Bambino 44

Bambino 44 di Tom Rob Smith

 
"Leo aveva fatto tutta la strada di corsa: la notizia della morte di Aleksandr aveva spazzato via ogni discrezione. Non provava più quel senso di delusione e malinconia che lo aveva tormentato per tutta la settimana: adesso era sconvolto, si sentiva parte di una commedia degli equivoci orribile e assurda, l’attore di una grottesca farsa, il sognatore ingenuo che anela alla giustizia ma si lascia dietro una scia di distruzione. La sua speranza – di far catturare un assassino – era stata ripagata da un bagno di sangue."
 

È la quarantaquattresima vittima, il ‘Bambino 44’ del titolo del romanzo del ventinovenne Tom Rob Smith, un libro che fa venire i brividi leggendolo, che raggela l’anima, comunicando con immediatezza il senso di disperata solitudine che già colpisce nella copertina: un uomo solo che cammina seguendo le rotaie, mentre nevica sulle macchie di sangue. Ed è la solitudine peggiore, quella in cui ci si trova quando si è sempre attorniati da persone con cui non ci si può fidare a scambiare neppure una parola. Perché chiunque è una possibile spia nell’Unione Sovietica del 1953. Chiunque è pronto ad una delazione se il risultato può essere una facilitazione anche minima della vita quotidiana nel paradiso dell’uguaglianza. Per non parlare poi dei temuti membri del MGB, intesi a tutelare la Sicurezza di Stato in sostituzione del NKVD, infiltrati ovunque.

Il romanzo inizia nel 1933, in un villaggio dell’Ucraina, dove due bambini inseguono un gatto scheletrico nel bosco: il sipario cala bruscamente su questa prima scena, con un uomo che brandisce un bastone e uno solo dei bambini che torna a casa, a mani vuote. Dietro c’è l’allucinante capitolo storico della ‘fame di massa’, a seguito della folle politica staliniana di industrializzazione forzata e di collettivazione nelle campagne, con il risultato di sette milioni di morti, episodi di cannibalismo e la distruzione completa della società contadina – una delle tante tragedie taciute e censurate del secolo XX. Immagazziniamo in un angolo della mente la scena dei fratellini affamati – dovremo riprenderla molto più avanti nel corso della vicenda che compie un balzo in avanti, a vent’anni dopo.

È il febbraio del 1953, poco meno di un mese dopo sarebbe morto Stalin, ci sono ancora due fratellini al centro della scena, giocano a palle di neve, litigano, il più piccolo si allontana, verrà trovato morto. È lui il “Bambino 44”: la versione ufficiale dice che è stato travolto dal treno, che era troppo vicino ai binari. Ma suo padre fa parte della polizia segreta e cerca di ribellarsi alla legge del silenzio: suo figlio aveva la bocca piena di terra e il torace lacerato. Suo figlio, cinque anni non ancora compiuti, è stato assassinato. Questo è il problema: non esiste la criminalità nella Russia sovietica, i delitti sono il prodotto della società capitalista. Quando si verifica qualche morte ‘impropria’, l’importante è incriminare subito qualcuno – un ubriacone, un vagabondo, un relitto della società – che sia plausibilmente il colpevole. E non in grado di replicare. Ma anche se lo fosse… i sistemi che si applicano nel famigerato carcere della Lubjanka sono tali da far confessare qualunque cosa a chiunque.

Non ci piace affatto l’eroe del romanzo di Tom Rob Smith, Leo Stepanovic Demidov, quando ne facciamo la conoscenza in una stanza del Condominio 18 dove abita il collega, padre del bambino morto. Perché Leo è un servo dello Stato. Leo ubbidisce alle direttive. Si deve fare così per il bene comune, perché si realizzi il futuro dell’utopia comunista. E allora bisogna dire a dei genitori in lacrime che non è vero che il bambino è stato trovato nudo, che non c’era nessuna orrenda lacerazione, che è stato un incidente. Leo non ci piace neppure quando lo vediamo all’inseguimento della presunta spia Brodskij, eppure c’è già uno spiraglio di qualcosa di nuovo in lui, nel disgusto che prova quando vede uccidere i contadini a sangue freddo, e dopo, quando deve assistere alla tortura per far parlare Brodskij. Finché – e questo è il punto di volta del romanzo – a Leo viene assegnato il compito di sorvegliare sua moglie. Il che significa denunciarla come spia. Oppure essere ritenuto suo complice.

La trama più superficiale di Bambino 44 è la ricerca (in segreto, all’insaputa delle autorità) dell’uomo ch e- ad un certo punto diventa chiaro – è un serial killer. Ci fosse solo questa traccia da seguire, si tratterebbe di un banale romanzo di indagine poliziesca; invece il romanzo diventa straordinario, profondo, angosciante e carico di tensione mentre segue il percorso di crescita di Leo che da legnoso personaggio sgradevole diventa sempre più terribilmente umano, scongelandosi mentre il treno lo porta a Nord, a 800 km da Mosca, dopo aver perso la posizione di temibile prestigio, condannando anche i genitori a perdere tutti i vantaggi che il suo ruolo gli aveva procurato. Per che cosa, poi? Per essere leale alla bella moglie che, troppo tardi, gli dice di averlo sposato solo perché aveva paura di lui. Leo diventa ‘grande’ nell’avvilimento, nelle privazioni, nella sofferenza. Vede dentro il sistema con occhi che sanno dove guardare. Passerà attraverso prove di ghiaccio e di fuoco, ma la sua anima sarà salva.

Tom Rob Smith è riuscito mirabilmente a combinare la storia romanzesca con la Storia, con una vicenda di stampo orwelliano capace di creare anche nel lettore la psicosi dell’essere sorvegliato. E con il risultato di provocare una tensione fortissima nel racconto, non tanto nella caccia all’assassino quanto in quella al nostro eroe trasformato da cacciatore in preda.
Un consiglio: iniziate il romanzo a fine settimana e annullate ogni impegno. Perché in ogni caso non vi terreste fede, vi dimenticherete di tutto, assorbiti nella lettura.

IL MATEMATICO IMPERTINENTE INTERVISTA GESU’

<<Divertente, amaro, paradossale, sorprendente,implacabile… Il libro di Odifreddi suscita passioni vive, risveglia curiosità, stimola reazioni vivaci>>  Corrado Augias, LA REPUBBLICA

 

Impertinente, in senso letterale, è chi <<non appartiene>>, ad esempio a una politica o ad una religione. E non appartenendo, suscita i risentimenti e le stizze di coloro che, appartenendo, lo tacciano di arroganza o insolenza. Il matematico impertinente è una specie del genere, caratterizzata dal fatto di non appartenere non per partito preso ma per motivi mutuati dalla più pura razionalità esistente: quella matematica.

E l’incarnazione del matematico impertinente è Piergiorgio Odifreddi che nei saggi raccolti nel volume “Il matematico impertinente” dispiega l’arsenale della ragione per argomentare che non è affatto vero che non possiamo non dirci cristiani, o che siamo tutti americani, o che la cultura è solo quella mitologica e (pseudo) filosofica sulla quale vive l’informazione. Ed è invece vero che non possiamo non dirci tecnologici, che siamo tutti africani (per buona pace di Calderoli e C.) , e che la cultura è anche (o soprattutto?) quella matematica e scientifica che informa la vita.

 

E di questo volume vorrei condividere con voi una bella “intervista” che il matematico impertinente rivolge al Messia in persona, l’Uomo che ha cambiato la storia dell’umanità.

 

Rabbi, di lei sappiamo soltanto ciò che ci dicono i Vangeli. Si riconosce in quell’immagine?

Certamente no. Essendo rivolti ai pastori analfabeti della Palestina di duemila anni fa, i Vangeli forniscono un immagine di me che all’uomo tecnologico contemporaneo non può non apparire anacronistica. Comunque, quell’immagine era inattendibile anche allora: Marco e Luca non mi conoscevano neppure, tutti gli evangelisti riportano parole dette e fatti accaduti decenni prima che li scrivessero, e il canone è un invenzione del concilio di Roma del 382.

In parte,però,la colpa è anche sua: perché non ha lasciato niente di scritto?

Colui che mi ha condannato a morte sentenzierebbe: Verba Volant, scripta manent. Io preferisco dire che le chiese si edificano sulle pietre delle Scritture, ma le religioni si librano sulle ali della colomba dello Spirito. Per questo usavo continuamente l’espressione <<sta scritto, ma io vi dico>>.

Intende dire che le chiese sono terrene, e le religioni spirituali?

Quello che ho detto, ho detto.

Ma io non ho capito, e insisto: la Chiesa non è religiosa?

Certamente non è cristiana, neppure nel senso limitato di aderire all’immagine che di me offrono i Vangeli. Il cristianesimo non è un’ invenzione mia, ma di Paolo di Tarso: della mia vita, nella sua predicazione, non è rimasto altro che la mia passione.

E’ per questo che il cristianesimo è diventata una religione di morte?

Anche per questo. Non si poteva pensare che l’ossessiva raffigurazione di un uomo flagellato, incoronato di spine e inchiodato ad una croce potesse ispirare sentimenti positivi e gioiosi. Devo ammettere che la serenità dell’iconografia buddhista, così come la vitalità di quella induista, si sono dimostrate superiori alla mia.

Che cosa pensa, più in generale, dell’iconografia religiosa?

Cosa potrei pensare, se non che Il Padre mio l’ha espressamente proibita nel Secondo Comandamento? Comunque, non c’era bisogno dell’onniscienza per capire che le immagini sono le porte di ingresso al regno dell’idolatria: bastava il buon senso, che i miei fedeli non hanno avuto. D’altronde, io ho solo chiesto che mi seguissero, non che mi raffigurassero o mi adorassero: ero l’Agnello di Dio, e mi hanno trasformato in un vitello d’oro.

Però lei ha detto ai discepoli di andare e predicare ovunque la Buona Novella

Io desideravo che il mio insegnamento si diffondesse, affinchè chi avesse orecchie per intenderlo lo intendesse. Ero in buona fede, se posso permettermi l’espressione: come potevo immaginare che le teste calde avrebbero cercato di imporre le mie parole urbi et orbi?

E l’hanno fatto col ferro e col fuoco, nei nomi suo e di Dio

Il nome di Dio non doveva essere nominato invano. Quanto al mio, se avessi saputo che sarebbe stato invocato nelle crociate, nelle inquisizioni e nelle conquiste, non avrei mai abbandonato la mia bottega di falegname: la mia missione era socchiudere le porte del Paradiso, ma ho finito per spalancare quelle dell’Inferno. Purtroppo, a differenza del Padre mio, non sono onnisciente.

Intende dire che lei non è Dio?

Un angelo che dicesse di essere Dio, sarebbe diabolico. Un uomo, soltanto ridicolo.

Ancora una volta, devo insistere: è o non è il Figlio di Dio?

Lei lo dice. Ma chi non lo è?

E i miracoli che faceva, erano opera di Dio o del Demonio?

Gli uomini chiamano miracoli gli eventi che non comprendono. Lei crede veramente che l’opera del Padre mio sia tanto imperfetta da necessitare di correzioni? O che Dio possa acconsentire a modificarla, per esaudire la preghiera di un uomo?

Dunque non bisogna pregare?

Pregare significa recitare il nome del Padre e compiere la sua volontà, non chiederGli favori e raccomandazioni.

E come si fa a sapere qual è la volontà di Dio?

Bisogna ascoltare la Sua voce, tacitando la propria.

Vuol dire ascoltare la propria coscienza?

<<Coscienza>> è una parola antica, benché più moderna di <<Dio>>. Forse, se voi usaste <<inconscio>> , capireste meglio ciò che intendevo quando dissi: <<Il regno di Dio è dentro di voi>>.

Non credo che il mio inconscio mi direbbe di rinunciare ai piaceri della carne.

Né glielo suggerirebbero le parole del Cantico dei cantici. O l’esempio di chi, come me, si faceva asciugare i capelli da una prostituta. Sono i sepolcri imbiancati che indossano la veste nera, a chiamare <<morale>> la perversione predicata da Paolo.

Quanto al mio conscio, mi riesce difficile coniugare la teoria che lei predicava con la pratica di chi oggi le si ispira.

Se si riferisce al mercimonio che si è compiuto e si continua a compiere nel mio nome, quando giungerà l’ora della mia seconda venuta tornerò al tempio per cacciare i mercanti che vi si sono re insediati e rovesciare i banchi delle loro mercanzie.

In particolare, che ne pensa della recente inflazione della lista dei beati e dei santi?

Come il Padre mio ha fermato la mano di Abramo, io fermerò quella del mio vicario che non sa quel che fa: perché è più facile che una corda passi per la cruna di un ago, che uno dei suoi santi vada in Paradiso.

Dunque all’Inferno ci va veramente qualcuno?

In verità, in verità le dico: all’Inferno ci finiscono quasi tutti quelli che sperano di non andarci. Il detto <<le vie del Signore sono infinite>> l’ha inventato il Diavolo, per nascondere che invece quasi tutte le vie portano a lui: soprattutto quelle indicate da coloro che usurpano il mio nome. 

I DIECI COMANDAMENTI… QUELLI VERI…

DOPO ORE TRASCORSE CON PATRIZIA  A COMPIERE UNA SEMPLICE LETTURA DELLA BIBBIA DECIDO DI PUBBLICARE INSIEME A LEI QUALCOSA CHE VI STUPIRA’…. MA VOI LEGGETE FINO IN FONDO E RIFLETTETE (SO CHE I MIEI LETTORI SONO TUTT’ALTRO CHE SPROVVEDUTI).

REGOLE PER LA LETTURA DEL SEGUENTE POST:

MUNIRSI DI BIBBIA CEI (LADDOVE NE SIATE SPROVVISTI, SAPPIATE CHE LA SI PUO’ CONSULTARE ON-LINE, CLICCATE QUI)

AVVERTENZE:

IL MESSAGGIO DEL POST SARA’ SOTTILE QUANTO SCONCERTANTE PER ALCUNI DI VOI MA IMMAGINO SOPRAVVIVERETE.

ECCO L’ELENCO DEI COMANDAMENTI INSERITI NEL TESTO BIBLICO:

BIBBIA CEI, PENTATEUCO, DEUTERONOMIO, CAP. 5.

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.Non avere altri dei di fronte a me.

Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.

Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.

Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d`Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dá.

Non uccidere.

Non commettere adulterio.

Non rubare.

Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

NOTATO NIENTE DI STRANO? VI ILLUMINO IO:

FACCIAMO UN PICCOLO CONFRONTO COI COMANDAMENTI CHE LA CHIESA DIFFONDE TRA I FEDELI (FEDELI SPROVVEDUTI CHE NON HANNO MAI LETTO LA BIBBIA, OVVIAMENTE).

 

I DIECI COMANDAMENTI MANIPOLATI (AGGIUNGO QUESTO TERMINE DATA L’EVIDENTE DISCORDANZA DEI DUE ELENCHI PUBBLICATI):

 

1) IO SONO IL SIGNORE DIO TUO, NON AVRAI ALTRO DIO ALL’INFUORI DI ME

2) NON PRONUNCIARE IL NOME DI DIO INVANO

3) RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE

4) ONORA IL PADRE E LA MADRE

5) NON UCCIDERE

6) NON COMMETTERE ATTI IMPURI

7) NON RUBARE

8) NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA (QUESTA è BELLA)

9) NON DESIDERARE LA SPOSA D’ALTRI

10) NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI

ADESSO PASSIAMO ALLE EVIDENTI DIFFERENZE:

1) NEL SECONDO ELENCO, OSSIA QUELLO MANOMESSO, MANCA IL REALE SECONDO COMANDAMENTO. LA MOTIVAZIONE DELLA MANCANZA è SEMPLICE: SE ACCETTIAMO PER VERO QUEL COMANDAMENTO LA CHIESA DEVE CHIUDERE I BATTENTI. IL COMANDAMENTO INFATTI RECITA (LO RISCRIVO PER CHIAREZZA):

Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.

NON CI VUOLE GRANCHè A CAPIRE CHE TUTTO IL CULTO ECCLESIASTICO, IN OGNI SUA FORMA, NON RISPETTA MINIMAMENTE QUANTO RIPORTATO, DALLE IMMAGINETTE DEI SANTI AGLI INGINOCCHIAMENTI VARI DI CUI è RITUALE!

2) IL SESTO COMANDAMENTO BIBLICO (DIVENUTO SETTIMO NELL’ELENCO TAROCCATO) HA CAMBIATO DEL TUTTO VOLTO: DA “NON COMMETTERE ADULTERIO” A “NON COMMETTERE ATTI IMPURI” (TRA L’ALTRO COL TERMINE IMPURI HANNO AVUTO UNA TROVATA DAVVERO GENIALE VISTA L’IMPOSSIBILITà DI DEFINIRE IL TERMINE CON CHIAREZZA E DEFINITIVAMENTE!). NON CREDO DI DOVER SPIEGARE QUESTA DIFFERENZA PERCHè MI SEMBRA QUANTO MAI EVIDENTE!

Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.

NON CI VUOLE GRANCHè A CAPIRE CHE TUTTO IL CULTO ECCLESIASTICO, IN OGNI SUA FORMA, NON RISPETTA MINIMAMENTE QUANTO RIPORTATO, DALLE IMMAGINETTE DEI SANTI AGLI INGINOCCHIAMENTI VARI DI CUI è RITUALE!

2) IL SESTO COMANDAMENTO BIBLICO (DIVENUTO SETTIMO NELL’ELENCO TAROCCATO) HA CAMBIATO DEL TUTTO VOLTO: DA “NON COMMETTERE ADULTERIO” A “NON COMMETTERE ATTI IMPURI” (TRA L’ALTRO COL TERMINE IMPURI HANNO AVUTO UNA TROVATA DAVVERO GENIALE VISTA L’IMPOSSIBILITà DI DEFINIRE IL TERMINE CON CHIAREZZA E DEFINITIVAMENTE!). NON CREDO DI DOVER SPIEGARE QUESTA DIFFERENZA PERCHè MI SEMBRA QUANTO MAI EVIDENTE!

 

VI SALUTO SPERANDO DI AVERVI INDOTTO QUANTO MENO A SBIRCIARE LA BIBBIA PERSONALMENTE, SE QUALCUNO VOLESSE SPIEGARMI COME E PERCHè TALE MANIPOLAZIONE SIA AVVENUTA NE SAREI DAVVERO FELICE, PURCHè VENGANO FORNITE MOTIVAZIONI CONVINCENTI! 

 

Senza verità e senza memoria

Chi ha letto anche solo una volta questo blog penso che si sia reso conto delle mie posizioni anticlericali.
Ma forse non ho mai spiegato come e quando sono diventato un autentico nemico della Chiesa. Veramente una data precisa non c’è, è stato di più un lungo percorso incominciato un freddo pomeriggio d’inverno davanti al monitor del mio pc.
Bisogna premettere che fino a quel giorno potevo definirmi anch’io un cattolico, come la stragrande maggioranza dei miei connazionali, anche se ora a pensarci bene non lo sono mai stato.
Sono stato educato da una nonna cattolicissima che ogni "santa" domenica quasi mi obbligava ad andare a messa, a confessarmi, a seguire il catechismo.
Devo dire che non mi dispiaceva più di tanto seguire quelle funzioni, pregare il rosario insieme a lei e soprattutto mi piaceva fare il chierichetto. Mi sentivo importante quando "servivo" messa, quando ero lì davanti a tutti, persino al prete, a portare la croce, oppure quando ascoltavo in piedi con le mani giunte la predica del mio parroco con tutta quella gente che mi osservava.
Poi piano piano ho dovuto dare spazio ai ragazzi più piccoli e ho smesso di indossare quella tunica che tanto "amavo", ma a messa continuavo ad andare ogni domenica perchè cosi mi avevano insegnato.
Poi però cresci, diventi più grande, più maturo e le prime domande incominciano a girarti per la testa. "Perchè la chiesa ce l’ha tanto con i divorziati o con le persone che convivono?" "Perchè devo pagare una messa per far star bene una persona che non c’è più? e allora chi è povero cosa fa, rimane al purgatorio per l’eternità?" "Oppure, come fanno Dio, Gesù e lo Spirito Santo ad essere tre persone distinte ma allo stesso tempo un unica divinità?"
Domande che dovrebbero passare per la testa di qualsiasi persona ma che invece troppo spesso vengono ricacciate nel nostro cervello. Forse per pigrizia, forse per comodità, o forse per paura. Paura di ragionare, paura di scoprire che tutto ciò in cui abbiamo creduto per anni, a volte per una vita intera possano essere solo favole. E allora è meglio far finta di niente, prendere per vero tutto ciò che ci hanno detto, accettare per fede. La famosa frase che ora tanto mi fa incazzare perchè la reputo solo un offesa alla mia intelligenza è la solita che un prete ti ripete ogni volta che tu gli fai qualche domanda "scomoda" come quelle di prima, quando si trova in difficoltà e non sa più come uscirne ecco che, come un coniglio che sbuca dal cilindro, spunta quella "magica" risposta.
Ma ritorniamo a quel pomeriggio di tre anni fa. Da qualche giorno mi domandavo quali fossero le differenze tra le varie religioni cristiane ma nessuno in casa era in grado di rispondere a quei perchè. Quale posto, se non internet, allora per cercare di risolvere i miei dubbi?! Ma più leggevo quelle righe e più mi accorgevo che la religione che mi avevano sempre insegnato, tutte le regole che mi avevano sempre imposto non venivano da Dio, da Gesù Cristo, ma solo da uomini.
Più passava il tempo sui quei fogli e più mi rendevo conto di quanto la religione cattolica fosse distante dai principi cristiani, da quei principi scritti nei vangeli.
Era chiaro che qualcuno mi aveva preso in giro, che qualcuno aveva manovrato la mia mente, che qualcuno mi aveva solo raccontato favole e menzogne.
Ma chi?! la mia famiglia?! Esclusi subito questa ipotesi perchè come me, anche loro non potevano sapere la verità, anche loro erano delle vittime. Allora con chi potevo prendermela? dove potevo cercare la verità? era colpa del mio parroco e di tutti i preti che ogni domenica mi ripetevano quelle storie? 
No, loro in fondo avevano subito un lavaggio del cervello peggiore del mio, erano le prime vittime del sistema, rinchiusi in seminario e trasformati solo in burattini mossi da qualcuno molto più in alto.
Incominciai quindi, per capire meglio come era strutturata la gerarchia ecclesiastica, a fare ricerche, e tra un link e l’altro arrivai alle origini del cristianesimo. In fondo se non si conosce il passato non si può capire il presente e vivere il futuro.
Giorni passati tra letture in "rete", libri e colloqui con persone che ne sapevano qualcosa in più di me. E ogni giorno che passava aumentava in me lo sconforto, la delusione e in qualche circostanza la rabbia verso persone in cui avevo sempre creduto, ma che in realtà mi avevano solo preso in giro.
2000 anni di storia non sono facili da ripercorrere e penso che ciò di cui sono venuto a conoscenza è solo una piccola parte della realtà.
Ma credetemi è bastato per rivalutare completamente la mia fede, la mia fiducia in certe persone; mi è bastato per capire che la religione cattolica è stato ed è tuttora uno dei peggiori mali dell’umanità. I mali di Hitler, tanto per citarne uno, i crimini che ha commesso, non sono niente se confrontati con quelli della chiesa cattolica.
In molti lo sanno, almeno una volta hanno sentito parlare di crociate, inquisizione, caccia alle streghe ma dicono che fa parte del passato, che è meglio dimenticare, che ora la chiesa non è più quella del Medioevo. I suoi errori li ha commessi e ha chiesto perdono, ora nessuno viene più messo al rogo.
Questo è vero, ma solo perchè la chiesa ha saputo adattarsi ai tempi, a passare dal sistema feudale a quello capitalistico.
In pratica niente è cambiato, e ancora oggi, c’è gente nel mondo che soffre a causa di questa Chiesa ma purtroppo sono in pochi a saperlo.
Il perchè?! Semplicemente nessuno in Italia vuole schierarsi contro quest istituzione, nessuno ha il coraggio di dire le cose come stanno, e quei pochi che lo fanno vengono "censurati" o molto spesso criminalizzati.
Ecco perchè durante uno di quei tanti giorni passati a leggere mi venne l’idea di "raccogliere" tutto ciò che avevo trovato e di trasferirlo in un mio libro.
Per chi già conosce queste cose non troverà nulla di nuovo nelle mie parole a parte i pensieri personali ma per chi (e credetemi, ce ne sono tanti) è totalmente ignaro del fatto che possa esserci un altra realtà penso possa essere un ottimo inizio. Naturalmente il mio libro è rivolto a tutti coloro che sono disposti a ragionare, ad accettare con obiettività i fatti descritti, a levare una volta per tutte quel paraocchi che ha mostrato troppo spesso una verità totalmente distorta.
Non è certo destinato ai cattolici bigotti, a quelli che godono nel tenere quel paraocchi e che arrivano a giustificare se non a negare alcuni di quei famosi crimini.
Perchè "Senza verità e senza memoria"? Beh l’idea mi è venuta leggendo una famosa frase di Sciascia che tra l’altro ho citato spesso in questo blog e che spiega in 5 semplici parole la vera natura della Chiesa cattolica, una chiesa senza verità e senza memoria.
 
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Ora credo di aver detto proprio tutto, non vi resta che effettuare il download da seguente link: 
 
Ma per chi non volesse farlo, per chi preferisse rimanere nell’oscurità, per chiunque abbia paura di poter compromettere i propri equibilibri interiori vi è il serio invito a non scaricare quelle 200 pagine.
Per tutti gli altri: BUONA LETTURA!!!
 
 
 
 

 
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L’ombra del vento

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un ciclo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla de Santa Monica.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un’ombra.
«Ma certo» rispose mesto. «Per lei non abbiamo segreti.»

© 2004 Arnoldo Mondadori Editore A Barcellona, una mattina d’estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto nel cuore del Barrio Gotico dove vengono sottratti all’oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro ‘maledetto’ che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di misteri e di intrighi legati alla figura di Julian Carax, l’autore di quel libro. Perché Daniel ne rimane come folgorato, e per molti anni inseguirà il fantasma di quello scrittore, scoprendo che qualcuno ha voluto a tutti i costi, anche uccidendo, distruggere fino all’ultima copia dei suoi libri. Tanto che quella nelle mani di Daniel è forse l’ultima rimasta… Dal passato emerge una storia di passioni illecite, di amori controversi e impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e, soprattutto, un macabro segreto gelosamente custodito in una villa abbandonata del Tibidabo. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti paralleli con la sua vita. Mystery, romanzo storico e tragedia amorosa in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano nella formazione del giovane protagonista, “L’ombra del vento” è un moderno feuilleton straordinariamente preciso nelle atmosfere e con un cast di personaggi indimenticabili che si muovono in una Barcellona dalla duplice identità, quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del modernismo e quella cupa, opprimente, del franchismo, tetra miscela di povertà e repressione. Uscito in sordina nel 2001 in Spagna e divenuto un incredibile successo (29 edizioni alla fine del 2003) grazie al solo tam-tam dei lettori, “L’ombra del vento” è l’esordio sulla scena internazionale di uno straordinario narratore che fa rivivere la grande tradizione del romanzo ottocentesco con una sensibilità squisitamente contemporanea.

Credo che nella mia vita non leggerò mai più niente di cosi bello ed emozionante!

Non credevo che un libro potesse darmi tante emozioni in cosi poco tempo, o almeno non lo credevo fin quando ho letto L’ombra del vento di questo scrittore semi sconosciuto ma con un talento straordinario.

Ho iniziato a leggerlo in un pullman che andava a Praga e che poi tornava a Milano estraniandomi subito da quello che succedeva intorno a me e dal paesaggio incantevole che avevo fuori.

Per due settimane sono diventato protagonista anch’io della storia, mi sono immedesimato nei personaggi come non mai, ho riso con loro, ho sofferto con loro, ho pianto con loro.

In altre occasioni avrei divorato il libro in poche ore ma questa volta no, non volevo che finisse, e anche ora che ho letto le ultime righe mi piacerebbe ricominciare tutto dall’inizio come se non fosse successo niente.

Da metà libro in poi le emozioni non finiscono mai, ho avuto quasi sempre i brividi e gli occhi lucidi.

Non voglio raccontare altro, perchè molte delle emozioni che ho provato rimarranno per sempre nel mio cuore e (scusate ma per una volta faccio l’egoista) solo mie!

 

 Naturalmente ne consiglio vivamente la lettura

 ma non cercatevi un giallo o un noir

 (anche se potrebbe essere entrambi)

 cercate il senso.

 uno, se non tanti, ne scoverete sicuramente.

 Contiene chicche di saggezza incredibile

 ed il personaggio assolutamente imperdibile di Fermin ne è un pozzo senza fine.

 Non so che altro dire, leggetelo e poi se volete lasciate un commento!!!

Un saluto a tutti!!!

 

Marco  

  

  

A Barcellona, una mattina d’estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto nel cuore del Barrio Gotico dove vengono sottratti all’oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro ‘maledetto’ che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di misteri e di intrighi legati alla figura di Julian Carax, l’autore di quel libro. Perché Daniel ne rimane come folgorato, e per molti anni inseguirà il fantasma di quello scrittore, scoprendo che qualcuno ha voluto a tutti i costi, anche uccidendo, distruggere fino all’ultima copia dei suoi libri. Tanto che quella nelle mani di Daniel è forse l’ultima rimasta… Dal passato emerge una storia di passioni illecite, di amori controversi e impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e, soprattutto, un macabro segreto gelosamente custodito in una villa abbandonata del Tibidabo. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti paralleli con la sua vita. Mystery, romanzo storico e tragedia amorosa in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano nella formazione del giovane protagonista, “L’ombra del vento” è un moderno feuilleton straordinariamente preciso nelle atmosfere e con un cast di personaggi indimenticabili che si muovono in una Barcellona dalla duplice identità, quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del modernismo e quella cupa, opprimente, del franchismo, tetra miscela di povertà e repressione. Uscito in sordina nel 2001 in Spagna e divenuto un incredibile successo (29 edizioni alla fine del 2003) grazie al solo tam-tam dei lettori, “L’ombra del vento” è l’esordio sulla scena internazionale di uno straordinario narratore che fa rivivere la grande tradizione del romanzo ottocentesco con una sensibilità squisitamente contemporanea.

Credo che nella mia vita non leggerò mai più niente di cosi bello ed emozionante!

Non credevo che un libro potesse darmi tante emozioni in cosi poco tempo, o almeno non lo credevo fin quando ho letto L’ombra del vento di questo scrittore semi sconosciuto ma con un talento straordinario.

Ho iniziato a leggerlo in un pullman che andava a Praga e che poi tornava a Milano estraniandomi subito da quello che succedeva intorno a me e dal paesaggio incantevole che avevo fuori.

Per due settimane sono diventato protagonista anch’io della storia, mi sono immedesimato nei personaggi come non mai, ho riso con loro, ho sofferto con loro, ho pianto con loro.

In altre occasioni avrei divorato il libro in poche ore ma questa volta no, non volevo che finisse, e anche ora che ho letto le ultime righe mi piacerebbe ricominciare tutto dall’inizio come se non fosse successo niente.

Da metà libro in poi le emozioni non finiscono mai, ho avuto quasi sempre i brividi e gli occhi lucidi.

Non voglio raccontare altro, perchè molte delle emozioni che ho provato rimarranno per sempre nel mio cuore e (scusate ma per una volta faccio l’egoista) solo mie!

 

 Naturalmente ne consiglio vivamente la lettura

 ma non cercatevi un giallo o un noir

 (anche se potrebbe essere entrambi)

 cercate il senso.

 uno, se non tanti, ne scoverete sicuramente.

 Contiene chicche di saggezza incredibile

 ed il personaggio assolutamente imperdibile di Fermin ne è un pozzo senza fine.

 Non so che altro dire, leggetelo e poi se volete lasciate un commento!!!

Un saluto a tutti!!!

 

Marco