogli ed i figli nati da essi (come definire ciò?). Viene sancito la distruzione dei beni e l’espulsione dalla comunità per chi non esegue entro tre giorni la decisione. Inizia così la violenta separazione che dà il via al giudaismo. Resta da mettere d’accordo ciò con quanto aveva sostenuto Salomone, a proposito dell’accettazione dello straniero ma, tant’è, queste continue contraddizioni ora giungono al termine. Il giudaismo presenta, rispetto a persecuzioni e violenze comuni a tutte le altre comunità religiose, la triste novità del ripudio delle mogli e dei figli considerati stranieri. Si tratta di una pia violenza esercitata in nome di dio.

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