IPERSENSIBILITA’ CRONICA COMPULSIVA

Si aggiunga al novero degli handicap quello mancante. Si chiama “Ipersensibilità cronica compulsiva”. Chi di voi ricorda l’effetto farfalla? Ne avrete letto qualcosa tramite Bradbury o l’avrete conosciuto tramite Turing. L’effetto farfalla prende avvio da una teoria di Turing, secondo la quale piccole variazioni iniziali possono produrre a lungo termine grandissimi mutamenti: ogni piccolissimo elemento è una bomba atomica per un sistema, poiché ne determina stravolgimento, distruzione e ricreazione. Molti di voi avranno visto il film The Butterfly Effect, di cui io ricordo perfettamente una citazione di Edward Lorenz: il batter d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas. Immaginate adesso questa teoria estesa al cervello umano: ogni piccolissimo battito d’ali che l’uomo sia in grado di rappresentarsi può provocare un tornado nella sua mente, a distanza di anni e dalle dimensioni catastrofiche. Questa è la reazione d’ipersensibilità, ovvero il verificarsi continuo d’un tornado dietro l’altro a causa d’ogni trascurabile elemento con cui l’uomo entra in contatto.
Perché nessuno si è mai occupato di un simile handicap? Forse perché nessuno ha mai saputo leggere gli occhi d’un suicida. Forse perché solo pochi viventi hanno guardato il mondo aggrappati alla ringhiera di un balcone del 7° piano. Un suicida è un morto che si palesa in differita. E’ l’esempio più evidente di un handicap disastrosamente ignorato. Un suicida è un uomo morto che si uccide per sputare il tornado lontano da sé. Un suicida è un uomo morto che ufficializza la propria fine perché della sua morte se ne accorga qualcuno. E’ un uomo vittima delle catastrofi da Effetto farfalla, tanto coraggioso da agire sul tornado con la stessa violenza con cui lo subisce. La sua morte però non la decreta il suo salto nel vuoto, la sua morte al momento del salto era già avvenuta.
Le reazioni d’ipersensibilità non possono essere controllate, perché l’ipersensibilità non può essere arginata. Ci sono persone che ci convivono per tutta la vita e tentano in ogni modo di ignorarla, finché non si abituano al punto da sentirla come serenamente ordinaria. Ci sono persone che tentano di conviverci ma a lungo andare si incazzano nel vedersi costantemente ridotte dentro come terremotati e si ribellano, tentando malamente di lottare contro ogni tornado finché non si estingue. Una guerra continua che riempie il terremotato di rughe e stanchezza.
E poi c’è il suicida.
Ogni suicida è la sconfitta della società in cui ha vissuto, società incapace di riconoscere e comprendere l’handicap più drammatico e meno evidente. Eppure è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Ma l’occhio dell’uomo, se ci si pensa, è così ridicolo: riesce a vedere Dio e non si accorge del compagno che gli muore di fianco. Non se ne accorge finché non diviene cadavere, beninteso. E il portatore di handicap muore, dopo una vita d’inferno, di lotta continua contro catastrofi nate per ogni sassolino incrociato lungo il tragitto. E muore da solo.
In ogni parte del mondo intanto la gente in salute lavora, vende e compra, torna a casa e prepara da mangiare. Passeggia in piazza e sorseggia da bere. E ringrazia Dio per quello che ha, perché è convinta che in fondo la vita sta tutta in quattro stracci di ordinaria accettazione.
Si aggiunga al novero degli handicap quello mancante.

Una Risposta

  1. Un intervento come tanti ma speciale. Un intervento tra tanti che come molti però passa inosservato. Chi lo sa, forse perché dice già tutto. Si può aggiungere qualcosa alle parole complete dell’autrice? O forse perché… vabbè, non pensiamo.Leggo e rileggo e resto affascinata. Sì, “Questo è esattamente quello che volevo dire ma non trovavo le parole adatte”. Sì, dentro di me non ci sono grandi traumi, grandi torti subiti, offese o maltrattamenti. Dentro me c’è l’effetto farfalla. Se si chiama ipersensibilità cronica compulsiva o no poco importa. Quello che mi ha portato ad essere una potenziale suicida sono i battiti di una farfalla che, insieme e a lungo andare, sono diventati tornado. Allo stesso tempo, per fortuna, non lo posso essere. Anche io convengo che un suicida è un uomo morto già da tempo che ha solo avuto il coraggio di ufficializzare la propria morte, di renderla pubblica. I miei occhi sono tristi, non spenti. Sono stanca di vivere, non già morta.“Ci sono persone che tentano di conviverci ma a lungo andare si incazzano nel vedersi costantemente ridotte dentro come terremotati e si ribellano, tentando malamente di lottare contro ogni tornado finché non si estingue. Una guerra continua che riempie il terremotato di rughe e stanchezza. “ Le rughe e la stanchezza uccidono a lungo andare al pari di un veleno, una corda o un’arma. Si muore di vecchiaia. E se uno a trent’anni è già vecchio, muore giovane. Finire in una bara o no, in fondo, non è indispensabile. Quello serve solo per chi resta.Solo una domanda: perché l’effetto farfalla funziona solo in negativo? Perché non si riesce a trasmettere in maniera altrettanto prepotente la voglia di vivere? "Si aggiunga al novero degli handicap quello mancante." forse definirlo handicap al pari di altri è errato, ma continuare a considerarlo un capriccio, una frivolezza o una stronzata è peggio.

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