Lettura laica della Bibbia – Ultima puntata

Qui di seguito le ultime considerazioni del testo tratto dal sito di Roberto Renzetti www.fisicamente.net e che vi ho riportato a puntate.
 
Questa sarebbe una storia infinita ed in realtà lo è. Come fare con la logica e la ragione a convincere chi alla fede affida le sue speranze. Tutto sarebbe ancora comprensibile, al secondo ordine, se ci si affidasse ad un dio immateriale a cui rivolgersi con ogni preghiera. Il fatto è che qui si vuole creare un dio che dovrebbe discendere da fatti terreni, un personaggio poco raccomandabile che sarebbe stato meglio non aver mai conosciuto. Un vendicativo assassino. Un geloso ed invidioso. Il peggio dei peggiori degli uomini perché ha la forza di fare del male e la usa.

SAUL – I culti e le leggende antiche ci raccontano di indovini che diventavano capaci di prevedere quando cadevano in trance ballando vorticosamente sotto l’effetto di droghe. E’ il motivo per cui i sogni (e le profezie che ne conseguivano) nella Bibbia hanno grande rilevanza, le droghe in un popolo che viveva in deserti sterminati alleviavano molto la vita. Il racconto di un aneddoto relativo a Saul ci dà buona mostra di quanto ho appena detto.     Saul si dirige verso la città di Gabaa appena uscito dalla sua tenda. Prima di arrivare gli si fanno incontro dei profeti che cantavano e suonavano mentre profetizzavano. Entrato nel gruppo Saul iniziò a profetizzare con loro (il profetizzare aveva il senso di improvvisare rime accompagnati da musica, il cantare insomma. A Roma la cosa si mantiene ancora: gli stornellatori accompagnati da una chitarra sono dei profeti eccellenti).

DAVIDE – Il grande Davide è ricordato solo nella Bibbia. Poveraccio nessuno che ricordi un tale mito ! In un certo periodo il Re si era comportato male avendo disubbidito a Dio. Dio naturalmente lo deve punire e, nella sua magnanimità, gli permette di scegliere la pena: "Vuoi tre anni di carestia nel tuo paese o tre mesi di fuga davanti al nemico che t’insegua oppure tre giorni di peste nel tuo paese ?". Davide scelse la peste ed il popolo ebraico su ancora decimato "da Dan a Betsabea morirono settantamila persone del popolo. Ma il signore si pentì (che strazio! che incostanza! che volubilità!) di quel male che aveva fatto e disse all’angelo che distruggeva il popolo ‘Basta, ritira ora la tua mano!’ " (II Sm. 24-13).

SALOMONE – La premessa è che sotto il regno di Salomone "Giuda ed Israele erano diventati numerosi come la sabbia del mare e mangiavano e bevevano allegramente" (I Re. 4). Naturalmente la grandezza di petulanti elemosine in Egitto si misura a suon di piramidi. E Salomone, con le stesse modalità con cui si costruivano le piramidi, si mise a far costruire il Tempio: "Il re Salomone reclutò il lavoro forzato [facendo smettere le gozzoviglie di cui prima, n.d.r.] ed il lavoro forzato era di trentamila uomini. Salomone aveva settantamila operai addetti al trasporto di materiale e ottantamila scalpellini a tagliar pietra sui monti, senza contare gli incaricati dei prefetti che erano tremila trecento preposti da Salomone al comando delle persone addette al lavoro. Il re dette ordine di estrarre grandi massi, tra i migliori perché venissero squadrati per le fondamenta del tempio" (I Re 4/14). Boooooooom!!! Ma vi rendete conto delle bestialità che sono scritte in questo pezzo ? E pensare che i due archeologi di cui ho già detto, proprio alla ricerca di queste fondamenta, non hanno trovato nulla! Ma poi la cosa prosegue con tagli di cedri che richiamano alla mente il legno utilizzato da Felipe II per costruire l’invincibile armata. Con pranzi pantagruelici giornalieri che avrebbero lasciato senza fiato Ramses II: "I viveri di Salomone ogni giorno erano di 140 quintali di fior di farina e 270 quintali di farina comune, dieci buoi grassi, venti da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le gazzelle, le antilopi ed i volatili da stia.. Salomone possedeva 4000 greppie per i cavalli dei suoi carri e dodicimila cavalli da sella" (I Re 5/6). La Bibbia prosegue magnificando il personaggio che fa regali alla Regina di Saba da lasciarla senza fiato che ha trecento concubine e e settecento principesse come mogli ed una di queste era la figlia di un faraone. Quale ? Ma scherzate ? mai date precise su cose verificabili ! Senza vergogna e senza preoccupazioni per la verificabilità nel futuro che, da bravi profeti, non immaginavano avesse memoria.

IL DIO DELLA BIBBIA – Una specie di Dea Kalì, un mostro tremendo e terrorifico, un disastro in tutto. E’ millantatore e bugiardo (I Sm 9/15) (I Sm 7/16) (Es 32/10). E’ illogico e superficiale (Es 32) (Gn 4/3). E’ spietato e violento (Dt 13) (I Sm 15) (Dt 2/30) (Dt 3/6) (Dt 7/16) (I Sm 2/6). E’ totalmente insicuro ed ha sempre bisogno di prove. E’ vendicativo (Nm 31). Ignora il futuro. E’ ambizioso, vanitoso, amante delle adulazioni e del lusso (Gn 25, 26, 27, 28, 29, 30) (Lv 1/14). E’ un ricattatore. E’ uno schiavista (Lv 27). E’ collerico e criminale (Dt 28/15). E’ incoerente e contraddittorio (Lv 9 e segg.) (Gn 4/15) (Nm 11 e segg.). Consola le donne sterili (Gn 21) (Gn 25/25). E’ disilluso e frustrato 2 Sm 7/5) (Gn 16). Andate a leggere questi brani, vi accorgerete quanto i peggiori incubi di ogni letteratura del terrore sono favolette per bambini piccoli. Un dio così è proprio in svendita. Un dio che va bene per un popolo raccogliticcio, senza tradizioni culturali, perennemente errabondo per il deserto.

 

Ricordo che il testo che vi ho riportato si rifà totalmente al libro di Mario Alighiero Manacorda, Lettura Laica della Bibbia, Editori Riuniti, 1989.

Il libro racconta il confronto tra l’autore e una sua amica giapponese:

"Caro Mario, […] voi europei mi sembrate insieme scientifici, logici e mistici, scettici e superstiziosi. Come si può essere le due cose insieme? Avete elaborato tutte le scienze moderne, ma avete in testa anche strani miti antichi. Come si possono pensare le due cose insieme? È questo che io non riesco a capire della vostra anima"

Ed è proprio il confronto con una persona estranea alla nostra mentalità che porterà l’autore ad una lettura assolutamente inedita della Bibbia con l’occhio sgombro da suggestioni e da richiami religiosi.

Vi lascio alcuni passi tratti direttamente dal testo:

  • Questi, infatti, quanto piú quelle scritture apparivano incongrue con le loro tradizioni e concezioni, tanto piú dovevano forzarne l’interpretazione, per renderle piú consone ai loro bisogni morali e culturali. Si consolidò cosí questa molteplice tradizione interpretativa, «falsificante» quanto altra mai, e che pure costituí quel plurimillenario esercizio intellettuale che affinò cosí straordinariamente le virtú logiche di noi europei. È una mia ipotesi: ma il cavillo può diventare sottigliezza, il puntiglio può diventare rigore, l’arbitrio può diventare inventività, l’astrazione può rovesciarsi in universale concretezza. Cosí, del resto, la retorica e l’euristica greca del V sec. a.C. fornirono le armi logiche alle grandi riflessioni di Platone e di Aristotele, che restano le fonti massime di tutta la riflessione filosofica di noi occidentali. (12, p. 44)
  • Ora, se voglio evitare i rischi del cav. Gioia, non intendo però in alcun modo prestarmi al gioco per cui, parlando di questioni religiose, non si dovrebbe offendere la sensibilità dei credenti e mancar di rispetto alle idee degli altri. Io non intendo in alcun modo «rispettare le idee degli altri», quando le ritenga immeritevoli di rispetto; intendo però rispettare gli altri, quelli che le sostengono, perché so bene quanto la coscienza di ciascuno sia piú complessa delle sue parole o apparenze. Se vogliono che rispettiamo le loro idee, adottino idee rispettabili: su queste è difficile dare scandalo ed esercitare ironia. E del resto, ogni persona religiosa, quand’anche non ti mandi di fatto all’inferno, non può non parlarti se non pensando di parlarti in nome di dio. E questo è segno del piú profondo disprezzo che l’uomo possa nutrire verso l’altro uomo: è il vero peccato contro lo spirito: dell’uomo, intendo, ché altro spirito proprio non conosco. (12, p. 46)
  • Cosí, questo mito della caduta è, in contrasto con le intenzioni dello scrittore e del suo dio, il mito del trionfo dell’uomo: un doppio e tragico trionfo, perché l’uomo ha conquistato la conoscenza, e perché ha avuto il coraggio di pagarla con la morte. Senza volerlo, l’autore della Bibbia ha scritto una pagina degna del mito di Ulisse nell’Inferno di Dante. Nel pessimismo ebraico-cristiano il diritto alla conoscenza si paga con la morte e la dannazione: ma è un diritto che l’uomo si è storicamente acquisito, e che nessuno può togliergli: parola di dio. (21, p. 86)
  • C’è voluto uno sforzo di millenni per fare di quel gran libro il fondamento della nostra morale. Ma quanto sarebbe stato meglio leggerlo laicamente, come leggiamo le altrettanto sanguinose storie degli Atridi o dei tebani in Grecia, o di Romolo e Remo e di tutti gli altri in Roma! Il punto è di capire perché, nell’uscire dalla moralità ellenistico-romana, ci sia stato bisogno di santificare all’eccesso quest’altra immoralissima moralità. Capire cioè perché l’uomo abbia avuto sempre bisogno di miti, e come riesca a costruirseli, anche partendo da cose atroci e insensate. (40, p. 175)
  • Ma su Giosuè un’altra cosa devo dirti: col racconto delle sue imprese troviamo nei libri storici l’inizio di quella categoria storica che è l’idea di sterminio, o di consacrazione a Jahvé, e il conseguente canone storiografico che si esprime nel verificare «ciò che è bene e ciò che è male agli occhi di Jahvé», cioè appunto l’aver eseguito lo sterminio di chi non è con lui, sia egli ebreo o straniero. Israele non conosce altro rapporto con gli altri popoli che lo sterminio, che va oltre la strage sul campo di battaglia, normalmente praticata da tutti gli eserciti, ma investe tutta la popolazione, talvolta risparmiando donne e bambini per farsene concubine e schiavi, ma talvolta sacrificandoli totalmente, come contro i madianiti. (48, p. 234)
  • Il fatto è che si vuole dare una lettura monoteista di testi chiaramente politesisti, dove Jahvé, dio degli ebrei, è contrapposto ad altri dei. (53, p. 262)
  • Come da un insieme cosí limitato e contraddittorio sia potuta derivare una morale valida per millenni, è il segreto della cui soluzione tu andavi in cerca, cara Yúkiko. Abbiamo in parte capito come il limitato e parziale possa diventare universalmente umano, quando la perdita della forza materiale costringa a riflettere sui valori ideali. Resta tuttavia, e resterà (ahimè!) indefinita, la contraddizione persistente tra la predica che qui ascoltiamo, e la pratica che tutti pratichiamo. Tutti: e finora soprattutto i predicatori, che in privato e in pubblico, come individui e come Stati cristiani e anzi «cristianissimi», li hanno sistematicamente violati tutti. E tra i violatori si sono sempre distinti i potenti, i cui peccati sono stati perennemente giustificati e benedetti in nome di Dio.
    La
    religione non ha mutato in niente i costumi dell’uomo: li ha resi, semmai, piú contraddittori con le idealità proclamate, aggiungendovi cosí la sua ipocrisia: «accumulando duol con duolo», per dirla con Dante. In questo senso è stata davvero, ed è tuttora, il male del mondo. Lo è soprattutto quando propagandosi oggi nel mondo non in forza propria ma in forza della civiltà evoluta di cui è parte, induce i «meno evoluti» a credere che in essa e solo in essa risieda una piú alta morale, per seguire la quale si debbano anche prendere come oro colato le parole dei suoi antichi miti: è questo il caso delle odierne «evangelizzazioni». Come sarebbe bello se invece potessimo considerare serenamente i suoi dogmi e le sue prescrizioni come tappe della nostra difficile evoluzione! e se, per fondare una piú alta morale, imparassimo a guardare all’uomo, anziché a un ipotetico dio! (55, p. 273)

 

Vi consiglio ovviamente la lettura integrale del testo!!! (anche per i credenti)

Una voce fuori dal coro???!!!

Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco


di don PAOLO FARINELLA 

 

Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.

 

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

 

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

 

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di “frequentare minorenni“, dichiara che deve essere trattato “come un malato“, lo descrive come il “drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio”. Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

 

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la “verità” che è la nuda “realtà”. Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi “principi non negoziabili” e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono “per tutti”, cioè per nessuno.

 

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi “parlate per tutti”? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

 

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con “modelli televisivi” ignobili, rissosi e immorali.

 

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

 

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita “dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale”? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché “anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa”. Voi onorate un vitello d’oro.

 

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da “mammona iniquitatis”, si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: “troncare, sopire … sopire, troncare”.

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? “Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire” (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una “bagatella” per il cui perdono bastano “cinque Pater, Ave e Gloria”? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: “Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix” (La Stampa, 8-5-2009).

 

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: “Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro(Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

 

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei “per interessi superiori”, lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di “emergenza educativa” che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei “modelli negativi della tv”. Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del “velinismo” o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

 

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: “Non licet”? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro “tacere” porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Più impegno, più rigore…… Più asini!

C.V.D., o meglio, come volevasi dimostrare… Mi riferisco ad alcuni dati sul sistema scolastico in Italia che negli ultimi giorni sono passati, come sempre, in secondo piano su giornali e tv italiani. Avevo già espresso tutte le mie perplessità sull’istruzione nel nostro Paese in questo post http://lodeitaly.spaces.live.com/blog/cns!A6B26D57431FC6A9!1016.entry  ma ora anche i primi dati sulle bocciature sembrano darmi ragione. Infatti da un campione effettuato sul 13% delle scuole relativo agli ammessi all’esame di maturità, è risultato esserci un incremento dei non ammessi dell’1,6 % rispetto all’anno precedente.

«Nessuno si compiace dell’aumento delle bocciature – ha commentato il ministro Mariastella Gelmini – ma credo anche che queste cifre significhino che sta tornando la scuola della serietà e del merito. Basta con la scuola buonista che danneggia gli studenti».

Scuola della serietà e del merito??!! A smentirla ci ha pensato un indagine dell’OCSE che mette a nudo alcuni problemi della scuola italiana. Troppi soldi e spesi malissimo, troppi insegnanti, e un rapporto tra costi e apprendimento tra i più bassi d’Europa. Insomma, questa scuola sarà anche diventata più “dura” con l’ultima riforma ma rimane una scuola di “asini”! Risultato che porta sempre più studenti a passare dalle scuole pubbliche a quelle private, con grande soddisfazione dell’attuale ministro e non solo.

Probabilmente ne vedremo ancora di riforme nei prossimi anni ma dubito che i risultati cambieranno finché qualcuno non riuscirà a cogliere quali siano i veri problemi e dove intervenire.

Vi lascio qui di seguito un articolo di Roberto Renzetti, dal suo sito www.fisicamente.net; un articolo a tratti molto duro e che non condivido pienamente ma che fa una fotografia reale di quale sia la situazione attuale della scuola italiana:

DUE PAROLE SULLA SCUOLASono anni che insisto ma conto meno di zero e quindi non è servito a nulla. Mi dispiace solo che il sindacato nel quale militavo (CGIL Scuola) non solo non mi abbia ascoltato ma mi abbia emarginato addirittura con veti (accettati da un tal Burattini di Rifondazione) per la mia partecipazione al Congresso del 2002 ed abbia sostenuto l’inizio della fine della Scuola Pubblica (naturalmente loro non sapevano perché amministrano il giorno per giorno rompendo solo le balle al futuro).
Oggi l’OCSE, un ente fallimentare, di quelli che hanno creato la crisi mondiale perché sostenuto da tutti i fondi ladroni che hanno spogliato tutti noi, tale entità privata viene a dirci che SECONDO SUOI PARAMETRI la scuola italiana non funziona. E dove non funzionerebbe ? L’ha detto quell’arpia che rappresenta l’OCSE: costa troppo e produce poco.

Cosa c’entra il costo con la qualità in un servizio pubblico ? Come dire che un treno non deve arrivare fino ad uno sperduto paesino di 100 abitanti perché la cosa non rende. Chi segue questi rapinatori mondiali è scemo, sia esso sindacato o partito per non dir di ministro (ma qui mi scompiscerei dal ridere se la cosa non fosse tragica come è tragica l’ignoranza totale, completa, abissale al potere insieme ad interessi da bottega).
Quindi l’OCSE non ha titolo alcuno sulla vicenda scuola. E’ solo interessata alla scuola che non sia più pubblica ma divenga privata perché la scuola muove centinaia di miliardi di euro ogni anno. La cosa fu detta anche in un convegno della Fondazione Gorbaciov (grande comunista di merda che anticipava i D’Alema ed i Veltroni) a San Francisco nel 1995 … Occorreva riprendersi i soldi e non lasciarli alla gestione pubblica.
Ma veniamo alla scuola che, indubbiamente ha perso molti punti in qualità.
La cosa inizia a precipitare con gli ignavi illuministi-liberisti al potere. Il primo governo Prodi (poi D’Alema, poi Amato) è l’inizio delle catastrofi. Il precariato nasce lì da tal Treu, ometto amato da Lanzillotta. Lì nasce la prima guerra mossa dall’Italia ad un Paese terzo che non ci aveva fatto nulla contro di noi (oltre ad aver dato ospitalità ai nostri partigiani (ma che ne sa D’Alema ?): la Jugoslavia; … Nascono lì tante riforme che non mi metto ad elencare (c’è anche la legittimazione di un marpione come Berlusconi). La peggiore in assoluto fu quella della scuola di Berlinguer e poi De Mauro (un chiacchierone su tutto … e basta. Tanto è vero che è intoccabile).
Si smontarono le certezze scolastiche, la continuità didattica e la struttura classe. Si inventarono i dibattiti mimando la TV. Si inventarono i percorsi (vera bestialità), i sei rossi, gli esami facili, le ammissioni regalate, i richiami continui agli insegnanti che lavoravano (sempre soli contro qualunque genitore-sindacalista del figlio), la dirigenza di una massa di servili ignoranti (salvo pochi che però non ho sentito incazzarsi) che non hanno avuto scrupoli a passare a manager senza esami veri, la parità scolastica, i finanziamenti alle scuole dei preti (diplomifici e fabbrica di ignoranti totali), il ruolo ai professori di religione, la soppressione del “pubblico” dal Ministero. Tutto questo e molto altro, basta leggersi i documenti dei pretoriani della distruzione, gli psicopedagogisti (a proposito: dove sono i vecchi chiacchieroni, che quando parlavano si sbrodolavano sporcando non solo il vestito proprio ma anche dell’interlocutore, oggi ?). Un tal Maragliano diceva che occorre togliere alla scuola tutto ciò che sa di scuola. E poi questa matematica così estranea al mondo dei ragazzi, e le discipline poi, … Insomma la scuola deve diventare un luogo ludico, dove divertirsi. Come Villa Certosa, così insegnano i reality e le mignotatte della Tv.
Ecco, personaggi del genere sarebbero da mandare in galera per aver portato avanti IDIOZIE TOTALI senza riferimenti sperimentali o epistemologicamente controllabili. Lor signori sono gli zerbini del potere e dicono e fanno tutto quello che il potere vuole. In economia si direbbe “partita di giro”. Hanno solo accondisceso al populismo di alcuni rimbambiti ministeriali, onnipascenti, che ancora oggi circolano per forum raccontando stesse cose, nonostante il disastro, e, per di più, mettendo molti punti esclamativi. A dieci anni da Berlinguer misuriamo la produzione di quella scuola che la Moratti ha ripreso pari pari e che Fioroni (ma chi era costui ?) ha indefessamente sostenuto (il personaggio è noto per maggiori finanziamenti alle scuole clericali con lettere in cui diceva che “per mio interessamento”. Poi si dice che è la sinistra che ha fatto cadere il governo Prodi. Se così fosse stato avrebbe avuto il merito di cacciare uno che come primo provvedimento per salvare l’Italia mi ha ridotto per trattenute la pensione di 50 euro (per non dire degli altri danni infiniti …come il riempire moduli fino a che morte auspicatamente non arrivi).
Poi venne il nulla al ministero che parla da cane e fa gli esami a Reggio Calabria. Pure brutta ed odiosa, buona solo per frustate sadomaso. Il merito di costei ? Non lo posso dire ma qualcuno l’ha messa vicino alla Brambilla vestita dark. Costei con la scuola non c’entra nulla e non c’è mai entrata nulla e quando se ne andrà sarà sputtanata a vita (più di quanto non lo sia stata ora). E’ una poveretta mai emersa in nulla, a parte il dark, Berlusconi che l’apprezza (caz …!) e lo zio prete pedofilo.
Lei dice che basta con le promozioni facili (qui c’è da capire se si è pentita di Reggio Calabria) la scuola deve tornare seria e perché torni seria offre dei bonus a chi se ne vuole andare alle private. Caspita il massacro delle finanze della scuola pubblica risovelrebbe tutto ?. Senza toccare le scuole private e quelle dei preti ? Per sistemare le cose, secondo la racchia, occorre togliere alunni dalle pubbliche per mandarle alle private offrendo soldi. E questo sarebbe un ministro della Repubblica ? Ma esistono ancora i forconi ? Possibile che lo snaturamento della professione abbia reso i professori i pettegoli della sala professori che parlano del matrimonio dell’amica o del battesimo della nipotina ? C’è ancora un poco d’orgoglio ?
Alle famiglie poi. Avete contribuito in modo vergognoso a questa situazione. Avete attaccato la scuola pubblica facendo i sindacalisti dei vostri figli che andavano spinti a studiare, anche a calcioni. La scuola non è ciò che dice Maragliano ma FATICA. Fatica che serve a crescere, a formarsi, a conquistare spirito critico che permette di difendersi dai buffoni e bugiardi al potere. Ma a chi lo dico ? A chi già non è in grado di capire ? A chi è entrato nella valanga che rotola a valle in attesa del tonfo sul Paese ?
Con tutto ciò che accade non vedo proteste. Mi arrivano news della CGIL Scuola, di Legambiente, del CIDI, di Proteo. Il nulla ed il pianto conditi con la scuola dell’autonomia la madre di tutte le bestialità di Berlinguer, Maragliano e genio distruttori. Perché non vi sbarazzate di questi parassiti che vivono una vita agiata di distaccati perché vi sono iscritti che glielo permettono ?. Ed il distacco il Ministero lo dà perché si è ubbidienti. Da questi personaggi piccole critiche certamente ma mai ai nodi dei problemi. Cacciateli via prima che potete, sono un grande aiuto al potere, svendono il vostro consenso che diventa il blaterare del nulla, nipote del prete pedofilo.
E davvero non vorrei parlare più di scuola. E’ il luogo principe dove si formano i cittadini. E’ l’inizio della democrazia, è la conoscenza indispensabile per scelte consapevoli. Ma da dieci anni sto male osservando cosa sta accadendo nella quasi generale indifferenza. Cosa dovrei aggiungere se le analisi ne ho fatte a iosa e se quelle analisi portano inesorabilmente al sempre peggio ?
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