Perchè sono un agnostico

Questo post, che volevo inserire da tempo, diciamo che cade a fagiolo. Sapevo che il significato del termine agnostico era sconosciuto alla maggioranza delle persone che non “frequentano” l’ambiente ma non pensavo che gli altri potessero avere una tale confusione in testa da non comprendere le differenze tra l’essere ateo e l’essere agnostico. Per mettere chiarezza su questo tema mi servo allora di alcune pagine tratte da “Sopra di noi…niente” di Deschner.

L’autore è nato a Bamberga nel 1924. Ha studiato diritto, teologia, filosofia e storia e letteratura. Dal 1961 ha cominciato ad occuparsi di critica al cristianesimo, pubblicando “Il gallo cantò ancora” (ed. italiana Erremme). 

Lavora alla scrittura di un’ opera monumentale, prevista in 10 volumi in totale, la quale è una vera enciclopedia critica e laica, enormemente ricca di riferimenti e indicazioni, il cui titolo è: “STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO”.

 

PERCHE’ SONO UN AGNOSTICO

Karlheinz Deschner, “Sopra di noi…niente”, ed. Ariele, Milano, 2008, pp. 34-38

 

Il teismo afferma Dio, l’ateismo lo nega. Ma ognuno dei due resta in debito di una prova, che ovviamente il teista dovrebbe fornire per primo. Perché nessuno può dimostrare Dio, né alcuno può dimostrare la sua non esistenza. Perfino Nietzsche concede la possibilità di un mondo metafisico. Cosa sarebbe più naturale che lasciare aperto il problema?

Questo è appunto ciò che fa l’agnostico.

La parola agnosticismo è giovane una creazione del naturalista e filosofo inglese Thomas Henry Huxley (1869) ma la posizione è già testimoniata nelle Upanishad, in Buddha, Lao Tse, nei sofisti greci, il più importante dei quali, Protagora, scriveva: “Degli dei non so niente, né che ce ne sono, né che non ce ne sono”. Agnostici in epoca moderna sono Hume, Kant (con qualche limitazione), Conte, Spencer, Darwin, Russell, Camus, i neokantiani, i positivisti, e, in senso più ampio, molti che spesso non conoscono quasi la definizione.

L’agnostico è scettico, solitario, un outsider. Ha un orientamento meno dogmatico che concreto, la sua visione del mondo è meno una confessione di fede che come già per Thomas Huxley un metodo critico, un punto di vista sperimentale. L’agnostico tende a porre delle riserve, tende al provvisorio. Non ama i fiancheggiatori e i seguaci, le “grandi convinzioni”, i forti nella fede e le teste vuote di ogni genere. Non fonda partiti e sette, non organizza missioni e non paga funzionari. Il mondo per lui non è così univoco come per gli ortodossi di ogni provenienza e provincia. E’ più incline a mettere in dubbio che a dire di sì, più all’obiezione e spesso anche alla ripulsione che a un qualsivoglia consenso, più alla demolizione degli idoli che all’antropolatria e la realtà, tutto intorno al globo, gli fornisce conferme.

Ma l’agnostico rifugge anche dal no inappellabile. Odia e spera un “bambino che si è scottato” forse, uno “spirito entusiastico” deluso, un’”anima bella” disincantata, quasi sempre al quanto distante, “inattuale”, non negativista, ma scarsamente vincolato ai sistemi e dunque neanche contraddetto, quando essi sono tali. E’ solo, paziente, metodicamente diffidente. Aspetta, ma non si destreggia. E’ prudente, ma non per paura. Vive ipoteticamente e pericolosamente. Lotta, se è  necessario, in tutte le direzioni e senza coprirsi le spalle. Ma non spaccia mai supposizioni per probabilità, né probabilità per certezze, e lascia sempre la “verità assoluta”agli assoluti bugiardi. Come non vuole essere ingannato, così non inganna a sua volta. Non è uno la cui causa si abbraccia a  bandiere spiegate, ma neanche uno che a bandiere spiegatesi abbandona. Meno sicuro di sé dei dottrinari di ogni corrente, meno vittorioso ma non così facile da liquidare, non così incoerente. Non collabora quasi mai con i cristiani, come fa spesso l’ateo marxista che con Marx, Engels, Lenin condanna la fede nell’aldilà (ma evidentemente non teme quel livellamento e asservimento mondiale a opera di due “dottrine della salvezza”, che incombe dopo l’inevitabile bancarotta del capitalismo).

Poche cose squalificano filosicamente quanto la mancanza di diffidenza; poche cose ama l’agostico più della conoscenza: Ma segue la ragione solo fintanto che essa si basa sull’esperienza oggettiva, metodica, e il suo eliminare e generalizzare restano nel campo del conoscibile. Questo però non significa né che egli, miope e insensibile, privo di presentimenti, attese, rischi, guardi soltanto a quello che gli è vicino, vicinissimo, solo alla scorza del mondo; né che, innamorato del fascino dell’incerto, idolatri l’agnosia, faccia dell’ignoto un culto, del segreto una funzione religiosa e, come ironizza Nietzsche, veneri adesso come Dio “ lo stesso punto interrogativo”.       

L’agnostico non nega la possibilità di fenomeni di cui la nostra saggezza scolastica non può neanche sognare. Ma non si crogiola nè entusiasma a vanvera, non dà ad intendere di sapere ciò che non sa. Nei limiti attuali della nostra facoltà di conoscere non scorge limiti per tutto il futuro, meno che mai nella capacità o incapacità di singoli il criterio della capacità dell’umanità. Neanche la discussione di problemi trascendentali gli appare del tutto priva di senso cosa che è già vietata dall’esplicazione del suo punto di vista. Ovviamente esclude di dare loro una risposta definitiva.

In realtà non solo il nostro sapere, ma già la nostra capacità di pensiero è modesta. Non può uscire da se stessa, né dalla sua potenza limitata per principio perfino nella logica e matematica ci sono limiti conoscitivi invalicabili né dalla sua speciale posizione. Non possiamo, per esempio, prendere una posizione al di fuori del nostro intelletto, della nostra cultura e della nostra lingua. “I confini mia lingua significano i confini del mio mondo”. (Wittgenstein). Siamo dipendenti dai nostri concetti, dalle nostre esperienze parziali, dalle situazioni date, siamo in balia di valutazioni prospettivistiche, di valutazioni negative, di apparenze, siamo legati a un determinato spazio, a un determinato tempo. Sappiamo poco o niente sulle fasi precedenti della storia della Terra, sulla nascita della vita, su zone lontane dell’universo; non sappiamo in alcun modo se le “leggi naturali”a noi conosciute valgano per l’intero spazio, se non siano pensabili anche misure di valore e sistemi ontologici del tutto diversi, innumerevoli, perfino le possibilità di entità del tutto inimmaginabili. “L’unica cosa che si può dire è sempre: secondo le esperienze compiute fino a questo momento tutto sembra incerto, l’incertezza sembra essere la vera realtà. Deve restare invece aperta la questione se l’ulteriore esperienza confermerà questo oppure no; perché anche l’affermazione dell’incertezza di tutto non può per propria natura irrigidirsi in una tesi priva di incertezza” (Wilhelm Weischedel).

Il mondo è sorto per caso? È creazione o eterno divenire, finito o infinito, ha un fondamento “materiale” o “ideale”?

I pensatori più antichi non distinguevano ancora tra spirituale e materiale. Un’interpretazione immanente della natura fu già tentata da Democrito, dagli epicurei; in epoca moderna da Lamettrie, Moleschott, Buchner, Vogt, Feuerbach, Marx, Lenin. Molto parla a suo favore, ma dimostrarlo non è possibile (anche se un gesuita scarso come il suo tedesco equipara il materialismo, insieme al darwinismo e al Kantianismo, a “trucchi da avvocato, trovate da imbroglione e stratagemmi di borsa,  in cui le leggi vengono astutamente calpestate e il prossimo viene ingannato”). Astronomia, astrofisica, filosofia forniscono solo teorie, finzioni regolative, ma assolutamente non aeternae veritates, che Nietzsche chiama “ gli inconfutabili errori dell’uomo” e Robert Musil “immagini guida”, “verità eterne che non sono né vere né eterne, ma sono valide per un’epoca affinché essa possa farsi guidare da qualcosa”; mentre Stanislaw Jerzy Lecnon conosce per così dire alcuna verità eterna, ma “menzogne eterne, sì”.  

L’agnostico non sottovaluta il pensiero, non gli pone affrettatamente dei limiti, è anzi sicuro che esso continuerà a decifrare la natura, anche i misteri di se stesso, cosa che non renderà mai felice nessuno. Ma è convincente l’opinione di Erasmo, secondo cui la nostra energia può superare tutto, è convincente anche l’dea anche del giovane Marx, secondo cui l’umanità non si pone problemi che non risolva? Quante cose sembravano già risolte. E spesso la nuova soluzione era solo un nuovo errore il risultato più recente della ricerca semplicemente sbagliato. Innumerevoli dottrine scientifiche erano piene di errori e saranno piene di errori anche in futuro. Contro ciò non esiste alcuna garanzia, come Karl Popper ripete instancabilmente. “Tutte le teorie sono ipotesi; tutte possono essere fatte cadere”. Tutte sono più concetti funzionali che costanti, più provvisorie che definitive. “Ciò che sappiamo è una goccia; ciò che non sappiamo un oceano” (Newton). Nelle scienze umane dominano spesso puri modi. Ma perfino nella fisica fatti fondamentali sono talvolta spiegabili solo come interpretazione e privi di evidenza logica. Inoltre non accadrà che tutto sia scientificamente comprensibile, né tecnicamente fattibile, ci saranno sempre dei limiti contro i quali l’uomo fallisce, l’assenza del mondo, dello spirito, è meno problematica della sua esistenza: non il Come, ma il Che. E ancora una volta: perfino rispondendo a tutte le questioni tecnico-scientifiche, le nostre questioni personali-umane non sono chiarite:

 

Due più due fa quattro è verità.

        Peccato che essa sia leggera e vuota.

    Perché avrei preferito la chiarezza

                                  Su ciò che è pesante e pieno               (Wilhelm Bush)

 

Certo: “Sono sempre solo quelli che sanno poco e non quelli che sanno molto, ad affermare in modo positivo che questo o quel problema non sarà mai risolto dalla scienza”. Ma Darwin, che ha scritto questo (e che definiva agnostico), confessò anche: “Sentivo profondamente che il Tutto è troppo misterioso per la ragione umana. Allo stesso modo un cane potrebbe speculare sulla ragione di Newton…”. Le due citazioni spiegano la posizione dell’agnostico, che può intraprendere i nostri compiti qui con l’”impavidi progrediamur” di Haeckel (avanti senza paura!), ma rispondere all’eventualità di un’”aldilà” solo con “ignorabimus” (non lo sapremo).

Perché dunque non rinunciare a tutti i pettegolezzi metafisici, a ogni religiosa (e non religiosa) pretesa assolutezza, a ogni religiosa ( e non religiosa) intolleranza? Perché non diventare più pacifici, più amichevoli, educare alla conoscenza per quanto si può sapere, all’amore durante una vita breve in un mondo enigmatico? Poiché un “essere supremo” non può essere né verificato né, in conseguenza dei limiti della nostra facoltà conoscitiva, escluso con sicurezza, la tesi agnostica mi sembra più responsabile, più coerente di quella ateistica. Per quanto l’ateo critico che rifiuta l’idea di Dio come ingiustificabile e superflua, naturalmente sia più vicino all’agnostico dell’ateo dogmatico, che la nega in modo assertorio. Ma anche da lui l’agnostico si distingue solo teoreticamente, perché non nega apertamente il teismo: più un atto di critica concettuale, un’estrema assicurazione logica. A parte questo, l’agnostico vive come l’ateo, senza ulteriori concessioni, senza ordini “dall’alto”, cosicché ciò che unisce i due è ovviamente molto più forte di ciò che può mai separarli e qualcuno come Jean Amèry può sentirsi contemporaneamente ateo ed agnostico.

 

9 Risposte

  1. più chiaro di cosi si muore….. e allora sapremo con sicurezza!!!! tutto sommato noi agnostici giochiamo a vincere….

  2. MmMm…Su questo tema ci sarebbe parecchio da dire XDCominciamo subito dicendo che le rispettabilissime definizioni sull\’agnocistismo citate in questo post, provengono da indagini e pensieri umani; ricerche di studiosi che nelle loro affermazioni hanno dato un quadro abbastanza chiaro di cosa sia nella sua sostanza una definizione esauditiva del termine in questione, ma analizzando bene l\’approccio di vari soggetti che si identificano su questa parola ("agnostico") troveremo con nostra grande sorpresa che non tutti gli individui che popolano il nostro vasto pianeta vi si rispecchiano alla lettera, infatti, potremmo dire che ad esempio, degli agnostici in un futuro prossimo potrebbero diventare credenti e sicuramente, noi dichiareremo con forza che in relatà colui che si è avvicinato alla fede "cristiana" dopo esser vissuto tantissimi anni da agnostico, non era affatto un agnostico, ma bensì portava in grembo il seme della religiosità, in quanto è "impossibile" che un agnostico di buon senso e pensante vada ad abbracciare il pensiero del "cristianesimo" se appunto, l\’agnostico può arrivare a non escludere che vi sia un Dio, ma che per certo, in fine, questa analisi non si potrà mai adagiare a nessun Dio delle religioni. Stessa cosa si dica degli atei; e dei credenti che viceversa un giorno ritornano, o si trovano a essere atei, o agnostici.La regola su queste definizioni, dal mio punto di vista è che non ci sono regole ben definite. Le strade sono due: "o si crede con fede nella definizione riportata dagli studiosi in questo post, o si crede che anche le definizioni spesso e volentieri sono barriere che l\’uomo può tranquillamente infrangere.""Non collabora quasi mai con i cristiani, come fa spesso l’ateo marxista che con Marx, Engels, Lenin condanna la fede nell’aldilà (ma evidentemente non teme quel livellamento e asservimento mondiale a opera di due “dottrine della salvezza”, che incombe dopo l’inevitabile bancarotta del capitalismo)."In questa visione, il pensiero del cristianesimo viene definito come meglio si crede che sia, secondo i canoni ateo-agnostici.Tuttavia da cristiano posso dare ben altre definizioni di cristianesimo.Il Cristianesimo non abbraccia la religiosità intesa come dogma ereditario di una tradizione, ma bensì si pronuncia verso la relazione che si ha con Dio. Il cristiano non ha paura della morte, non perchè crede in una vita soprannaturale, ma piuttosto perchè è venuto in contatto con l\’amore che Dio gli ha reso, tramite un\’esperienza personale che si ha in relazione alla certezza che Cristo ci sia, in quanto Egli stesso si presenta con potenza, sconvolgendo totalmenta la vita del credente che cadendo sulle sue ginocchia confessa Dio come suo personale Signore e Salvatore.Se Angelo e Marco rientrano nella cerchia delle centinaia, o delle migliaia, o dei milioni di individui pensanti che hanno trovato un approccio diretto a queste dichiarazioni postate, ciò non toglie che altri individui, mettiamo caso siano pure pochissimi, non abbraccino a pieno questa definizione, avvolorandosi della libertà personale del loro pensiero e questa si chiamerebbe coerenza e libertà di espressione non obbligata e condotta dal pensiero di altri pensatori.Le descrizioni di cristianesimo che si possono leggere su wikipedia, o sui libri di storia, non potranno mai sostituire la reale essenza che solo un cristiano nella sua più intima intimità, può conoscere e comprende, stessa cosa per altre descrizioni di altre forme di pensiero e di esperienze, quali appunto ad esempio, l\’ateismo, e l\’agnosticismo.In pratica, io posso essere cristiano, ma non necessariamente devo, o sono obbligato a ritrovarmi coinvolto nella definizione che alcuni, o molti, o quasi tutti i dotti della terra hanno dato a quel pensiero di vita fideistica che si è andata a sviluppare nella mia vita e nella mia esperienza. Credo che alla fine, la mia esperienza non potrà mai essere paragonata alle affermazioni di un\’altro pensatore, sia pure esso uno studioso di fama mondiale, o meno, in quanto sono io che vivo la mia fede, sono io che conosco le reali circostanze che mi hanno coinvolto ad essere ciò che sono, sono io che vivo sulla mia pelle quello che altri non possono conoscere, se non per partito preso, e così via dicendo. Ci sono delle statistiche che hanno dato sicuramente una prova oggettiva di ciò che è il mondo cristiano, questo certamente non potrà essere negato e sono d\’accordo, ma il cristianesimo ha svariate sfaccettature che possono benissimamente smontare ogni presupposto che è nel pensiero contrario di chi si definisce un nemico della fede, o cmq del cristianisimo, o cmq che si definisce indifferente a tale movimento; così anche le svariate forme di pensiero, prendiamo sempre come esempio l\’ateismo e l\’agnosticismo, potrebbero in realtà trovarsi in disaccordo con le affermazioni riportate in questo post, come appunto ho già ripetuto.Non si può assolutamente ammettere che un termine, seppur spiegato, appreso, e determinato da grandi uomini, possa esprimere in pieno un pensiero basato su delle statistiche, capaci di dare (secondo loro) una visione chiara di ciò che LORO pensano sia il cristianesimo, o cmq la fede. Io vivo un cristianesimo estraneo ai concetti e alle dichiarazioni di certi pensatori.Non sono cristiano perchè voglio vivere in eterno, o perchè mi spaventi la morte, ma sono cristiano perchè ho avuto una relazione con Dio capace di cambiare la mia vita. Non sono cristiano perchè seguo una tradizione, o un pensiero che mi è stato inculcato, o cmq imposto, sono cristiano per mia esclusiva e libera scelta, prigioniero di Cristo, io non me ne vergogno, anzi, me ne glorio, in quanto sono io che ho deciso di esserlo. Non sono cristiano perchè la mia fede è infondata e si rifà ad una qualche speranza lontana e irraggiungibile che mi possa far star meglio nella vita, sono cristiano perchè avendo conosciuto Dio ho deciso solo allora, che Dio dovesse divenire la mia speranza. Sono cristiano, perchè voi non conoscete la mia vita 🙂 e se l\’aveste conosciuta, oggi vi stupireste del fatto che sia un cristiano, ma voi non conoscete la mia vita, e perciò mi giudicate. Forse, in passato, vi sarei stato pure simpatico hehehehe.Io ritengo che Dio ha designato noi apostoli come gli ultimi di tutti, come uomini condannati a morte, poiché siamo stati fatti un pubblico spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. 10 Noi siamo stolti per Cristo, ma voi siete savi in Cristo; noi siamo deboli, ma voi forti; voi siete onorati, ma noi disprezzati. 11 Fino ad ora noi soffriamo la fame, la sete e la nudità; siamo schiaffeggiati e non abbiamo alcuna fissa dimora, 12 e ci affatichiamo, lavorando con le nostre mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; 13 vituperati, esortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo e come la lordura di tutti fino ad ora.

  3. non era affatto un agnostico, ma bensì portava in grembo il seme della religiosità, >>>>Ovviamente un agnostico porta dentro di se il seme della visione di una entità potenzialmente superiore, altrimenti non ricercherebbe anche in quella direzione. Ci andrei cauto con la definizione di religione,per un agnostico una sovrastruttura inutile, anzi dannosa in quanto solo umana.Quindi un ex credente è un uomo che ha dentro di se il seme dell\’ateismo…. :-))) una visione un pò da coltivatore diretto dell\’animo umano hahahah.Tranquillo ci stai simpatico pure adesso….

  4. XD

  5. "…analizzando bene l\’approccio di vari soggetti che si identificano su questa parola ("agnostico") troveremo con nostra grande sorpresa che non tutti gli individui che popolano il nostro vasto pianeta vi si rispecchiano alla lettera…"Danilo, se leggi i commenti al post precedente ho ribadito più volte che il termine agnostico ha varie sfumature; non esiste l\’agnostico ma vari tipi di agnosticismo. Nel testo di Deschner questo concetto viene ribadito più volte. Se esiste il relativismo nelle religioni (grossa minaccia per le religioni dogmatiche come il cattolicesimo), figuriamoci se non può esistere nell\’agnosticismo, corrente che non conosce verità rivelate o prestabilite. Ti posso però dire che difficilmente (ma non impossibile) un agnostico diventerà credente; è molto più probabile che alla fine del suo percorso "spirituale" diventi ateo.

  6. "agnosticismo, corrente che non conosce verità rivelate o prestabilite. " "Ti posso però dire che difficilmente (ma non impossibile) un agnostico diventerà credente; è molto più probabile che alla fine del suo percorso "spirituale" diventi ateo."Nulla però vieta che possono manifestarsi degli eventi particolari che potrebbero far si che un agnostico diventi anche un credente, infatti come dici tu, non è impossibile. Certamente ci sono dei presupposti che ci facciano intendere in buona parte che come hai detto è più probabile che l\’agnostico diventi ateo, ma questo "più probabile" non quadra tantissimo, sempre secondo me eh.

  7. Personalmente tendo sempre più all\’ateismo.

  8. anche io oramai.

  9. Vabè, permettetemi di dire che su molti di quelli che vi conoscete e che siete d\’accordo con le generali affermazioni, era abbastanza evidente 🙂

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