Rivelazioni “divine” o “diaboliche”?!

Salve a tutti! E’ passato praticamente un mese dal mio ultimo intervento ma lo studio e una spiacevole vicenda personale non mi hanno permesso di dedicare tempo ad inserire nuovi spunti di riflessione. La notizia che ho letto oggi però mi ha fatto pensare ad alcune persone con cui ho discusso in questi mesi, una notizia che a primo acchito può sembrare anche divertente, ma che a pensarci bene poteva trasformarsi in una vera e propria tragedia.

Aereo dirottato:”Rivelazione Divina”
È finita bene e, tutto considerato, non poteva andare altrimenti per i 104 passeggeri e gli otto membri dell’equipaggio di un Boeing 737 della compagnia messicana AeroMexico che ieri sono stati protagonisti di un rocambolesco dirottamento messo in atto, a dire del suo autore, «per rivelazione divina». Nonostante il finale da operetta, la vicenda era sembrata un affare molto serio quando si è appresa la notizia del sequestro di un aereo in volo dalla località turistica di Cancun a Città del Messico. Dirottato in volo, il Boeing è poi atterrato all’aeroporto della capitale, dove dopo momenti di paura passeggeri e equipaggio scesi incolumi dal velivolo e la polizia ha arrestato un un pastore evangelico boliviano che ha detto di avere agito «per una rivelazione divina». A scendere ammanettati dall’aereo, in verità, grazie alle immagini della Tv sono stati viste scendere diverse persone, tanto che si era parlato di otto-nove pirati dell’aria. Successivamente però è stato chiarito che nella confusione erano stati arrestati anche alcuni passeggeri mentre il governo messicano riferiva della confessione di Josè Marc Flores Pereyra, 45 anni, pastore boliviano di una Chiesa cristiana, residente da 17 anni nella città messicana di Oaxaca.La «una rivelazione divina» si sarebbe manifestata in volo. Pereyra ha detto di avere avuto la percezione che «il Messico fosse in pericolo, a causa di un terremoto». Anche se non è chiaro quale sia stato il nesso logico, l’uomo ha deciso il dirottamento, ha spiegato Genaro Garcia Luna, responsabile della sicurezza messicana, affermando che il sequestratore ha obbligato il pilota a sorvolare sette volte Città del Messico. Flores Pereyra, ha aggiunto, era già noto alla polizia in quanto alcolizzato, tossicodipendente e autore di un furto. L’uomo ha spiegato che «l’ordigno» con cui aveva minacciato di far saltare tutti in aria erano in realtà due lattine di succo di frutta: «Ho preso due lattine ’Jumex’, le ho riempito di terra e vi ho appiccicato due piccole luci», ha confessato.

Nelle dichiarazioni alla polizia, l’uomo ha spiegato che il giorno del sequestro era il 9 settembre 2009, e cioè il 9/9/99, che – ha aggiunto – ha un valore cabalistico, visto che se ribaltando le tre cifre si ottiene la sequenza 6,6,6, che secondo alcune superstizioni è il numero del diavolo. A bordo del Boeing 737 dell’AeroMexico, i cui passeggeri erano prevalentemente di nazionalità messicana, americana e francese, non sono stati trovati ordigni esplosivi, ha assicurato il ministro messicano dei Trasporti, Juan Molina.

«Siamo riusciti a prendere il controllo in tre minuti», hanno detto i responsabili dell’operazione, precisando che non ci sono stati feriti. «È stata un’azione pulita», hanno aggiunto le fonti, rilevando che al blitz sulla pista dell’aeroporto hanno preso parte decine di poliziotti federali.

Il volo 576 dell’AeroMexico, era stato fatto parcheggiare in una zona dello scalo nota come ’La Gotà, area preparata appositamente per i casi di minacce con esplosivi. Subito dopo, gli uomini della polizia federale hanno circondato l’aereo, armati con mitragliette e dotati di giubbotti antiproiettili. Sul posto c’era anche un elicottero e diversi mezzi delle forze di sicurezza. A dare l’allarme allo scalo della capitale messicana era stato il pilota.

  
Questa la notizia che si può riassumere brevemente in un fanatico cristiano che in seguito ad una rivelazione divina dirotta un aereo e mette a repentaglio la sicurezza e la vita di oltre 100 persone.
Tutto ciò mi ha fatto ricordare le conversazioni con gli amici evangelici e a quello che loro definiscono rapporto personale con Dio. Ho sempre considerato (e loro lo sanno) gli evangelici come persone abbastanza esaltate, non cristiane e che accecate dalla loro fede credono davvero di avere un rapporto personale con il loro Dio.
Certo, quando qualcuno di loro ha voluto riferirmi quelle che ritengono essere rivelazioni di Dio, io mi sono fatto quattro risate e ho atteso “fiducioso” che gli avvenimenti da loro profetizzati si avverassero. Ovviamente, e per fortuna.  non è accaduto nulla di quello che mi era stato detto ma non ho voluto tirare fuori con loro il discorso perchè mi sembrava irrispettoso giudicare quello che ritengono essere un rapporto diretto con Gesù. Nonostante le nostre infinite discussioni, a volte storiche, a volte teologiche, a volte filosofiche, non mi sono mai permesso di entrare nella sfera spirituale di quelle che ritengo comunque essere persone che agiscono in buona fede.
Poi però leggo questa notizia e inizio a farmi qualche domanda. Voglio dire finchè gli evangelici hanno le loro rivelazioni e se le tengono per sè o per pochi intimi è ovvio che non fanno del male a nessuno. Ma se, come nel caso del pastore boliviano, queste presunte rivelazioni divine rischiano di influenzare la vita di altre persone allora c’è qualcosa che non va. Mi sono chiesto se tutto ciò fosse avvenuto in Italia, in fondo non è impossibile vista la numerosa comunità evangelica presente nel nostro Paese. Mi sono chiesto se fosse successo a me e mi sono detto che mi roderebbe e non poco se dovessi morire per mano di una “rivelazione divina”, sarebbe davvero il colmo.
Ma questo è quello che può fare la religione se portata alla massima esaltazione, può diventare una vera e propria bomba ad orologeria.
Il vero successo dei terroristi islamici non furono i quasi 3000 morti dell’11/09 ma il terrorismo psicologico che perdura in molti di noi ancora oggi a distanza di 8 anni, quando vediamo ad esempio salire un musulmano su una metropolitana. Ho visto con i miei occhi la gente che cambia carrozza appena vede un islamico con uno zaino o con qualche borsa.
Non vorrei che tra qualche anno la gente possa aver paura di prendere un treno o un aereo a causa delle rivelazioni divine di qualche fanatico religioso.
La mia speranza è che il terrorismo di questo genere sparisca per sempre e non che cambi denominazione in terrorismo evangelico.
  

PERDONALO PERCHE’ NON SA QUELLO CHE FA… E CHE DICE…

 

Il mondo è nelle mani di questo signore!  Mi fate conoscere uno ad uno chi l’ha votato???!!!

 

Alcune tra le sue gaffe più celebri:

Washington 29/06 – "Un giorno il buon Signore si porterà via Castro".

Questa la frase con cui Bush avrebbe affermato la morte di Mandela:"Ho sentito qualcuno dire ‘Dov’è Mandela’? Bene, Mandela è morto perché Saddam Hussein ha ucciso tutte le persone come Mandela".

 

 "Dobbiamo mantenere buoni rapporti con i grechi" (Popolo dell’antica greca…)
(The Economist, 12 giugno 1999)

 "Per far crescere l’economia bisogna abbattere le darriere boganali" 
(Rochester, New York, 7 gennaio 2000)

-"Chi si pone troppo raramente la domanda: i nostri figli sta imparando davvero?" (Penso tutti…)
(Florence, South Carolina, 11 gennaio 2000)

 "Una delle cose favolose dei libri è che a volte ci sono delle immagini bellissime" (Ora capisco tutto…) 
(US News & World Report, 3 gennaio 2000)

"Bé, io penso che se uno sostiene di voler fare una cosa e poi non la fa, allora è quel che si dice una persona degna di fiducia" (Già… cos’era? Una definizione di se stesso?) (Chat sul sito della CNN, 30 agosto 2000)

 "Il modo migliore per concedere un po’ di respiro alle famiglia è permettergli, di tanto in tanto, di tenersi un po’ dei loro soldi" (ma si! Di tanto in tanto…)
(Westminster, California, 13 settembre 2000)

"Voglio che tutti gli americani sappiano che la responsabilità delle decisioni che prendo è mia, e anche loro" (Lo sanno George, lo sanno…)
(Live with Regis, 20 settembre 2000)

"La cosa fantastica dell’America è che tutti dovrebbero votare" (Dovrebbero???)
(Austin, Texas, 8 dicembre 2000)

"Non c’è nulla di più profondo del riconoscere il diritto di Israele a esistere. E’ questo il pensiero più profondo di tutti…Non mi viene in mente nulla di più profondo di questo diritto" (Direi profondo… no?)
(Washington, DC, 13 marzo 2002)

"Se fossimo in una dittatura sarebbe parecchio più facile, sempre che il dittatore fossi io" (Perché? Non è una dittatura?)
(Washington, DC, 18 dicembre 2000)

"Innanzitutto non accetteremmo mai un accordo non ratificato, né tantomeno un accordo che secondo il sottoscritto possa avere senso per il paese" 
(Parlando del Protocollo di Kyoto, The Washington Post, 24 aprile 2001

"Per ogni sparatoria fatale ce ne sono state circa tre di non fatali. E una cosa del genere in America è inammissibile. Semplicemente inammissibile. Cercheremo di rimediare" (In che senso? Che rendiamo fatali anche le altre tre???) 
(Philadelphia, Pennsylvania, 14 maggio 2001)

 

"Siete liberi, e la libertà è una cosa meravigliosa. Ci vorrà tempo per ripristinare il caos dall’ordine…cioé, l’ordine dal caos. Ma ce la faremo" (Si ce la faremo quando te ne andrai fuori dai coglioni…)
(Pax irachena, Washington, DC, 13 aprile 2003)

 

“Ecco Adam Clyner, il più stronzo dei giornalisti del New York Times…", George Bush Jr al suo vice Dick Cheney, durante la campagna elettorale del 2000, prima di una conferenza stampa, ignaro che il microfono fosse acceso.

George Bush Jr, a una domanda sui Talebani, fece scena muta, mostrando di non sapere chi fossero; aiutato dalla giornalista, esclamò: "Oh, credevo che tu parlassi di un complesso rock! I Talebani dell’Afghanistan, certo! Repressivi!".

Non conoscendo il telefilm di successo "Sex and the city" (una serie che va in onda anche in Italia), improvvisa clamorosamente definendolo "un’inchiesta sull’identità erotica e geografica"…

“La soluzione per evitare i danni degli incendi è abbattere gli alberi", George Bush Jr, Earth Summit 2002. (Ma dai??? Ma che scemi? Come mai non ci aveva mai pensato nessuno?)

Parlando di come avesse vissuto personalmente l’11 settembre, George Bush Jr dichiarò: "Ero seduto fuori dall’aula, aspettavo il momento di entrare, quando ho visto un aereo che urtava la torre, naturalmente la televisione era accesa. E poiché sono stato pilota mi sono detto: deve essere un pessimo pilota. Ho detto: deve essere stato un tremendo incidente. Ma mi fecero entrare e non ci ho più pensato…", dicembre 2001.

“Sono stato di recente in giro per l’America Latina, e il solo rimpianto che ho è stato quello che non ho studiato a fondo latino a scuola, così non ho potuto conversare con quei popoli", Dan Quayle, vicepresidente USA ai tempi di George Bush Sr.

"Il Presidente ha mantenuto tutte le promesse che intendeva mantenere", Dan Quayle.

"È tempo per la razza umana di entrare nel sistema solare", Dan Quayle e George Bush Jr; (perché, adesso dove siamo???)

"Non è l’inquinamento che danneggia l’ambiente; sono le impurità nella nostra aria e nella nostra acqua", George Bush Jr; (ahh beh allora è tutta un’altra cosa…)

"Siamo pronti a qualsiasi evento inaspettato che possa o non possa accadere", George Bush Jr, 1997. (E l’altra opzione quale sarebbe?)

"La maggior parte delle nostre importazioni vengono da fuori della nostra nazione", George Bush Jr, 26/09/2000, (mentre scopre l’acqua calda)

"Se non avremo successo rischieremo di fallire" George Bush Jr; (dura la vita, eh?)

"Marte è essenzialmente nella stessa orbita… Marte è piuttosto alla stessa distanza dal Sole, e questo è molto importante. Abbiamo visto foto che rappresentavano canali, pensiamo, e acqua. Se c’è l’acqua vuol dire che c’è ossigeno. Se c’è ossigeno vuol dire che possiamo respirare",( George Bush Jr, 1994, mentre distruggeva secoli di astronomia.)

"Un basso flusso di votanti dimostra che poche persone sono andate a votare" (Dan Quayle, mentre dimostrava che ogni cosa implica sè stessa)

"L’olocausto è stato un periodo osceno nella storia del nostro Paese… la storia di questo secolo… Noi tutti viviamo in questo secolo. Io non ho vissuto in questo secolo", Dan Quayle, durante una conferenza stampa in cui gli avevano chiesto "la sua opinione sull’olocausto".

"Credo che siamo in una tendenza irreversibile verso più libertà e più democrazia, ma questo potrebbe cambiare", George Bush Jr, 1998; (ma non era una "tendenza irreversibile"?)

"Ho preso molte buone decisioni in passato; ho preso molte buone decisioni in futuro", George Bush Jr; (ho paura…)

"Lo dico in spagnolo, una lingua che amo. La festa dell’indipendenza messicana non è il cinque di maggio, come credono tutti, è il deciseis de septiembre… il quindici settembre!", George Bush Jr, 2000; (e infatti ha detto "sedici settembre"…)

George Bush Jr durante un’intervista: "Ho parlato con il mio fratellino Jeb, il governatore del grande Stato del Texas…"; intervistatore: "Florida…"; "Sì, Florida, il governatore del Texas sono io", 2000.

"L’Africa è una nazione che soffre di una orrenda malattia", George Bush Jr al Vertice di Goeteborg, 2001, mentre trasformava il secondo continente più esteso al mondo in una nazione.

"Anche voi avete dei neri?", George Bush Jr al presidente brasiliano Fernando Cardoso, 2002.

"Il mio viaggio in Asia incomincia dal Giappone per una ragione importante: comincia qui perché da un secolo e mezzo America e Giappone hanno formato una delle più grandi e durature alleanze dei tempi moderni; da questa alleanza è sorta un’era di pace nel Pacifico", George Bush Jr a Tokyo, 2002; (si è forse dimenticato delle bombe nucleari e della seconda guerra mondiale?)

"Ho parlato con Vicente Fox, il nuovo presidente del Messico, per avere petrolio da mandare negli Stati Uniti. Così non dipenderemo dal petrolio straniero", George Bush Jr al primo dibattito presidenziale, 2000, mentre evidentemente palesava il proprio intento di colonizzare il Messico…

"So che gli esseri umani e i pesci potranno coesistere in pace", George Bush Jr a Saginaw, 2000); (sicuro che non ci invaderanno?)

"Il gas naturale è emisferico; mi piace chiamarlo emisferico in natura perché è il prodotto che noi possiamo trovare nel vicinato" George Bush Jr, 2000; (interessante…)

"Il sistema dell’istruzione pubblica è uno dei fondamenti della nostra democrazia. Dopotutto, è dove i bambini d’America imparano a essere cittadini responsabili, e imparano le abilità necessarie per trarre vantaggio dalla nostra fantastica società opportunistica", George Bush Jr, 2002, durante una curiosa esibizione di sincerità.

"Avremo gli Americani meglio istruiti del mondo", George Bush, 1997; (anche perché in genere gli Americani in America ci vivono…)

"Voglio che si dica che l’amministrazione Bush è orientata al risultato, perché credo al risultato di focalizzare la propria attenzione ed energia sull’educazione dei bambini alla lettura, perché abbiano un sistema educativo attento ai bambini e ai loro genitori, piuttosto che mirare a un sistema che rifiuta il cambiamento. Ciò farà diventare l’America quello che noi vogliamo che sia, un Paese di gente che sa leggere e che sa sperare", George Bush Jr, 2001, dopo aver copiato il programma elettorale del governo somalo…

"Lo so che vi sono tante ambizioni a Washington, naturale. Ma spero che gli ambiziosi si rendano conto che è più facile riuscire con una riuscita che con un fallimento", George Bush Jr, 2001; (ma dai?! non ci avevo mai pensato…)

"Siamo impegnati a lavorare con ambo le parti per portare il livello del terrore a un livello accettabile da entrambi", George Bush Jr, ottobre 2001, mentre prendeva le parti di Bin Laden.

"Penso che se lei sa cosa crede, questo renderà molto più facile rispondere alla sua domanda. Io non posso rispondere alla sua domanda", George Bush Jr, 2000.

"Dovrei domandare a chi mi ha posto la domanda: non ho avuto la possibilità di domandare a chi mi ha posto la domanda quale domanda hanno posto", George Bush Jr, 2001; (ma chi è che fa le domande?)

 

 

UN GENOCIDIO DIMENTICATO

Forse ricordate un mio post dedicato alla responsabilità morale di Giovanni Paolo II nel genocidio in Rwanda; bene oggi vorrei tornare a parlare di quel massacro che ancora oggi è sepolto nel silenzio.

Sono tanti i co-responsabili di quel milione di morti e tra questi ritroviamo l’immancabile staterello che quando si tratta di genocidi non si tira mai indietro. Ed ancora una volta saranno le parole di un testimone oculare (Dragor) a fare un po’ più di chiarezza su quei giorni in cui venne sterminato un intero popolo.

Forse in alcuni passi le sue considerazioni potranno sembrare troppo di parte ma non ho voluto togliere nulla al suo racconto nudo e crudo che potrete ritrovare anche nel suo blog: http://dragor.blog.lastampa.it/journal_intime/rwanda/index.html

 


RWANDA, IL GRIDO DEL SILENZIO

Verdi colline del Rwanda, cosi’ belle e cosi’ segrete.

Parlate col silenzio, e il silenzio  grida di dolore…                                                                   

         Pascal Nzezahayo, poeta rwandese

   

    

  

 

   ERANO LE 17,43 MINUTI del 6 aprile 1994. Fino a quel momento, era stato un mercoledi’ come gli altri a Kigali. All’Hôtel des Milles Collines, rendez-vous della crema cittadina, i cooperanti belgi e canadesi si affollavano attorno alla piscina vociando con i loro orrendi accenti mentre ingurgitavano birra Primus o Mateus Rosé. Benché non fossero ancora le sei del pomeriggio, per la maggior parte erano già brilli e in fregola.

   In tutto il tempo che ho passato da quelle parti, non sono mai riuscito a capire che cosa facessero i cooperanti, salvo mangiare i soldi della Banca Mondiale e dare la caccia alle puttane. Quelli non facevano eccezione, le puttane nemmeno. Erano ancora piu’ numerose dei cooperanti. Anche la barmaid era una puttana, benché avesse soltanto diciassette anni. Lo so perché la conoscevo, si chiamava Mado. In circostanze normali le Tutsi sono le donne piu’ fiere del mondo, ma in certe circostanze anche le donne più fiere diventano puttane. Tutti sanno quello che è successo in Italia e in Francia all’arrivo degli americani durante l’ultima guerra. Perfino le Figlie di Maria si vendevano per una tavoletta di cioccolata. Almeno quelle del Mille Collines costavano un po’ più care.

   Pur essendo le donne piu’ fiere del mondo, in quelle circostanze erano puttane, perché quelle circostanze non erano normali.  E non erano normali perché le donne in questione erano Tutsi mentre l’etnia dominante era Hutu. In Rwanda gli Hutu avevano tutti i diritti,  i Tutsi nessuno.  E sui passaporti c’era scritto Tutsi oppure Hutu. Nei matrimoni misti, decideva la paternità.

    Mado stava piangendo perché un grosso commerciante Hutu, appena tornato da Parigi, le aveva ordinato un Pernod e lei aveva risposto che il bar era sprovvisto di quel liquore. “Sei una selvaggia” aveva sbraitato l’Hutu in francese per far capire a tutti che era appena tornato da Parigi, cercando goffamente d’imitare l’accento parigino. “Una contadina” aveva aggiunto alzando ancora di piu’ la voce (in Rwanda paysanne è un insulto). “Come fai a non avere il Pernod? Non sei… non sei…” Una pausa in cerca della parola giusta, poi scandì le sillabe come fanno gli africani ignoranti quando pronunciano una parola difficile. “Ci-vi-li-sée.”

   Ci-vi-li-sée. Non scordero’ mai quella parola e quella pronuncia. Ci-vi-li-sée. Perché in quel momento, da lontano, venne un rumore che fece tremare leggermente i bicchieri e le bottiglie sui tavoli. Un rombo di tuono, un colpo di fucile. Si sarebbe potuto scambiare per l’uno o per l’altro.

   E quel rumore segno’ il confine. Da quel momento il Rwanda non sarebbe piu’ stato lo stesso. Da qui all’eternità.

   Alle 17,43 del 6 aprile 1994, un missile abbatte il Falcon 50 proveniente  da Arusha (Tanzania) che riporta in patria Juvénal Habyarimana, presidente della Repubblica Rwandese. I brandelli di Habyarimana cadono sulla casa del presidente, che si trova nei pressi dell’aeroporto. La moglie Agatha e i figli devono raccoglierli con una paletta e metterli in sacchetti di plastica, cercando di separarli dai brandelli del presidente burundese Cyprien Ntaryamize che pure si trovava sull’aereo.  Chi ha tirato il missile? Gli Hutu dicono i Tutsi del Front Patriotique de Libération (FPR), i Tutsi dicono i francesi per dare la colpa ai belgi e prendere il sopravvento nel paese, i francesi dicono i belgi, i belgi dicono dei militari francesi travestiti da militari belgi per dare la colpa ai belgi.   Qualcuno sostiene che a organizzare l’attentato è stata la moglie Agatha con l’appoggio della fazione più estremista dell’esercito. Habyarimana stava cercando di accordarsi con l’FPR, che aveva messo il regime Hutu alle corde e controllava il Nord del paese.  La cosa poteva essere dispiaciuta a qualcuno.

    L’Africa è il paese dalle mille verità, il Rwanda è il paese dalle verità più numerose delle colline. Ma la verità, quella vera, non occorre. La macchina si è già messa in moto.

   Ogni prefettura ha preparato da tempo le liste dei Tutsi da eliminare. Mancava soltanto il pretesto.Le liste vengono passate ai sindaci, i sindaci le passano alle squadre della morte, gli Interamwe, gli Interamwe creano posti di blocco su tutte le strade e vanno a cercare le vittime nelle loro case. Il Rwanda non assomiglia alla Svizzera soltanto per il paesaggio. E’ un paese molto ben organizzato e nessuno pensa di fare male. Gli assassini sono dei contadini Hutu. Se il prefetto gli ordina di ammazzare gli Inyenzi (scarafaggi), se la radio gli ordina di ammazzare gli Inyenzi, se il curé gli ordina di ammazzare gli Inyenzi, chi sono loro per rifiutarsi?

   Da anni i preti demonizzano i Tutsi. Nelle prediche ripetono ossessivi che i Tutsi sono l’incarnazione del male. E il Rwanda è il paese più cristiano di tutta l’Africa, il fiore all’occhiello della Chiesa di Roma. Nel Rwanda, in piena brousse, trovi delle chiese grandi come la cattedrale di Chartres.   E i preti prendono ordini dai vescovi, i vescovi prendono ordini dal papa.

   Wojtyla ha creato le premesse del genocidio ordinando di demonizzare i Tutsi. Perché i Tutsi, guerrieri e allevatori, non si lasciano sottomettere e cacciano i missionari. Li considerano sovversivi, un’eredità del protettorato belga, distruttori della cultura tradizionale. Il governo tutsi del vicino Burundi li accetta soltanto perché è ricattato da Roma e Bruxelles. Se li cacciano, gli tagliano i programmi di cooperazione. Cosi’ Woityla ha ordinato di demonizzare i Tutsi, il nemico storico. La Chiesa di Roma deve trionfare. Ha alleggerito la coscienza degli assassini, li ha autorizzati al massacro. Chi non vuole uccidere il diavolo? Un passaporto per il paradiso.

   Certi preti usano le chiese come trappole. Chiudono dentro i Tutsi che vi si erano rifugiati per sfuggire alla caccia, poi chiamano le squadre della morte e le squadre della morte gettano della benzina nell’interno, quindii bruciano tutto. Se non ci credete, andate in Rwanda. Le chiese contenenti decine di cadaveri calcinati, alcuni abbracciati fra loro come quelli di Pompei, sono state trasformate in musei del genocidio.

   In alternativa alla benzina, le milizie usano fucili o mitragliatrici. Ma usano soprattutto il machete. Le vittime sanno di non poter sfuggire alla morte, ma supplicano di non essere ammazzate con il machete. Si mettono in ginocchio e chinano la testa sperando in un po’ di fortuna. Una pallottola nella nuca e via.  Ma le pistole mancano e i miliziani preferiscono il machete. Gli Hutu invidiano la statura dei Tutsi, cosi’ prima di ucciderli hanno cura di farli diventare più piccoli. Accorciando le braccia e le gambe. Quando una donna è incinta, le strappano il feto dal ventre squarciato e lo massacrano davanti alla donna ancora viva.   In certi ospedali la milizia serve alle madri un brodo con pezzetti di carne. Quando hanno vuotato la scodella, le informa che hanno mangiato il loro bambino.   Molti Tutsi sono obbligati a uccidere le persone piu’ care. Se non lo fanno loro, lo farà la milizia e sarà una morte ancora più dolorosa. Molti fanno fuori i vicini di casa con i quali avevano bevuto birra fino alla sera prima. In certi matrimoni misti il marito uccide la moglie e viceversa. Corre voce che il governo paghi 1000 franchi rwandesi per ogni Inyenzi ammazzato.

      I 10.000 uomini del FPR comandati da Paul Kagamé, che in seguito diventerà presidente, puntano su Kigali con una manovra aggirante a spirale, rallentati dai 50.000 uomini dell’Armée Gouvernamentale appoggiati dai francesi. Perché i francesi  sostengono il governo Habyarimana  e chiamano “terroristi” o “riubelli” i militanti dell’FPR. Là dove arriva l’FPR i massacri cessano. E’ una corsa contro il tempo.  Se mai si studierà la campagna del Rwanda con lo stesso metro di quelle napoleoniche, si vedrà che Kagamé non sfigura accanto  al suo omologo corso. si è formato in un’accadememia militare degli Stati Uniti, sa che 10.000 uomini disciplinati valgono più di un’armata corrotta. Con i suoi 10.000 guerrieri tutsi,  gli eredi dei nobili guerrieri dalle lunghe lance che si sono addestrati per anni in Uganda con una disciplina prussiana, ha sconfitto un’armata di 50.000 uomini appoggiata da una delle più grandi potenze militari del mondo.  E’ questo che brucia, alla Francia.  E’ per questo che Kagamé la tratta con disprezzo, è per questo che sta imponendo l’inglese come seconda lingua a scapito del francese, è per questo che i politici francesi hanno incaricato il giudice Bruguière di montare un’accusa contro di lui per accollargli la responsabilità del missile che ha abbattuto l’aereo di Habyarimana. In realtà sono corresponsabili del genocidio  e un giorno dovranno renderne conto al tribunale internazionale. 

   A differenza del passato, quando avevano fermato la guerriglia tutsi con scopntri diretti, ora i francesi non s’impegnano direttamente nei combattimenti. Si limitano a rifornire l’armée, che loro stessi hanno addestrato, e fanno i controlli d’identità. Controllano sui passaporti chi è Tutsi e chi è Hutu. Consegnano i Tusi alle squadre della morte come in Parigi occupata i flic consegnavano gli ebrei ai nazisti.   Quando i francesi abbandonano Kigali, il personale tutsi del Centro Culturale  chiede di partire sullo stesso aereo.  I francesi rifiutano di lasciarlo salire sui veicoli in partenza per l’aeroporto. Qualcuno viene ammazzato, qualcuno salvato dai belgi. A Parigi sono preoccupati perché Jean-Cristophe Mitterrand, il figlio del presidente, ha trasformato Kigali in un centro di traffico di droga e armi. Bisogna coprire le prove del crimine, proteggere gli antichi alleati e fare un piacere al papa, cosi’ il primo ministro Juppé (un catho che chiama “terroristi” o “ribelli” i militanti dell’FPR) lancia l’operazione Turquoise. Ufficialmente si tratta di un’operazione umanitaria, in pratica si crea una sacca dove gli assassini vengono ospitati e protetti.  Le strade si riempiono di cadaveri. Vecchi con gli occhi fissi verso il cielo, bambini con le braccia sopra la testa nel tentativo di proteggersi dalle lame dei machete, madri con il figlio fra le braccia.

   E mentre scrivo di questi morti, ricordo una notte di diciannove anni fa. La notte del 20 agosto 1988, quandlo hanno ammazzato mia moglie, rifugiata rwandese in Burundi. Non era legalmente mia moglie, perché a quell’epoca non avevo ancora ottenuto il divorzio dal matrimonio precedente. Ma l’avrei sposata. Se non l’avessero ammazzata. Nella gabbia dei conigli, dove aveva cercato di nascondersi. Dopo diciotto anni, rivivo quel momento come se fosse ieri. Come se fosse adesso.  Eravamo saliti a Bugarama, a duemilacinquecento metri sulle montagne alle spalle di Bujumbura, ospiti di un’amica commerciante che era andata a Nairobi per affari e ci aveva prestato la casa per il weekend.    

    Quando ci penso, vedo tutto nero. Niente è nero come le notti in Africa. Era nero e faceva freddo. Mancava l’elettricità, mancavano anche le candele. Avevamo accostato i due letti della camera e dormivamo abbracciati per scaldarci a vicenda. A un tratto lei è balzata a sedere, avvisata da un istinto ancestrale. Spesso le succedeva di svegliarsi nel cuore della notte, come se avesse un incubo ricorrente. Ma quella volta era diverso. Non ha detto niente, come se la cosa non mi riguardasse. Come se fosse una sua questione privata, un rito antico che non potevo capire. Ero un mujungu, un bianco, uno straniero. Le nostre strade si dividevano. L’Africa profonda la reclamava.

E’ balzata dal letto nuda e l’ho sentita correre via. Un momento dopo ho sentito dei tonfi e delle grida. Qualcuno è entrato nella stanza, ho sentito i suoi passi. Non vedevo niente, ma loro ci vedono come se avessero un visore a raggi infrarossi. E’ entrato nella stanza, poi è uscito. Ho sentito delle grida in giardino, poi dei lamenti dolci, sommessi. Poi piu’ niente.

Sono rimasto immobile. Il tempo è passato, a un certo punto mi sono accorto che era spuntata l’alba.  Sono uscito nel giardino. Non si vedeva nessuno, i boy erano fuggiti. Compreso lo zamo, il guardiano con la lancia. Era tutto grigio, gli alberi, il cielo, la terra, l’erba, ma nel grigiore ho visto una macchia rossa. Una grande macchia rossa. Sono andato in quella direzione.

 E l’ho vista. Era nella gabbia dei conigli. Per misura di sicurezza, avevano massacrato anche i conigli. Levis sit tibi terra, mon amour.

  Dragor

 

BILANCIO DI UN ANNO

10 LUGLIO 2005-10 LUGLIO 2007

 
Buon compleanno blog!!!
 
Ebbene si, è passato un altro anno, e mi ritrovo di nuovo qui a fare il bilancio di questi ultimi 12 mesi. Vi chiederete giustamente perchè non lo faccio il 31 dicembre questo bilancio ma quel 10 luglio rappresenta per me una data particolare.
Diciamo che proprio il 10 luglio 2005, a parte la creazione di questo blog, non avvenne nulla di particolare ma se devo scegliere una data per rappresentare la mia nuova vita non potrei che scegliere questa.
Non entro nei particolari per non annoiarvi troppo (in fondo questo blog non tratta della mia vita privata) ma posso dire che non compie gli anni solo questo blog ma in un certo senso anch’io.
E allora cosa posso dire di quest anno? Beh di certo le emozioni non sono mancate e se devo ricordarne qualcuna in particolare la mia mente non può che andare al 23 maggio e al delirio di piazza Duomo con la settima coppa dei campioni vinta dal mio Milan; ma forse è sul piano personale che sono arrivate le maggiori soddisfazioni, si è conclusa la bellissima esperienza del servizio civile (che ha contribuito a quella rinascita) ma ne è iniziata (anzi riniziata) un altra ancora più bella visto che ho ripreso i miei studi universitari.
In quest anno siete stati proprio tanti a visitare questo blog e io non posso far altro che ringraziarvi; ce l’ho messa tutta per descrivere i miei pensieri e le mie opinioni e per farvi conoscere cose di cui probabilmente ignoravate l’esistenza.
Se volete intraprendere qualche conversazione, su qualsiasi tema, potete lasciarmi un commento sul guestbook e io (impegni ed esami permettendo) cercherò di rispondervi il prima possibile; o in alternativa per conversazioni più lunghe potete mandarmi un e mail a uno dei miei contatti e risponderò anche in quel caso. Accetto commenti anche critici ma che siano motivati e che provengano da persone che non abbiano la presunzione di essere portatrici di una fantomatica verità.
Quali sono le aspettative per il prossimo anno?! Continuare i miei studi, finire di scrivere il mio romanzo che spero un giorno di pubblicare, e continuare quella strada, che spero di percorrere anche insieme a voi, verso una definitiva maturità.
Le mie battaglie contro la Chiesa, contro i falsi moralisti, contro la scadente classe politica italiana e contro le ingiustizie di questo mondo malato continueranno sempre e comunque, sia in questo blog che al di fuori di questo.
Spero che qualcuno di voi mi appoggi in queste "battaglie" ideologiche perchè da soli non si può fare nulla, insieme qualcosa si può fare, ricordatevelo!!!
 
E allora ancora un GRAZIE A TUTTI coloro che contribuiscono a mantenere vivo questo blog!!!
 
Ah dimenticavo, questo è stato un anno da CAMPIONI DEL MONDO!!!
 
 

Sentenza da condannare!!!

Mentre c’è chi pensa a cambiare la modalità di elezione del Papa (evidentemente allo spirito santo servivano i due terzi dei cardinali e non la maggioranza assoluta dopo tot votazioni) o a inserire codici morali per i guidatori nel mondo succede anche questo:
 
HENLEY ON THAMES (Gran Bretagna) – Ha dieci anni ma ne dimostra sedici. Il suo stupratore, dunque, non poteva sapere di commettere un reato. Questo quanto stabilito da un giudice di Henley on Thames, nell’Oxfordshire, dove Keith Fenn, un lavavetri di 24 anni inizialmente condannato per abuso su minore a due anni di reclusione, si è visto infliggere una pena di soli quattro mesi dal tribunale che stava giudicando il suo caso.
ATTENUANTE – La Crown Court di Oxford ha infatti accolto le richieste della difesa, secondo cui la bimba, che vestiva in maniera provocante, dimostrava almeno 16 anni. In più, per i legali di Fenn, la ragazzina aveva acconsentito al rapporto sessuale. Tanto è bastato a convincere il giudice Julian Hall, che ha condannato l’imputato a soli quattro mesi di carcere.
INDIGNATI – Ovviamente la sentenza ha scatenato la protesta delle associazioni per la tutela dei minori, secondo cui la decisione di Hall è «ingiustificatamente clemente». L’associazione Kidscape ha dunque accusato il giudice di aver cercato « giustificazioni», sottolineando che un bambino non ha colpe. Il procuratore generale Lord Goldsmith dovrà ora decidere se ricorrere in appello per la sentenza.
A. F.
26 giugno 2007
 
 
Queste sono le notizie che dovrebbero scatenare l’iradiddio della chiesa, qui dovrebbe intervenire per alzare la voce, ma perchè non lo fa??? La risposta è una sola: se ne frega!!!
 
 
 
 

Foto dallo spazio

Rieccomi qui… Stasera non sono proprio in vena di fare lo "scrittore" e quindi preferisco lasciare alcune foto nell’album…
Certe le volte le immagini possono dire più di miliardi di parole, soprattutto se sono delle foto fantastiche come quelle dello spazio che lasciano sbalorditi e a bocca aperta.
Sarebbero da contemplare per ore e ore e ci dovrebbero far fermare per un pò di tempo a riflettere su quanto siamo infinitesimamente piccoli se rapportati all’universo…
Le altre foto invece mi riguardano più da vicino, sono state scattate la settimana scorsa quando mia sorella ha trascorso qualche giorno qui a Milano, in fuga dalla scuola… (queste nn sono da contemplare ovviamente!!!)
 
Qui di seguito anche qualche aforisma sull’universo (in rosso i miei preferiti):
 
  • Forse il nostro universo si trova dentro al dente di qualche gigante. (Anton Cechov)
  • L’universo è immenso, e gli uomini non sono altro che piccoli granelli di polvere su un insignificante pianeta. Ma quanto più prendiamo coscienza della nostra piccolezza e della nostra impotenza dinanzi alle forze cosmiche, tanto più risulta sorprendente ciò che gli esseri umani hanno realizzato. (Bertrand Russell)
  • L’universo è uno, infinito, immobile… Non è in grado di comprensione alcuna, è senza fine e limiti, si estende all’infinito, e di conseguenza è immobile. (Giordano Bruno)
  • L’universo, per quanto possiamo osservare, è una macchina immensa e meravigliosa. (George Santayana)
  • La cosa più incomprensibile dell’Universo è che esso sia comprensibile. (Albert Einstein)
  • Noi abbiamo una sola vita: se anche avessi fortuna, se anche raggiungessi la gloria, di certo sentirei di aver perduto la mia, se per un solo giorno smettessi di contemplare l’universo. (Marguerite Yourcenar)
  • Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima. (Albert Einstein)

  Foto tratte dal sito della NASA: http://antwrp.gsfc.nasa.gov/apod/archivepix.html

 

Ciao a tutti!!!!!!!

E’ LIBERO!

Agenzia afgana Pajhwok: Liberato Daniele Mastrogiacomo

La Farnesina conferma il rilascio di Mastrogiacomo

Mastrogiacomo è nell’ospedale di Emergency a Lashkar-gah: "Sta bene", ha affermato il portavoce dell’associazione umanitaria Maso Notarianni

Il comandante talebano Dadullah ha detto che Daniele Mastrogiacomo è stato liberato in cambio del rilascio di cinque prigionieri talebani

Assieme all’inviato di Repubblica, i talebani hanno liberato anche il suo interprete Adjmal Nashkbandi

Secondo Emergency, Mastrogiacomo sarebbe già nelle mani di un’organizzazione umanitaria italiana. Manca però la conferma ufficiale della Farnesina

Daniele Mastrogiacomo è stato liberato: lo riferisce l’agenzia di stampa afgana Pajhwok

NUOVO ANNO, VECCHIA SOLFA…

Eccoci qua, un nuovo anno è incominciato (auguri a tutti!!!), le vacanze sono finite e da lunedi tutti o quasi hanno ripreso a lavorare.
Ma c’è qualcuno che in questi giorni di festa ha lavorato più del solito, che abbiamo ritrovato quotidianamente nelle prime pagine dei tg e dei giornali e che evidentemente tutto questo lavoro deve avergli dato alla testa.
Di chi sto parlando? Ma del nostro “amatissimo” pontefice naturalmente che appena iniziato il nuovo anno ha subito voluto richiarire (come se non lo sapessimo) il suo pensiero sui pacs.
Ma defiliamoci per un attimo da quelli che sono i pensieri del capo della Chiesa e cerchiamo di chiarire meglio cosa sono questi pacs visto che in molti non lo sanno o non lo hanno capito.
Formalmente i pacs sono patti civili di solidarietà, in parole povere sono forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio.
Queste unioni possono essere sia etero che omosessuali.
In quasi tutti i paesi dell’Unione europea vige un ordinamento che regola queste unioni civili, quasi tutti visto che proprio L’Italia è uno di quei paesi dove (proprio a causa dell’influenza del Vaticano) non vi è nessuna legge che regolamenti queste convivenze.
E proprio ora che in Parlamento se ne sta discutendo il Papa e la chiesa si stanno mobilitando con tutti i mezzi possibili per ribadire il loro concetto: il matrimonio è l’unica forma di unione e di convivenza accettabile.
Su questo concetto e sul perchè la Chiesa non accetti i Pacs tornerò in seguito ma ora mi vorrei soffermare in questo post sulle ultime parole dette da Ratzinger durante il suo ultimo discorso ai 175 diplomatici accreditati presso la santa sede.
«Tutto ciò costituisce una offesa alla famiglia e contribuisce a destabilizzarla, violandone la specificità ed il ruolo sociale unico», queste le testuali parole.
Ma vediamo molto velocemente cosa prevedono i Pacs in Francia a cui l’Italia si sta ispirando per mettere nero su bianco la legge per regolamentare i patti civili.
il Patto civile di solidarietà un contratto tra due persone maggiorenni dello stesso sesso o di sesso diverso, al fine di organizzare la loro vita in comune. Il Pacs offre ampia tutela alla convivenza (diritti di rilevanza pubblicistica, regola il rapporto di locazione, contempla misure fiscali e altro). In particolare, il Pacs è un contratto, concluso con una dichiarazione congiunta scritta alla cancelleria del Tribunal d’instance nella giurisdizione di residenza. Il testo della convenzione è iscritto in un registro tenuto presso la cancelleria.

Il Pacs comporta una serie di obblighi per i partner come:

  • impegno a condurre una vita in comune
  • aiuto reciproco materiale
  • responsabilità comune per i debiti contratti dalla firma del Pacs.

Il Pacs, che non garantisce l’adozione, termina per la morte di uno dei partner, con il matrimonio per le coppie eterosessuali o dopo tre mesi dalla richiesta di entrambi i partner. I benefici del welfare e la riduzione delle tasse si acquisiscono dopo tre anni dalla stipulazione del Pacs.

La legge francese prevede anche il concubinaggio (capitolo II, art. 515-8) che offre diritti molto limitati (affitto, immigrazione, salute e assicurazione) ai partner che coabitano.

I Pacs non sono rivolti soltanto alle persone omosessuali, ma anche alle coppie di sesso diverso che non vogliono contrarre matrimonio e preferiscono utilizzare uno strumento giuridico diverso dal matrimonio civile o religioso, senza però essere prive delle tutele e delle prerogative di cui gode una coppia “regolarmente” unita (assistere il proprio partner in ospedale, partecipare alle decisioni che riguardano la sua salute e la sua vita, lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui si è condivisa l’esistenza, ottenere l’avvicinamento se un partner è extracomunitario e così via).

Adesso supponiamo che un ateo o qualcuno che non crede nel sacramento del matrimonio decida solo di convivere con la persona amata e che questa un giorno finisca in ospedale, quale sarebbe l’offesa? Il fatto di assistere una persona che si ama??? Quali sono le offese nei Pacs? Obbligarsi ad un aiuto reciproco?

E non mi si venga a tirar fuori il matrimonio civile che reputo un ipocrisia ma soprattutto uno strumento insensato proprio perchè il matrimonio ha origini religiose.

Ma non vorrei uscire troppo dal discorso e concludere questo post rivolgendomi direttamente al pontefice.

Caro Benedetto XVI sa che le dico?! A me e a molte altre persone i Pacs non offendono affatto; ciò che mi ha offeso sono le sue dichiarazioni e quelle dei suoi predecessori quando mi dicono che il male minore tra preservativo e AIDS è proprio quest ultimo, ciò che mi offende è aver saputo quante persone ha fatto soffrire la sua Chiesa nella storia e che continua a far soffrire solo per mantenere un potere che è esclusivamente terreno, ciò che mi offende veramente è vedere milioni di persone, soprattutto bambini morire nel 2006 di fame mentre voi girate con le vostre croci d’oro appese al petto e vi preoccupate solo di governare il vostro e il nostro stato.

Questo è quello che mi offende veramente, vedere una Chiesa che fa tutto il contrario di quello che predica, che predicava il loro dio; vedere una Chiesa che non mi appartiene e che si permette di impormi delle leggi contro la mia volontà.

Alla prossima gente!!!

  

L’AIDS

Sono tornato!!! In verità sono sempre rimasto qua ma nell’ultimo mese non ho avuto molto tempo per aggiornare questo blog(scusatemi!!!!)
Oggi vorrei parlarvi di una malattia che nel mondo uccide milioni di persone ogni anno: l’AIDS.
Purtroppo non esiste ancora nessuna cura per questo male che soprattutto in certe aree del mondo come l’Africa provoca dei veri e propri stermini.
Come si sa è una malattia che si trasmette sessualmente e l’unico modo per prevenirla è l’uso di anticoncezionali che però in molte religioni (cattolica in primis) viene definita una pratica demoniaca.
Ciò significa che:

Senza la condanna pontificia degli anticoncezionali nel continente nero ci sarebbero molti milioni di morti per AIDS in meno!
E uno dei responsabili di questi morti è stato proprio il tanto “amato” Giovanni Paolo II che tra l’aids e gli ainticoncezionali definì come male minore l’aids!
  
Un pontificato al passo con i tempi è stato definito quello di papa Karol Wojtyla, ma se questa definizione può andar bene per l’Europa, è priva di fondamento in Africa dove la Chiesa non è stata in grado negli ultimi anni di capire le esigenze della gente. Da qui la conseguente nascita di sette il cui numero, oggi, è vicino alle decine di migliaia. Una concorrenza spietata alla Chiesa di Roma che predica la castità dei sacerdoti e l’astinenza sessuale, in società dove i rapporti tra uomini e donne sono vissuti come gioia e non come peccato. Comportamenti considerati immorali a Roma, in Africa fanno parte del costume tradizionale. Anzi molti sacerdoti che svolgono la loro missione nel continente hanno smesso di lottare per imporre condotte che sono estranee alla cultura e ai costumi della gente. «Per la Chiesa cattolica, e i giovani nei Paesi in via di sviluppo, questo pontificato è stato un disastro», accusa un noto missionario italiano con alle spalle tanti anni di lavoro in Africa. Oggi, nell’Africa nera il flagello dell’Aids uccide più del machete, la vera arma di distruzione di massa da queste parti, e l’uso del preservativo, unico strumento di difesa a disposizione dei più poveri della terra per prevenire la trasmissione del virus Hiv, è severamente proibito dalla chiesa cattolica romana. Secondo i dati dell’agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all’Aids ci sono 34 milioni di malati nel mondo, di cui 30 milioni solo in Africa. Ogni giorno, nel continente nero, si registrano più di 500 morti. In Swaziland, Botswana e Sudafrica il 30 per cento delle donne incinte è positiva al virus Hiv, in Kenya nelle baraccopoli di Nairobi come Kibera e Korogocho il 70 per cento della popolazione ha contratto il terribile virus. L’Aids ha ucciso uno o entrambi i genitori di 12 milioni di bambini che vivono nell’Africa sub-sahariana. Ogni anno si registrano 3 milioni di nuovi infetti. «L’Aids imperversa ovunque creando gravi scompensi nell’economia e nell’equilibrio sociale e ambientale del continente», scrive il missionario comboniano Giulio Albanese, testimone di tante tragedie africane, nel libro «Il Mondo Capovolto», «il virus si è diffuso a macchia d’olio nelle grandi città soprattutto per l’afflusso di alcune particolari categorie a rischio ad altissima mobilità e alta promiscuità sessuale: soldati, camionisti e prostitute». Nel febbraio dello scorso anno, le autorità della Chiesa protestante e di quella cattolica si sono opposte alla costruzione di una fabbrìca di preservativi in Kenya, per paura che ciò avrebbe incoraggiato “immoralità e promiscuità”. Una campagna cominciata nel 1996, quando l’arcivescovo di Nairobi, Maurice Otunga, bruciò una gran quantità di scatole di preservativi davanti alla cattedrale, come gesto di provocazione contro la campagna dell’Unicef per l’uso come mezzo per proteggersi dall’Aids. Da Agostino in poi la Chiesa ha sempre considerato peccato grave la pratica contraccettiva. Negli anni Sessanta, sotto la spinta del Concilio, vi furono numerosi tentativi per modificare questa posizione: una Commissione pontificia diede anche un parere favorevole a una apertura in materia. Paolo VI, costretto a cedere ai vescovi più conservatori, non seguì questi consigli e con l’enciclica «Humanae Vitae» mise la parola fine alle discussioni: l’astinenza era e rimaneva il metodo prediletto. Una tesi, ribadita e sostenuta da Giovanni Paolo Il nell’enciclica «Evangelium Vitae», che snatura completamente alcune tradizioni africane dove spesso il libero amore è considerato parte integrante delle tradizioni. Il recente catechismo della Chiesa cattolica definisce «l’unione carnale tra un uomo e una donna, al di fuori del matrimonio» come «gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata alla generazione dei figli». Con una visione così estremamente limitata della sessualità, le gerarchie vaticane stentano finanche a comprendere il desiderio di gran parte dell’umanità di definire individualmente la propria vita sessuale: ed ecco il fiorire di tutta una serie di affermazioni assurde. «Il profilattico non esclude la trasmissione dell’Aids; favorirne l’uso rischia di far abbassare la guardia contro la malattia; l’unica vera prevenzione è l’astinenza sessuale», è l’incredibile tesi sostenuta dall’«Osservatore Romano» il 4 aprile 2000. «Non bisogna avere alcuna esitazione nel dire chiaramente che il cancro può essere il risultato di comportamenti umani, compresi taluni comportamenti sessuali», è l’altrettanto assurda affermazione fatta da Giovanni Paolo II il 30 ottobre 1999 nel corso di un incontro con una delegazione di ginecologi. La contraccezione è sempre stata un argomento delicato per la Chiesa cattolica e i governi africani. Nel gennaio 2001 il governo dello Zambia, dopo pesanti pressioni dei leader religiosi, ritirò dalla televisione locale una campagna pubblicitaria che promuoveva l’uso del preservativo come mezzo per la prevenzione della diffusione dell’Aids, in particolare tra i giovani. Il portavoce dei vescovi cattolici disse: «La pubblicità è offensiva e di cattivo gusto. Suggerisce ai giovani che il sesso è una cosa piacevole, e lo è ancora di più se fatto con un condom». Tuttavia, nel mondo cattolico i dissensi sulla posizione propugnata sulla contraccezione non sono né pochi, né isolati: illustri teologi, comunità di base e missionari hanno ripetutamente invitato i vertici ecclesiastici a riconsiderare il problema. APPELLO INASCOLTATO. Nel febbraio 2000 il segretario dei DS Walter Veltroni, in visita a Soweto, di fronte al dramma dell’Aids fece un appello alla Chiesa affinché cambiasse posizione sulla contraccezione. Monsignor Elio Sgreccia, plenipotenziario vaticano sui temi etici e bioetici, la giudicò una «mancanza di rispetto verso il papa», secondo lui, «i preservativi sono distribuiti in Africa dalle organizzazioni governative e internazionali, ma non è servito a niente. Per cui puntare sul preservativo resta una linea pedagogica fallace e finisce per diventare un inganno». A Roma, il 1° dicembre dello stesso anno, giornata mondiale della lotta all’Aids, andò platealmente in scena un imbarazzante scontro istituzionale: monsignor Barraghan, “ministro della Sanità vaticano”, escluse categoricamente il rapporto tra contraccezione e malattia in Africa, mentre il ministro Umberto Veronesi chiese addirittura il calo del costo dei preservativi, «per favorirne la diffusione anche tra chi non se lo può permettere». Per fortuna, lontano dalle mura vaticane, qualche Chiesa locale ha approvato l’uso del preservativo nei programmi anti Aids. «Il papa», mormora un missionario della Repubblica Democratica del Congo, «esprime una posizione arretrata e fuori dalla realtà. La maggior parte dei cattolici fa uso dei contraccettivi». Il religioso ricorda che da vent’anni anche moltissimi missionari impegnati in Africa, hanno deciso di consigliare metodi anticoncezionali e addirittura molti sostengono le campagne per la diffusione dei preservativi. «Il pontificato dì Paolo VI», spiega padre Giulio Albanese, «aveva iniziato un processo di responsabilizzazione delle chiese locali. Giovanni Paolo II, invece, ha instaurato la dottrina “ecclesiocentrica”, tutte le decisioni devono essere prese unicamente dai dicasteri della Curia di Roma, senza discussioni. Sul tema della contraccezione e la prevenzione dell’Aids, l’ultimo pontificato è sempre stato rigido: mai pronunciata la parola preservativo ma solo “genitorialità responsabile”. Se in America Latina si è levata qualche voce di dissenso, in Africa mai. O almeno non pubblicamente». Nel 2003 un gruppo di fedeli cattolici americani dissidenti finanziò, con 300 mila dollari, una massiccia campagna pubblicitaria con slogan provocatori: «L’astinenza ha un alto tasso di fallimenti», «Proibire i preservativi uccide» e «I cattolici ci tengono alla propria salute. E i vescovi?». Quell’anno, il settimanale sudafricano «The Weekly Mail & Guardian» divenne il campo di battaglia dì un’incandescente polemica che opponeva da una parte la società civile e dall’altra la gerarchia cattolica. Tutto cominciò con la pubblicazione sulla rubrica: «Il barometro dell’Aids» di un articolo in cui era riportata la sbalorditiva dichiarazione, rilasciata dal cardinale Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, al giornalista inglese della BBC, autore del documentario «Sex And The Holy City». L’alto prelato, citando un astratto studio scientifico, dichiarava che: «I preservativi non sono sicuri, perché il virus Hiv è 450 volte più piccolo di uno spermatozoo, quindi riesce facilmente a passare attraverso la barriera di lattice del condom». MALATTIA DELLO SPIRITO. La Conferenza dei vescovi sudafricani colse l’occasione per rafforzare la posizione del cardinale Trujillo, dichiarando che per questo motivo l’uso del preservativo era una delle principali ragioni di propaganda del virus. In un Paese dove cinque milioni di persone sono portatrici di Hiv, questa presa di posizione pubblica non poteva rimanere senza risposta. Il settimanale, in genere piuttosto moderato, pubblicò una serie di lettere di lettori infuriati: «Il clero predica l’astinenza e proibisce il sesso fuori dal matrimonio. Potrebbe essere un bene. Ma la realtà è completamente differente… e i vescovi lo sanno. Milioni di individui hanno relazioni extraconiugali e l’Aids si insidia anche nelle famiglie al di sopra di ogni sospetto. L’uso del profilattico andrebbe appoggiato dalla Chiesa. Ma del resto, cosa possiamo aspettarci da un’istituzione che ci ha messo 350 anni a riconoscere la legittimità delle scoperte di Galileo?». Dalla Curia generalizia dei gesuiti padre Jean Ilboudo, del Burkina Faso, assistente generale per l’Africa intervenne affermando: «La pubblicità del preservativo la fanno gli Stati. Noi gesuiti andiamo invece alla radice. Facciamo capire, per esempio, che la vedova di un malato di Aids non deve obbligatoriamente andare in sposa al fratello del marito scomparso, com’è d’uso in molti Paesi, dal Burkina alla Tanzania, facendosi veicolo di morte. O viceversa. Purtroppo accade di frequente che uno dei coniugi sia infetto. In simili casi l’uso del preservativo è comprensibile». «L’Aids si presenta anche come una patologia dello spirito. Per combatterla in modo responsabile, occorre accrescerne la prevenzione mediante l’educazione al rispetto del valore sacro della vita e la formazione alla pratica corretta della sessualità», scriveva Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata mondiale del malato, celebrata a Yaoundé, in Cameroun, lo scorso 11 febbraio 2005. Nel testo il papa polacco riconosceva che nel caso dell’Aids, anche se «molte sono le infezioni da contagio attraverso il sangue specialmente nel corso della gestazione, ben più numerose sono quelle che avvengono per via sessuale». Ma affermava che tali infezioni «possono essere evitate soprattutto mediante una condotta responsabile e l’osservanza della virtù della castità». Ancora una volta, non una parola sul preservativo. Ruth Berthels è una suora cattolica sudafricana, vive a Soweto, il più grande ghetto nero dell’Africa australe. Anni fa decise di dedicare la sua vita ad alleviare le orribili sofferenze delle giovani donne ammalate di Aids in fase terminale. Nell’ultima tomba ha sepolto insieme una giovane madre, morta di Aids subito dopo il parto e il suo bimbo, deceduto un giorno più tardi. La ragazza era mozambicana, emigrata in Sudafrica in cerca di lavoro come cameriera, ma finita sulla strada a prostituirsi per mangiare. «I portoghesi hanno lasciato in Mozambico un’eredità cattolica molto forte, la gente è convinta che la contraccezione sia un peccato molto grave. I preti continuano a raccontare ai fedeli la storiella della fedeltà! Ma qui siamo in Africa, la cultura di questi popoli è impregnata di sessualità. Certo che bisogna educare a una vita sessuale più responsabile, ma bisogna anche distribuire i preservativi per infrangere la trasmissione del virus», spiega la battagliera suora di Soweto. «La situazione è disperata, qui non c’è altro che morte. In Sudafrica, secondo una terribile credenza popolare, chi ha rapporti sessuali con i bambini, cioè creature vergini, guarisce dall’Aids», spiega Ruth, «la trasmissione del virus sta viaggiando alla velocità della luce, intere generazioni di giovani stanno morendo. Mi piacerebbe che gli alti prelati di Roma si trasferissero qui per qualche tempo, no, non il papa. Il pontefice lo manderei in pensione in qualche villaggio della Polonia a visitare i parenti e a pescare. A tutti gli altri cardinali, vescovi e preti direi: lasciate negli armadi i vostri preziosi abiti talari, anelli, croci e altri fronzoli di potere e venite a Soweto. Guardate negli occhi gli uomini e le donne che stanno soffrendo, fermatevi a riflettere sul futuro di oltre un milione di bambini orfani che hanno seppellito i loro genitori. E poi, forse, vi convincerete che cambiare posizione sui preservativi sarebbe il più grande atto di misericordia e pietà che la Chiesa può fare per l’Africa!
 
Tornerò di nuovo sull’argomento, quindi i commenti sono graditi!
Meditate gente… meditate…

Un saluto a tutti!!!

 
Marco 

Rieccomi qua!

Rieccomi qua allora… L’estate è finita, è incominciato l’autunno anche se a me sembra già inverno.
Ormai le mezze stagioni non esistono più e si è costretti a passare dal caldo al freddo e dal freddo al caldo in neanche un giorno.
Oggi non mi va di parlare di quello che succede nel mondo anche perchè ormai sono più le cose brutte di quelle belle e almeno per oggi vorrei vedere tutto in maniera positiva!
Ho passato una settimana bellissima a Roma per un corso di formazione per il servizio civile…
Ho trovato un gruppo di persone veramente in gamba e simpatiche ma che soprattutto condividevano con me gli stessi obiettivi e le stesse aspettative…
Domani incomincerà un anno per me molto duro e faticoso ma sono pronto ad affrontarlo con tutto l’entusiamo di questo mondo…
In questa settimana si è rafforzata in me la voglia di aiutare la gente e di dare un contributo decisivo per provare a migliorare questo mondo ormai alla deriva…
Come detto ho trovato un gruppo di ragazzi che avevano il mio stesso obiettivo e la mia stessa voglia di incominciare!
Il servizio civile nazionale è finaliazzato a concorrere alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari, a favorire la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà sociale.
Quindi vorrei fare un in bocca al lupo a tutti quei ragazzi che da domani incominceranno il servizio civile insieme a me…
L’ente per cui farò la mia esperienza nel servizio civile è il Telefono Azzurro, un associazione che da 18 anni si batte in favore dei diritti dell’infanzia…
Anche se non verrò in contatto diretto con i bambini sono comunque fiero di far parte del Telefono Azzurro… Il lavoro mio e degli altri volontari sarà soprattutto un lavoro dietro le quinte, che sarà comunque importantissimo per lo sviluppo di questo ente.
Vi parlerò in seguito del mio progetto e di quello che farò…
Nel frattempo un buon inizio a tutti!!!