IPERSENSIBILITA’ CRONICA COMPULSIVA

Vi è mai capitato di leggere qualcosa e di dire subito dopo:”Questo è esattamente quello che volevo dire ma non trovavo le parole adatte”?
E’ esattamente quello che è accaduto con il testo che vi proporrò ora, uno degli scritti che mi ha fatto più emozionare e che quindi non poteva assolutamente mancare tra i miei post.
Ringrazio l’autrice di queste parole, Patrizia Guarino, che mi ha permesso di pubblicarlo in questo spazio e vi lascio con una piccola avvertenza: leggete questo testo con lo stomaco e non con gli occhi!
 
IPERSENSIBILITA’ CRONICA COMPULSIVA
 
Si aggiunga al novero degli handicap quello mancante. Si chiama “Ipersensibilità cronica compulsiva”. Chi di voi ricorda l’effetto farfalla? Ne avrete letto qualcosa tramite Bradbury o l’avrete conosciuto tramite Turing. L’effetto farfalla prende avvio da una teoria di Turing, secondo la quale piccole variazioni iniziali possono produrre a lungo termine grandissimi mutamenti: ogni piccolissimo elemento è una bomba atomica per un sistema, poiché ne determina stravolgimento, distruzione e ricreazione. Molti di voi avranno visto il film The Butterfly Effect, di cui io ricordo perfettamente una citazione di Edward Lorenz: il batter d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas. Immaginate adesso questa teoria estesa al cervello umano: ogni piccolissimo battito d’ali che l’uomo sia in grado di rappresentarsi può provocare un tornado nella sua mente, a distanza di anni e dalle dimensioni catastrofiche. Questa è la reazione d’ipersensibilità, ovvero il verificarsi continuo d’un tornado dietro l’altro a causa d’ogni trascurabile elemento con cui l’uomo entra in contatto.
Perché nessuno si è mai occupato di un simile handicap? Forse perché nessuno ha mai saputo leggere gli occhi d’un suicida. Forse perché solo pochi viventi hanno guardato il mondo aggrappati alla ringhiera di un balcone del 7° piano. Un suicida è un morto che si palesa in differita. E’ l’esempio più evidente di un handicap disastrosamente ignorato. Un suicida è un uomo morto che si uccide per sputare il tornado lontano da sé. Un suicida è un uomo morto che ufficializza la propria fine perché della sua morte se ne accorga qualcuno. E’ un uomo vittima delle catastrofi da Effetto farfalla, tanto coraggioso da agire sul tornado con la stessa violenza con cui lo subisce. La sua morte però non la decreta il suo salto nel vuoto, la sua morte al momento del salto era già avvenuta.
Le reazioni d’ipersensibilità non possono essere controllate, perché l’ipersensibilità non può essere arginata. Ci sono persone che ci convivono per tutta la vita e tentano in ogni modo di ignorarla, finché non si abituano al punto da sentirla come serenamente ordinaria. Ci sono persone che tentano di conviverci ma a lungo andare si incazzano nel vedersi costantemente ridotte dentro come terremotati e si ribellano, tentando malamente di lottare contro ogni tornado finché non si estingue. Una guerra continua che riempie il terremotato di rughe e stanchezza.
E poi c’è il suicida.
Ogni suicida è la sconfitta della società in cui ha vissuto, società incapace di riconoscere e comprendere l’handicap più drammatico e meno evidente. Eppure è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Ma l’occhio dell’uomo, se ci si pensa, è così ridicolo: riesce a vedere Dio e non si accorge del compagno che gli muore di fianco. Non se ne accorge finché non diviene cadavere, beninteso. E il portatore di handicap muore, dopo una vita d’inferno, di lotta continua contro catastrofi nate per ogni sassolino incrociato lungo il tragitto. E muore da solo.
In ogni parte del mondo intanto la gente in salute lavora, vende e compra, torna a casa e prepara da mangiare. Passeggia in piazza e sorseggia da bere. E ringrazia Dio per quello che ha, perché è convinta che in fondo la vita sta tutta in quattro stracci di ordinaria accettazione.
Si aggiunga al novero degli handicap quello mancante.

Stazione di Trani, dove “scendono” giustizia e libertà in dieci passi

 

di Mino Fuccillo

 

Stazione di Trani, qui si sta “spiaggiando” dopo aver perso ogni orientamento il branco di esauste, confuse e impazzite “balene” italiane: la campagna elettorale, l’informazione politica, la dignità delle istituzioni, il senso del diritto e quello della misura. Alla stazione di Trani “scendono” insieme sia la giustizia che la libertà. Discesa in dieci passi.

Primo passo: può una Procura che indaga su altro, nel caso su una truffa con carte di credito, occuparsi di altra ipotesi di reato che emerga dalle intercettazioni telefoniche? Sì, può. A norma di legge e con il concorso della razionalità. Se indagando su un furto si ascoltano conversazioni relative ad un omicidio, allora si può e si deve aprire un altro fascicolo. Chi, come addirittura il ministro della Giustizia Alfano, timbra con il sospetto delle “ispezioni” questo agire dei giudici, chi, come il capo del governo Berlusconi, proclama che questo è “violare la legge” non conosce la legge o meglio pensa che la legge debba essere applicata a misura e interesse di chi governa, anzi comanda.

Secondo passo: può una Procura che “intercetta” altra ipotesi di reato sorvolare sulla sua sostanziale “incompetenza”, può fare a meno di avvertire altre più “competenti” Procure? Sì, ma solo in astratta teoria. Trani non ha l’obbligo di legge di “spogliarsi” dell’indagine su reati che riguardano l’azione di governo e l’operato delle Authority. Ma sensibilità giuridica, civile e civica avrebbero consigliato che lo facesse. Non farlo ha aperto, spianato la strada alla fuga delle notizie verso i giornali e ha favorito la trasformazione dell’indagine in una rissa politica. Non facendolo, Trani ha usato la legge come uno schermo dietro il quale riparare la propria voglia di protagonismo.

Terzo passo: concussione e violenza ai danni di un “corpo amministrativo”, i reati ipotizzati a carico di Berlusconi e Innocenzi, sono reati giuridicamente credibili e comprovabili nel caso in specie? No, tutt’altro. Basta leggere quanto scrive Carlo Federico Grosso su “La Stampa” per comprendere che ad una realtà politica e sociale “gelatinosa” i magistrati di Trani hanno applicato “gelatinose” ipotesi di reato. Stanno in piedi solide e diritte come appunto gelatina.

Quarto passo: può un capo di governo nominare un suo ex dipendente a Mediaset membro di un organismo di controllo sulle comunicazioni? Può rinfacciargli che non “si guadagna lo stipendio” se non trova il modo di spegnere trasmissioni Rai non gradite al “datore ultimo” di stipendio, cioè al presidente del Consiglio? Può un presidente del Consiglio ingegnarsi, dannarsi e pretendere di decidere chi e come va in onda? Succede, è quel che fa e pure rivendica come suo “diritto” il capo del governo italiano. Succede, quindi può. Ma secondo minima decenza e invalicabile misura non dovrebbe. Infatti nelle democrazie occidentali di fatto non può, la sua carriera politica non sopravviverebbe al disvelamento di questi comportamenti. Anche se non viola nessuna legge penale, anche se il reato giuridico non c’è, risulta violata anzi travolta la legge che vuole in democrazia il potere sempre limitato ed è evidente il reato civile e civico di prepotenza autoritaria.

Quinto passo: può un giornalista direttore di una testata Rai, può un giornalista che si dichiara “indipendente” correre un minuto dopo essere stato interrogato dai magistrati impugnare il telefono e correre a riferire quanto coperto da segreto istruttorio al capo del governo? Può, Minzolini lo ha fatto. Reato minimo, se c’è, contro la legge. Reato massimo e sconfessione piena e plateale della sua asserita indipendenza.

Sesto passo: può un direttore del Tg1 essere preso sul serio quando si difende in un’intervista al Corriere della Sera? Sì, va preso in parola. E quindi quando dice: “Contano i fatti: quelle trasmissioni non sono mai state chiuse” offre un concreto metro di giudizio su quel che accade. “Contano i fatti” e il fatto è che Ballarò, Annozero sono chiuse, qui e adesso. E che i consiglieri di amministrazione Rai nominati dal centro destra e la maggioranza di centro destra della commissione parlamentare chiuse le tengono.

Settimo passo: si può in campagna elettorale cercare e ottenere che la Tv pubblica non parli di politica? Si può, in Italia. Ma in Occidente, solo in Italia.

Ottavo passo: può una Procura che ascolta conversazioni del capo del governo trascriverle e così male custodirle da farle arrivare ai giornali pochi giorni dopo la trascrizione? Si può, in Italia. Ma in Occidente, solo in Italia.

Nono passo: può un capo di governo per reazione incitare i suoi parlamentari a votare di corsa la nuova legge che eliminerà tutte le intercettazioni? Può quel capo di governo “inventare” la ” nostra lista non ammessa a Milano” quando quella lista è stata dai giudici ammessa? Può vendere come “diritto alla privacy” la libertà non di telefonare a chi gli pare ma di ordinargli quel che gli pare? Può, lo fa, ancora una volta solo in Italia.

Decimo e ultimo passo: possono un’opinione pubblica non governativa e un’opposizione politica e anche civile niente altro fare e concepire che il “tifo” ai magistrati nella speranza, peraltro vana, che prima o poi imbrocchino l’accusa, l’incriminazione, il “tiro” giusto che vada in gol decretando “illegale” il governo votato dagli altri, dai più? Possono, è quello che fanno, in un festival dell’autismo civile e politico.

Stazione di Trani: qui è “scesa” la giustizia per dare impropria e indebita mano alla democrazia stanca. E qui è “scesa” la libertà: di informare, di rispettare, perfino di pensare le regole minime di governo e di Stato.