Perchè sono un agnostico

Questo post, che volevo inserire da tempo, diciamo che cade a fagiolo. Sapevo che il significato del termine agnostico era sconosciuto alla maggioranza delle persone che non “frequentano” l’ambiente ma non pensavo che gli altri potessero avere una tale confusione in testa da non comprendere le differenze tra l’essere ateo e l’essere agnostico. Per mettere chiarezza su questo tema mi servo allora di alcune pagine tratte da “Sopra di noi…niente” di Deschner.

L’autore è nato a Bamberga nel 1924. Ha studiato diritto, teologia, filosofia e storia e letteratura. Dal 1961 ha cominciato ad occuparsi di critica al cristianesimo, pubblicando “Il gallo cantò ancora” (ed. italiana Erremme). 

Lavora alla scrittura di un’ opera monumentale, prevista in 10 volumi in totale, la quale è una vera enciclopedia critica e laica, enormemente ricca di riferimenti e indicazioni, il cui titolo è: “STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO”.

 

PERCHE’ SONO UN AGNOSTICO

Karlheinz Deschner, “Sopra di noi…niente”, ed. Ariele, Milano, 2008, pp. 34-38

 

Il teismo afferma Dio, l’ateismo lo nega. Ma ognuno dei due resta in debito di una prova, che ovviamente il teista dovrebbe fornire per primo. Perché nessuno può dimostrare Dio, né alcuno può dimostrare la sua non esistenza. Perfino Nietzsche concede la possibilità di un mondo metafisico. Cosa sarebbe più naturale che lasciare aperto il problema?

Questo è appunto ciò che fa l’agnostico.

La parola agnosticismo è giovane una creazione del naturalista e filosofo inglese Thomas Henry Huxley (1869) ma la posizione è già testimoniata nelle Upanishad, in Buddha, Lao Tse, nei sofisti greci, il più importante dei quali, Protagora, scriveva: “Degli dei non so niente, né che ce ne sono, né che non ce ne sono”. Agnostici in epoca moderna sono Hume, Kant (con qualche limitazione), Conte, Spencer, Darwin, Russell, Camus, i neokantiani, i positivisti, e, in senso più ampio, molti che spesso non conoscono quasi la definizione.

L’agnostico è scettico, solitario, un outsider. Ha un orientamento meno dogmatico che concreto, la sua visione del mondo è meno una confessione di fede che come già per Thomas Huxley un metodo critico, un punto di vista sperimentale. L’agnostico tende a porre delle riserve, tende al provvisorio. Non ama i fiancheggiatori e i seguaci, le “grandi convinzioni”, i forti nella fede e le teste vuote di ogni genere. Non fonda partiti e sette, non organizza missioni e non paga funzionari. Il mondo per lui non è così univoco come per gli ortodossi di ogni provenienza e provincia. E’ più incline a mettere in dubbio che a dire di sì, più all’obiezione e spesso anche alla ripulsione che a un qualsivoglia consenso, più alla demolizione degli idoli che all’antropolatria e la realtà, tutto intorno al globo, gli fornisce conferme.

Ma l’agnostico rifugge anche dal no inappellabile. Odia e spera un “bambino che si è scottato” forse, uno “spirito entusiastico” deluso, un’”anima bella” disincantata, quasi sempre al quanto distante, “inattuale”, non negativista, ma scarsamente vincolato ai sistemi e dunque neanche contraddetto, quando essi sono tali. E’ solo, paziente, metodicamente diffidente. Aspetta, ma non si destreggia. E’ prudente, ma non per paura. Vive ipoteticamente e pericolosamente. Lotta, se è  necessario, in tutte le direzioni e senza coprirsi le spalle. Ma non spaccia mai supposizioni per probabilità, né probabilità per certezze, e lascia sempre la “verità assoluta”agli assoluti bugiardi. Come non vuole essere ingannato, così non inganna a sua volta. Non è uno la cui causa si abbraccia a  bandiere spiegate, ma neanche uno che a bandiere spiegatesi abbandona. Meno sicuro di sé dei dottrinari di ogni corrente, meno vittorioso ma non così facile da liquidare, non così incoerente. Non collabora quasi mai con i cristiani, come fa spesso l’ateo marxista che con Marx, Engels, Lenin condanna la fede nell’aldilà (ma evidentemente non teme quel livellamento e asservimento mondiale a opera di due “dottrine della salvezza”, che incombe dopo l’inevitabile bancarotta del capitalismo).

Poche cose squalificano filosicamente quanto la mancanza di diffidenza; poche cose ama l’agostico più della conoscenza: Ma segue la ragione solo fintanto che essa si basa sull’esperienza oggettiva, metodica, e il suo eliminare e generalizzare restano nel campo del conoscibile. Questo però non significa né che egli, miope e insensibile, privo di presentimenti, attese, rischi, guardi soltanto a quello che gli è vicino, vicinissimo, solo alla scorza del mondo; né che, innamorato del fascino dell’incerto, idolatri l’agnosia, faccia dell’ignoto un culto, del segreto una funzione religiosa e, come ironizza Nietzsche, veneri adesso come Dio “ lo stesso punto interrogativo”.       

L’agnostico non nega la possibilità di fenomeni di cui la nostra saggezza scolastica non può neanche sognare. Ma non si crogiola nè entusiasma a vanvera, non dà ad intendere di sapere ciò che non sa. Nei limiti attuali della nostra facoltà di conoscere non scorge limiti per tutto il futuro, meno che mai nella capacità o incapacità di singoli il criterio della capacità dell’umanità. Neanche la discussione di problemi trascendentali gli appare del tutto priva di senso cosa che è già vietata dall’esplicazione del suo punto di vista. Ovviamente esclude di dare loro una risposta definitiva.

In realtà non solo il nostro sapere, ma già la nostra capacità di pensiero è modesta. Non può uscire da se stessa, né dalla sua potenza limitata per principio perfino nella logica e matematica ci sono limiti conoscitivi invalicabili né dalla sua speciale posizione. Non possiamo, per esempio, prendere una posizione al di fuori del nostro intelletto, della nostra cultura e della nostra lingua. “I confini mia lingua significano i confini del mio mondo”. (Wittgenstein). Siamo dipendenti dai nostri concetti, dalle nostre esperienze parziali, dalle situazioni date, siamo in balia di valutazioni prospettivistiche, di valutazioni negative, di apparenze, siamo legati a un determinato spazio, a un determinato tempo. Sappiamo poco o niente sulle fasi precedenti della storia della Terra, sulla nascita della vita, su zone lontane dell’universo; non sappiamo in alcun modo se le “leggi naturali”a noi conosciute valgano per l’intero spazio, se non siano pensabili anche misure di valore e sistemi ontologici del tutto diversi, innumerevoli, perfino le possibilità di entità del tutto inimmaginabili. “L’unica cosa che si può dire è sempre: secondo le esperienze compiute fino a questo momento tutto sembra incerto, l’incertezza sembra essere la vera realtà. Deve restare invece aperta la questione se l’ulteriore esperienza confermerà questo oppure no; perché anche l’affermazione dell’incertezza di tutto non può per propria natura irrigidirsi in una tesi priva di incertezza” (Wilhelm Weischedel).

Il mondo è sorto per caso? È creazione o eterno divenire, finito o infinito, ha un fondamento “materiale” o “ideale”?

I pensatori più antichi non distinguevano ancora tra spirituale e materiale. Un’interpretazione immanente della natura fu già tentata da Democrito, dagli epicurei; in epoca moderna da Lamettrie, Moleschott, Buchner, Vogt, Feuerbach, Marx, Lenin. Molto parla a suo favore, ma dimostrarlo non è possibile (anche se un gesuita scarso come il suo tedesco equipara il materialismo, insieme al darwinismo e al Kantianismo, a “trucchi da avvocato, trovate da imbroglione e stratagemmi di borsa,  in cui le leggi vengono astutamente calpestate e il prossimo viene ingannato”). Astronomia, astrofisica, filosofia forniscono solo teorie, finzioni regolative, ma assolutamente non aeternae veritates, che Nietzsche chiama “ gli inconfutabili errori dell’uomo” e Robert Musil “immagini guida”, “verità eterne che non sono né vere né eterne, ma sono valide per un’epoca affinché essa possa farsi guidare da qualcosa”; mentre Stanislaw Jerzy Lecnon conosce per così dire alcuna verità eterna, ma “menzogne eterne, sì”.  

L’agnostico non sottovaluta il pensiero, non gli pone affrettatamente dei limiti, è anzi sicuro che esso continuerà a decifrare la natura, anche i misteri di se stesso, cosa che non renderà mai felice nessuno. Ma è convincente l’opinione di Erasmo, secondo cui la nostra energia può superare tutto, è convincente anche l’dea anche del giovane Marx, secondo cui l’umanità non si pone problemi che non risolva? Quante cose sembravano già risolte. E spesso la nuova soluzione era solo un nuovo errore il risultato più recente della ricerca semplicemente sbagliato. Innumerevoli dottrine scientifiche erano piene di errori e saranno piene di errori anche in futuro. Contro ciò non esiste alcuna garanzia, come Karl Popper ripete instancabilmente. “Tutte le teorie sono ipotesi; tutte possono essere fatte cadere”. Tutte sono più concetti funzionali che costanti, più provvisorie che definitive. “Ciò che sappiamo è una goccia; ciò che non sappiamo un oceano” (Newton). Nelle scienze umane dominano spesso puri modi. Ma perfino nella fisica fatti fondamentali sono talvolta spiegabili solo come interpretazione e privi di evidenza logica. Inoltre non accadrà che tutto sia scientificamente comprensibile, né tecnicamente fattibile, ci saranno sempre dei limiti contro i quali l’uomo fallisce, l’assenza del mondo, dello spirito, è meno problematica della sua esistenza: non il Come, ma il Che. E ancora una volta: perfino rispondendo a tutte le questioni tecnico-scientifiche, le nostre questioni personali-umane non sono chiarite:

 

Due più due fa quattro è verità.

        Peccato che essa sia leggera e vuota.

    Perché avrei preferito la chiarezza

                                  Su ciò che è pesante e pieno               (Wilhelm Bush)

 

Certo: “Sono sempre solo quelli che sanno poco e non quelli che sanno molto, ad affermare in modo positivo che questo o quel problema non sarà mai risolto dalla scienza”. Ma Darwin, che ha scritto questo (e che definiva agnostico), confessò anche: “Sentivo profondamente che il Tutto è troppo misterioso per la ragione umana. Allo stesso modo un cane potrebbe speculare sulla ragione di Newton…”. Le due citazioni spiegano la posizione dell’agnostico, che può intraprendere i nostri compiti qui con l’”impavidi progrediamur” di Haeckel (avanti senza paura!), ma rispondere all’eventualità di un’”aldilà” solo con “ignorabimus” (non lo sapremo).

Perché dunque non rinunciare a tutti i pettegolezzi metafisici, a ogni religiosa (e non religiosa) pretesa assolutezza, a ogni religiosa ( e non religiosa) intolleranza? Perché non diventare più pacifici, più amichevoli, educare alla conoscenza per quanto si può sapere, all’amore durante una vita breve in un mondo enigmatico? Poiché un “essere supremo” non può essere né verificato né, in conseguenza dei limiti della nostra facoltà conoscitiva, escluso con sicurezza, la tesi agnostica mi sembra più responsabile, più coerente di quella ateistica. Per quanto l’ateo critico che rifiuta l’idea di Dio come ingiustificabile e superflua, naturalmente sia più vicino all’agnostico dell’ateo dogmatico, che la nega in modo assertorio. Ma anche da lui l’agnostico si distingue solo teoreticamente, perché non nega apertamente il teismo: più un atto di critica concettuale, un’estrema assicurazione logica. A parte questo, l’agnostico vive come l’ateo, senza ulteriori concessioni, senza ordini “dall’alto”, cosicché ciò che unisce i due è ovviamente molto più forte di ciò che può mai separarli e qualcuno come Jean Amèry può sentirsi contemporaneamente ateo ed agnostico.

 

La Teiera di Russell

« Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che – posto che la mia asserzione non può essere confutata – dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente.  »
 
Bertrand Russell

1984 in chiave religiosa

Prima la crociata contro gli atei nei giorni seguenti alla sentenza della Corte europea dei diritti umani, poi le prime disposizioni comunali con relative multe di 500 euro per chi si fosse permesso di levare i crocifissi dai luoghi pubblici; quindi la proposta di inserire la croce nella nostra bandiera e dulcis in fundo è arrivata ieri la proposta di legge in senato che chiede che sia introdotto l’obbligo di “esposizione del Crocifisso nei pubblici uffici e nelle pubbliche amministrazioni della Repubblica”.

Il testo prevede un ammenda da 500 a 1000 euro oppure l’arresto fino a sei mesi per chi lo rimuove o per chi, pubblico ufficiale, si rifiutasse di esporlo. Il testo definisce la croce “un irrinunciabile emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana”. La proposta è stata sottoscritta da altri otto parlamentari PDL, tra i quali Sergio De Gregorio (noto per il passaggio dal centrosinistra al centrodestra, subito dopo le elezioni del 2006, in cambio della nomina a presidente dela commissione difesa del Senato) e da Raffaele Calabrò, estensore del progetto di legge sul testamento biologico attualmente in discussione alla Camera. (http://www.uaar.it/news/2009/12/10/senato-proposta-legge-pdl-carcere-per-chi-toglie-crocifissi/)

Detto questo mi vergogno persino di commentare certe notizie; in compenso vi lascio questo bellissimo dialogo che guarda al futuro in maniera certamente fantasiosa e ironica ma con un piccolo fondo di verità. Vogliamo davvero arrivare a questo punto????

 Vado di là a salutarlo

·   Ciao a tutti, sono a casa!

·   Ciao…

·   Smack, cara. Allora, che si mangia di buono stasera?

·   Non lo so, non ho ancora preparato niente.

·   Ah, poco male, vorrà dire che stasera cucino io! Avete sentito, ragazzi? Papà si mette ai fornelli, preparatevi a leccarvi i baffi!

·   Mario…

·   Oppure sai che faccio? Scendo e prendo le pizze, che ne dici? Ragazzi, vi vanno le pizze? Ma dove sono, mica ancora davanti al computer eh? Ora vado di là e gli dico di spegnerlo, la sera la famigliola deve riunirsi e…

·   Mario, ascoltami…

·   Oddio Irene, cosa fai, piangi? Se è per la pizza non fa niente, lo so che non ci vai matta, magari lasciamo perdere dai, faccio due spaghetti e…

·   Mario, ma quale pizza, piantala… E’ nostro figlio…

·   Gesù, che gli è successo? Sta bene? Madonna, il motorino, gli è capitato qualcosa?

·   Ma no, figurati, sta benissimo…

·   E allora?

·   E allora oggi c’era il colloquio a scuola, non ricordi?

·   Ah, il colloquio, è vero!

·   Ecco, sono andata e mi hanno detto…

·   Lo sapevo, la matematica, eh? Vabbe’, non mi sembra il caso di farne un dramma…

·   Mario…

·   …il fatto è che non studia, non si impegna! Adesso vado di là e gliene dico quattro, lo sai che a me mi sente, lo metto in riga io lo metto! Qua o si cambia registro o se ne sta un mese senza Playstation 6 quant’è vero Iddio…

·   Mario, non è la matematica. E’ pure migliorato, in matematica, pare che si sia messo a studiare di brutto, il professore era molto soddisfatto…

·   E allora? La condotta? Be’, è un ragazzo vivace, lo sappiamo, però…

·   Macché condotta. Mario, tieniti forte, la situazione è grave…

·  

·   Sono due settimana che Francesco a scuola non prende l’ostia.

·   Cosa? Non prende l’ostia? Ma è impazzito?

·   Si rifiuta. La professoressa di religione dice che ci ha parlato, ha cercato di convincerlo, ma lui niente, insiste che non vuole…

·   Cristo, ma lo sa che lo bocciano, se non fa la comunione tutte le mattine?

·   Lo sa, lo sa. Dice che alla professoressa ha detto che se ne frega.

·   Ma gli ha dato di volta il cervello?

·   Guarda, lei ci ha parlato con le buone, gli ha spiegato tutto, gli ha detto anche della segnalazione familiare…

·   Segnalazione familiare?

·   Ah, non lo sai? Per forza, non leggi i giornali tu, sempre immerso nel lavoro…

·   Irene non farmi innervosire sai? Come se avessi il tempo di leggere i giornali, qua c’è da mandare avanti la baracca, cosa credi? Eppure lo sai quanti soldi ci vogliono…

·   Va bene, fa niente, non è questo il momento di discutere dai…

·   Appunto. Insomma, che è ‘sta segnalazione?

·   Il nuovo decreto del Ministero della Dottrina: se un ragazzo a scuola non eccelle in religione la sua famiglia viene segnalata, possono esserci problemi per il lavoro, le graduatorie, la pensione…

·   Gesù…

·   E questo se non eccelle. Se non arriva alla sufficienza ci sono problemi più gravi, ti indagano per carenza educativa, ti convoca il Ministero, insomma ti mettono nel mirino…

·   Ommadonnamia…

·   Ecco. Se poi si rifiuta addirittura di prendere l’ostia si arriva al licenziamento diretto, alla denuncia per abbandono religioso di minore e al processo…

·   Il processo?

·   …per direttissima.

·   Per direttissima?

·   Martedì prossimo, Mario. Ho qua la convocazione, è arrivata stamattina per raccomandata.

·  

·   E c’è anche la lettera della banca. Ci revocano il mutuo.

·   Non è possibile…

·   E poi il licenziamento. Il tuo capo non ti ha ancora convocato?

·   Per domani…

·   Cosa? Per domani? E tu non mi dicevi niente?

·   Irene, ma chi avrebbe mai immaginato, io pensavo che fosse per la domanda di promozione, capirai, pensavo di farti una sorpresa, mica sapevo niente di questa storia…

·   E’ finita, Mario. E’ tutto finito…

·   Eh no, perdio! Ci sarà pure una via d’uscita, no? Ora vado a parlare con quel delinquente, lo convinco io a chiedere scusa, pentirsi, dire che è stato un momento così, passeggero, vedrai che sistemiamo tutto…

·   E’ troppo tardi. La segnalazione è già arrivata sul tavolo del provveditorato. Lo trasferiscono la prossima settimana in una scuola di recupero per indesiderati, nel frattempo resterà a casa…

·  

·   C’è poco da fare, purtroppo. A meno che…

·   A meno che?

·   Una soluzione ci sarebbe.

·   E allora, che aspettiamo?

·   Dobbiamo disconoscerlo.

·   Disconoscerlo?

·   Disconoscerlo. La nuova legge lo consente, in questi casi.

·   Ma come…

·   Ti aiutano loro, ho telefonato oggi. Ci pensano i CARR.

·   I CARR?

·   Centri di Aiuto alla Riabilitazione Religiosa. Lo vengono a prendere, lo portano in un istituto e lo aiutano a uscire fuori da questa situazione. Se ne occupa la Curia, insomma, e se la famiglia lo disconosce, insomma se glielo lascia senza condizioni, vengono annullate tutte le penalità. Cioè, resta una nota nel casellario giudiziario, ma dopo dieci anni in assenza di altri episodi analoghi la cancellano, come se non ci fosse mai stata…

·  

·   E’ brutto, Mario, lo so. Ma è meglio per lui, per sua sorella che è ancora piccina, e anche per noi…

·   Guarda, Irene, io non so se…

·   Ascolta. Li ho già chiamati, dicendo che ti avrei parlato. Se siamo d’accordo lo vengono a prendere stasera stessa. Rilasciano a vista un certificato firmato di loro pugno che annulla il processo.

·   E il lavoro, e la banca?

·   Basta mostrarglielo, revocano tutte le iniziative intraprese.

·   Come se non fosse successo niente?

·   Come se non fosse successo niente.

·  

·  

·   Mi pare che non abbiamo scelta.

·   No.

·   Lui sa già tutto?

·   Ci ho parlato prima, è un ragazzo intelligente, mi sembrava sereno.

·   Devi chiamarli subito?

·   Prima delle nove, altrimenti slitta tutto a domani e diventa un problema.

·   Quanto ci mettono ad arrivare?

·   Mezz’ora, mi hanno detto.

·  

·  

·   Telefona. Io vado di là a salutarlo.

 

 

Richieste inascoltate

L’altra sera, quando Maria Rita è tornata dal lavoro (avanti e indietro ogni giorno dall’Aquila a Roma), sotto la porta della sua camera, nell’hotel Canadian, ha trovato una lettera. L’ha letta e si è messa a piangere. La letterina era firmata da Maila, la nipotina di 14 anni. Questo il breve testo.

“L’Aquila, dicembre 2009.

Caro Babbo Natale, mi chiamo Maila
e ti scrivo questa letterina di Natale anche se manca ancora un mese. Ma io ti scrivo in anticipo perché con quello che è successo all’Aquila dovrai sicuramente fare una riunione con gli Gnomi per farti aiutare.

Vorrei, caro Babbo Natale, che alla mia cara nonnina le dessero una casetta di legno, perché la sua è crollata nel terremoto del 6 aprile 2009. In quella casa lei accudiva me e le mie cuginette Asia e Crystal da quando siamo nate. Quella casa era per noi il nostro punto di riferimento. C’erano i nostri lettini, i nostri giochi …. c’era tutto!

FA CHE TORNI TUTTO COME PRIMA.

Grazie, Babbo Natale.

Quest’anno non voglio nulla. Pensa a nonna, lei è molto triste. Un grosso bacio, Maila”.

Nonna Maria Rita tiene quella lettera come una reliquia. “Mi sono messa a piangere perché questa ragazza che certo non crede più a un Babbo Natale ha voluto però farmi sapere che mi vuole bene. E che pensa al Natale degli anni scorsi, quando tutti arrivavano a casa mia e di Claudio e si faceva festa. Ha voluto ringraziarmi per tutti quegli incontri. E ha trovato il coraggio di parlare del Natale mentre noi adulti quasi non ci riusciamo, perché ci viene in mente la gioia dell’anno scorso e degli altri anni e non riusciamo nemmeno a pensare a come sarà il Natale di quest’anno. Maila mi ha dato anche una lezione di coraggio”.

Ora, prendete la letterina di Maila, e fate finta di cambiare il destinatario. Perché, diciamocela tutta, chi è che crede  ormai più a Babbo Natale? Insomma la storia la conosciamo tutti: un uomo barbuto e pancione che vive al polo nord, che durante l’anno costruisce i giocattoli insieme ai suoi amici gnomi e che durante la vigilia parte con il suo bel sacco e la sua slitta trainata da renne volanti per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo. Insomma ragazzi, se io andassi in giro a raccontare questa storia in maniera seria chiunque mi prenderebbe per pazzo. Quindi, come detto, cambiamo destinatario della lettera e rivolgiamo le richieste di Maila ad un personaggio che non sia di fantasia. Proviamo così:

“L’Aquila, dicembre 2009.

Caro Dio, mi chiamo Maila
e ti scrivo questa letterina di Natale anche se manca ancora un mese. Ma io ti scrivo in anticipo perché con quello che è successo all’Aquila dovrai sicuramente fare una riunione con gli Angeli per farti aiutare.

Vorrei, caro buon Gesù, che alla mia cara nonnina le dessero una casetta di legno, perché la sua è crollata nel terremoto del 6 aprile 2009. In quella casa lei accudiva me e le mie cuginette Asia e Crystal da quando siamo nate. Quella casa era per noi il nostro punto di riferimento. C’erano i nostri lettini, i nostri giochi …. c’era tutto!

FA CHE TORNI TUTTO COME PRIMA.

Grazie, Dio.

Quest’anno non voglio nulla. Pensa a nonna, lei è molto triste. Un grosso bacio, Maila”.

Se notate le differenze sono minime, ma la richiesta è la medesima: FA CHE TUTTO TORNI COME PRIMA!

Destinatario diverso, stessa lettera, stessa richiesta e stesso identico risultato. Perché chiederlo a Babbo Natale, a Superman, ad Allah o a Gesù Cristo non fa alcuna differenza; niente, e sottolineo NIENTE, tornerà mai più come prima. Eppure se non ricordo male qualcuno mi disse che Gesù esaudisce ogni mia richiesta, che basta chiedere con fede, e Dio esaudirà ogni tuo desiderio.

E’ lo stesso Gesù a dircelo e chi dice di conoscere la Bibbia dovrebbe saperlo bene. Ma rinfreschiamoci la memoria.

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”

Se “chiunque chiede riceve”, allora se chiediamo che a l’Aquila tutto torni come prima, dovrebbe tornare tutto come prima. Giusto? Se “il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano”, allora se gli chiediamo di esaudire le richieste di quella ragazzina, lui dovrebbe ascoltare lei e noi. Giusto? Ma non succede niente.

“In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete”.

E ancora: “Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”

Se Dio dice “abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”, e se crediamo in Dio e nel suo potere, allora Dio dovrebbe esaudire tutte le nostre richieste. O è così, o Dio sta mentendo.

Se un essere perfetto dovesse fare nel Vangelo una dichiarazione su come pregare, allora tre cose sarebbero certe:

  

1.   parlerebbe chiaramente,

2.   direbbe esattamente quello che ha in mente,

3.   direbbe la verità

Perché è questo ciò che fa un “essere perfetto”. Un Dio perfetto e onnisciente avrebbe saputo che ci sarebbero state persone che avrebbero letto la bibbia 2000 anni dopo e perciò non avrebbe usato modi di dire del primo secolo (avrebbe detto esattamente quello che aveva in mente). Avrebbe saputo che gente normale avrebbe letto il Vangelo e l’avrebbe interpretato in modi normali, così avrebbe parlato in modo tale da evitare errori di interpretazione (avrebbe parlato chiaramente). Avrebbe saputo che quando si dice “Niente sarà impossibile per voi” quello che si intende è che “Niente sarà impossibile per voi” e si sarebbe assicurato che la frase “Niente sarà impossibile per voi” fosse accurata (avrebbe detto la verità). Se lo dice Dio, deve essere vero, altrimenti lui non è perfetto.

Sfortunatamente, il fatto è che migliaia di cose sono impossibili a dispetto di quanto preghiate e nessuno (incluso Gesù) ha mai mosso una montagna.

Per vedere la verità bisogna accettare il fatto che tutti i versi sopra citati sono falsi. Il fatto è che Dio non esaudisce le preghiere. La ragione per cui Dio non esaudisce le preghiere è semplice: Dio è immaginario (o ha deciso di non ascoltarle aggiungo io).

Ma c’è chi a Dio ci crede, c’è chi gli rivolge continuamente preghiere e richieste convinto di essere ascoltato e aiutato, richieste che nella grande maggioranza dei casi restano inascoltate. Al perché Dio risponda con questa bassissima frequenza alcuni credenti hanno il coraggio di dirti che chi non viene ascoltato è perché non ha fede, perché non ha abbastanza amore per rivolgersi a Dio, perché il suo cuore non è sincero. Insomma questi credenti, pur di difendere il loro personaggio immaginario, ti giudicano, e lo fanno quasi sempre in maniera negativa. Ed è proprio qui che volevo arrivare. Come si può mettere in dubbio il cuore e i sentimenti di un bambino che chiede aiuto? Come si fa????

Abbiate almeno il buon gusto di tacere!!!!

http://www.repubblica.it/2009/04/rubriche/diario-di-una-famiglia/babbo-natale/babbo-natale.html

http://home.ipers.net/50prove/index.mhtml

Nonostante tutto…

Nonostante le ultime discussioni, nonostante qualcuno abbia ancora il coraggio di dirci che non possiamo amare e vivere appieno questa vita solo perchè non crediamo nel loro Dio, nonostante i commenti deliranti di individui  che poi si autocensurano, nonostante non abbia ricevuto risposte alle mie domande ma solo accuse o versetti scopiazzati dalla Bibbia, nonostante gli anatemi lanciati,  beh nonostante TUTTO io vado avanti per la mia strada.
Continuerò a farmi e a farvi domande, continuerò a combattere la religione quando questa scavalcherà la sfera personale e influenzerà in modo negativo la vita degli altri, continuerò a giudicare Dio (o l’idea di Dio) perchè le idee non mi hanno mai fatto paura e i personaggi letterari tanto meno.
Continuerò a fare tutto questo, da solo, con chi vorrà seguirmi, o con chi vorrà confrontarsi in modo costruttivo e razionale.
Ma prima di iniziare con nuovi post vi lascio queste parole augurandovi un buon week end.
 
“La nostra fede non è una fede. Non intendiamo basarci esclusivamente sulla scienza e sulla ragione, perché questi sono elementi necessari piuttosto che sufficienti, ma diffidiamo di qualsiasi cosa contraddica la scienza o offenda la ragione. Possiamo non essere d’accordo su molte cose, ma rispettiamo la libera ricerca, la spregiudicatezza e il perseguimento delle idee per il loro intrinseco valore …
Crediamo senza titubanza che una vita etica possa essere vissuta senza religione. E diamo per ovviamente vero il corollario: che la religione ha fatto sì che innumerevoli individui non solo non si siano comportati meglio degli altri, ma ha concesso loro il permesso di comportarsi in modi che farebbero sollevare il sopracciglio di una tenutaria di postriboli o di un appassionato di pulizia etnica.

Christopher Hitchens, Dio non è grande, Einaudi 2007

Ancora un omicidio in nome di Dio

“Me l’hanno strappata via, sgozzata come si fa con gli animali, brutalmente e senza cuore, per colpa di una religione che divide e uccide…” (Un’amica)

“Perdono mio marito: ha commesso un gesto orrendo, ma è mio marito, il padre di altre mie due figlie. Forse ha sbagliato Sanaa” (La madre di Sanaa)

Sanaa era una ragazza come tante altre, una ragazza che è stata uccisa (sgozzata) solamente perché voleva vivere come le sue coetanee, uccisa perché voleva amare.

Tradita per due volte da coloro che le hanno dato la vita e che ora hanno deciso di togliergliela; prima dal padre che l’ha uccisa senza alcuna pietà e poi dalla madre che sembra quasi voler giustificare il gesto del marito.

Una storia assurda, una storia che purtroppo abbiamo già dovuto vedere, e un denominatore comune, un omicidio in nome di Dio.

Questo padre ha agito in nome di una fede, ha ucciso la figlia credendo di essere nel giusto, e in molti ora lo giustificheranno per questo gesto al dir poco disumano. Mi chiedo soltanto perché Dio permetta che si uccida nel suo nome, perchè in questi casi non “entri” mai nell’anima di certa gente e non chieda: “Che cazzo stai facendo???????”  

 

Rivelazioni “divine” o “diaboliche”?!

Salve a tutti! E’ passato praticamente un mese dal mio ultimo intervento ma lo studio e una spiacevole vicenda personale non mi hanno permesso di dedicare tempo ad inserire nuovi spunti di riflessione. La notizia che ho letto oggi però mi ha fatto pensare ad alcune persone con cui ho discusso in questi mesi, una notizia che a primo acchito può sembrare anche divertente, ma che a pensarci bene poteva trasformarsi in una vera e propria tragedia.

Aereo dirottato:”Rivelazione Divina”
È finita bene e, tutto considerato, non poteva andare altrimenti per i 104 passeggeri e gli otto membri dell’equipaggio di un Boeing 737 della compagnia messicana AeroMexico che ieri sono stati protagonisti di un rocambolesco dirottamento messo in atto, a dire del suo autore, «per rivelazione divina». Nonostante il finale da operetta, la vicenda era sembrata un affare molto serio quando si è appresa la notizia del sequestro di un aereo in volo dalla località turistica di Cancun a Città del Messico. Dirottato in volo, il Boeing è poi atterrato all’aeroporto della capitale, dove dopo momenti di paura passeggeri e equipaggio scesi incolumi dal velivolo e la polizia ha arrestato un un pastore evangelico boliviano che ha detto di avere agito «per una rivelazione divina». A scendere ammanettati dall’aereo, in verità, grazie alle immagini della Tv sono stati viste scendere diverse persone, tanto che si era parlato di otto-nove pirati dell’aria. Successivamente però è stato chiarito che nella confusione erano stati arrestati anche alcuni passeggeri mentre il governo messicano riferiva della confessione di Josè Marc Flores Pereyra, 45 anni, pastore boliviano di una Chiesa cristiana, residente da 17 anni nella città messicana di Oaxaca.La «una rivelazione divina» si sarebbe manifestata in volo. Pereyra ha detto di avere avuto la percezione che «il Messico fosse in pericolo, a causa di un terremoto». Anche se non è chiaro quale sia stato il nesso logico, l’uomo ha deciso il dirottamento, ha spiegato Genaro Garcia Luna, responsabile della sicurezza messicana, affermando che il sequestratore ha obbligato il pilota a sorvolare sette volte Città del Messico. Flores Pereyra, ha aggiunto, era già noto alla polizia in quanto alcolizzato, tossicodipendente e autore di un furto. L’uomo ha spiegato che «l’ordigno» con cui aveva minacciato di far saltare tutti in aria erano in realtà due lattine di succo di frutta: «Ho preso due lattine ’Jumex’, le ho riempito di terra e vi ho appiccicato due piccole luci», ha confessato.

Nelle dichiarazioni alla polizia, l’uomo ha spiegato che il giorno del sequestro era il 9 settembre 2009, e cioè il 9/9/99, che – ha aggiunto – ha un valore cabalistico, visto che se ribaltando le tre cifre si ottiene la sequenza 6,6,6, che secondo alcune superstizioni è il numero del diavolo. A bordo del Boeing 737 dell’AeroMexico, i cui passeggeri erano prevalentemente di nazionalità messicana, americana e francese, non sono stati trovati ordigni esplosivi, ha assicurato il ministro messicano dei Trasporti, Juan Molina.

«Siamo riusciti a prendere il controllo in tre minuti», hanno detto i responsabili dell’operazione, precisando che non ci sono stati feriti. «È stata un’azione pulita», hanno aggiunto le fonti, rilevando che al blitz sulla pista dell’aeroporto hanno preso parte decine di poliziotti federali.

Il volo 576 dell’AeroMexico, era stato fatto parcheggiare in una zona dello scalo nota come ’La Gotà, area preparata appositamente per i casi di minacce con esplosivi. Subito dopo, gli uomini della polizia federale hanno circondato l’aereo, armati con mitragliette e dotati di giubbotti antiproiettili. Sul posto c’era anche un elicottero e diversi mezzi delle forze di sicurezza. A dare l’allarme allo scalo della capitale messicana era stato il pilota.

  
Questa la notizia che si può riassumere brevemente in un fanatico cristiano che in seguito ad una rivelazione divina dirotta un aereo e mette a repentaglio la sicurezza e la vita di oltre 100 persone.
Tutto ciò mi ha fatto ricordare le conversazioni con gli amici evangelici e a quello che loro definiscono rapporto personale con Dio. Ho sempre considerato (e loro lo sanno) gli evangelici come persone abbastanza esaltate, non cristiane e che accecate dalla loro fede credono davvero di avere un rapporto personale con il loro Dio.
Certo, quando qualcuno di loro ha voluto riferirmi quelle che ritengono essere rivelazioni di Dio, io mi sono fatto quattro risate e ho atteso “fiducioso” che gli avvenimenti da loro profetizzati si avverassero. Ovviamente, e per fortuna.  non è accaduto nulla di quello che mi era stato detto ma non ho voluto tirare fuori con loro il discorso perchè mi sembrava irrispettoso giudicare quello che ritengono essere un rapporto diretto con Gesù. Nonostante le nostre infinite discussioni, a volte storiche, a volte teologiche, a volte filosofiche, non mi sono mai permesso di entrare nella sfera spirituale di quelle che ritengo comunque essere persone che agiscono in buona fede.
Poi però leggo questa notizia e inizio a farmi qualche domanda. Voglio dire finchè gli evangelici hanno le loro rivelazioni e se le tengono per sè o per pochi intimi è ovvio che non fanno del male a nessuno. Ma se, come nel caso del pastore boliviano, queste presunte rivelazioni divine rischiano di influenzare la vita di altre persone allora c’è qualcosa che non va. Mi sono chiesto se tutto ciò fosse avvenuto in Italia, in fondo non è impossibile vista la numerosa comunità evangelica presente nel nostro Paese. Mi sono chiesto se fosse successo a me e mi sono detto che mi roderebbe e non poco se dovessi morire per mano di una “rivelazione divina”, sarebbe davvero il colmo.
Ma questo è quello che può fare la religione se portata alla massima esaltazione, può diventare una vera e propria bomba ad orologeria.
Il vero successo dei terroristi islamici non furono i quasi 3000 morti dell’11/09 ma il terrorismo psicologico che perdura in molti di noi ancora oggi a distanza di 8 anni, quando vediamo ad esempio salire un musulmano su una metropolitana. Ho visto con i miei occhi la gente che cambia carrozza appena vede un islamico con uno zaino o con qualche borsa.
Non vorrei che tra qualche anno la gente possa aver paura di prendere un treno o un aereo a causa delle rivelazioni divine di qualche fanatico religioso.
La mia speranza è che il terrorismo di questo genere sparisca per sempre e non che cambi denominazione in terrorismo evangelico.