Questione di ottimismo

E’ piuttosto raro leggere un post di calcio sul mio blog; ne scrivo un paio all’anno. Questo perchè il calcio occupa già buona parte della mia vita e uso questo spazio per parlare di argomenti che solitamente non tratto in famiglia o con gli amici.

Condivido con voi però questa lettera, che ho spedito alla redazione di milannews e che è stata pubblicata a questo indirizzo http://www.milannews.it/?action=read&idnotizia=10643.

Buongiorno a tutti, volevo condividere con voi ciò che penso dell’attuale situazione del Milan: dal mercato, aperto solo due giorni fa, alle aspettative che ripongo nella squadra che affronterà la prossima stagione.

Vedo troppo pessimismo da parte dei tifosi milanisti, e in altri vedo troppa esaltazione dopo l’acquisto di Huntelaar. Ho letto commenti di tifosi che ora sognano tre-quattro acquisti e che hanno incominciato a spararle grosse: due-tre terzini, Fabregas, Hernanes, Rossi, Robben, Snejder, ecc… Non illudetevi!!! Il Milan ha cambiato politica quest anno, puntando tutto sul bilancio, e l’acquisto di Kakà ne è stata la dimostrazione. Chi fa i conti di mercato usando i soldi del brasiliano sbaglia di grosso, quei 68 milioni non verranno reinvestiti per NESSUNO! Quindi non fate voli pindarici e scordatevi quei soldi.

Ho letto nei commenti dei tifosi e di alcuna parte della stampa molta delusione dopo il summit di mercato tra Berlusconi, Galliani e Leonardo. E la prima reazione che ho avuto è stata: “Ma cosa ci si aspettava da questo incontro???” Si credeva davvero che Berlusconi arrivasse davanti alle telecamere e dicesse che c’è mezza squadra da rifare dopo che un mese fa aveva chiaramente detto che nessuno ci era inferiore? Non l’avrebbe mai e poi mai fatta una cosa simile; ma comunque l’incontro ha avuto i suoi risvolti positivi. Il primo è stato quello di riconfermare Pirlo (se il Milan l’avesse venduto sarebbe stato molto difficile rimpiazzarlo, e poi sono molto curioso di vedere Andrea in un ruolo diverso rispetto a dove siamo stati abituati a vederlo giocare), la seconda nota positiva è stata sicuramente la scelta di andare sul mercato per acquistare un attaccante. Berlusconi era convinto che il Milan avesse potuto giocare l’intera stagione con gli attaccanti che aveva, è per questo che non arrivava nessuno. Il colloquio con Galliani e Leonardo gli ha fatto però capire che la stagione è lunga e visti gli infortuni dell’anno scorso bisognava assolutamente investire per un bomber affidabile. L’accordo per Hunteelar c’era da un pezzo secondo me (lo stesso giocatore ha rifiutato lo Stoccarda perché sperava in una chiamata del Milan) ma finché Berlusconi non avesse cambiato idea, Galliani aveva le mani legate. Nel momento in cui il Presidente ha dato il via libera il giocatore è stato acquistato nel giro di pochissime ore.

Molti si chiedono perché Huntelaar non sia stato inserito nell’affare Kakà; la risposta è semplicissima: il Milan era convinto di acquistare Dzeko (grave errore di valutazione) quando ha ceduto il brasiliano e così non pensava a nessun altro attaccante.

Tra tutti i bomber che potevano arrivare Huntelaar è senza ombra di dubbio il migliore; arriva al Milan con una media-gol impressionante. 76 gol in 92 partite con l’Ajax, 13 in 21 con la Nazionale Olandese sono un ruolino spaventoso per un attaccante.

E attenzione a chi considera fallimentare la sua esperienza al Real Madrid, 9 gol in 18 partite (mezza stagione), sono gli stessi che ha fatto un certo Alexandre Pato alla sua prima stagione al Milan. E’ ovvio che con Benzema, Ronaldo, Kakà, Higuain, sia rimasto chiuso.

Ma fidatevi, è un grandissimo acquisto. Meglio di Dzeko (ha fatto una sola stagione a grandi livelli ma prima chi lo conosceva?) e meglio di Luis Fabiano (una discreta Confederations Cup non fa di un calciatore un fuoriclasse, ha fatto solo 8 gol nell’ultima stagione).

Il Milan aveva bisogno di un centravanti alla Inzaghi, uno che trasformi in gol ogni pallone sporco che passa per l’area di rigore, uno che sblocchi quel tipo di partite dove serve più fortuna che abilità tecniche, uno che faccia quei 20 gol a stagione che al Milan mancano dai tempi del miglior Shevchenko (correva l’anno 2004). E’ vero che Gilardino è molto simile a Hunteelar, infatti era stato acquistato per gli stessi motivi. Il problema di Alberto è che non reggeva la pressione di San Siro e le responsabilità che scaturiscono quando ti trovi a giocare in una squadra di altissimo livello. Sono convinto che con Huntelaar il discorso sarà completamente diverso (sono pronto a scommetterci) e con Pato formeranno una coppia ben assortita, giovane e che potrà fare sognare i tifosi rossoneri.

Tifosi che però devono avere pazienza, con la società e con una squadra che cercherà di riaprire un nuovo ciclo.

Sono convinto che un terzino arriverà (anche qui Leonardo ha convinto il Presidente); i nomi sono quelli: De Silvestri, Bale o Drenthe.

A quel punto la campagna acquisti per questa estate sarà finita. Non penso che avremo bisogno di altri difensori, soprattutto se Nesta dimostrerà di essere completamente recuperato come abbiamo visto nelle prime amichevoli. La coppia centrale con Thiago Silva la reputo inferiore solo a quella composta da Lucio e Samuel, quindi inutile andare a spendere soldi per un giocatore che andrebbe in panchina.

Il centrocampo avrebbe bisogno di un rinforzo ma non penso che arriverà nessuno, se non a Gennaio o in seguito ad un altro regalo dell’amico Perez; l’attacco,invece, con l’arrivo di Huntelaar è più che sistemato. Ci sarebbe il discorso portiere ma purtroppo dovremo accontentarci ancora per una stagione di Abbiati, Dida e Storari (Kalac è improponibile).

Una formazione con Abbiati, Zambrotta, Nesta, Thiago Silva, Bale o De Silvestri, Ambrosini, Flamini, Pirlo, Ronaldinho (solo come trequartista) dietro le due punte Pato e Huntelaar se la può giocare tranquillamente con la Juventus e con l’Inter se avrà problemi nel trovare un gioco senza Ibrahimovic.

Abbiate solo un po’ più di fiducia in Leonardo e in una squadra che, sono sicuro, avrà rinnovate motivazioni. E’ solo una questione di ottimismo.

Saluti a tutti!

 Marco L.

Ciao Ricky…

Ci sono cose che un milanista non vorrebbe mai dover scrivere, ci sono momenti che non vorrebbe  mai vivere. Istanti tremendi quasi come una finale di champions già vinta ma che vedi portarti via per sei minuti di follia, momenti di amarezza e di sconforto come quelli successivi ad una sconfitta in un derby.

Ma qui non parliamo di calcio giocato, qui la partita si è giocata in stanze chiuse e i giocatori non correvano dietro ad un pallone ma solamente dietro a dei soldi, tanti soldi. Il primo tempo di questa partita si è concluso ieri, intorno alle 19.30, quando le principali tv e testate giornalistiche riportavano la notizia che il Milan stava valutando l’offerta di 150 milioni di euro proveniente dal Manchester City per l’acquisto di Kakà. Tradotto per i non addetti al lavoro: Kakà, il giocatore senza dubbio più rappresentativo del Milan, non è più incedibile. Le reazioni dei tifosi milanisti sono sotto gli occhi di tutti, nessuno, o quasi, vuole che il brasiliano lasci i colori rossoneri; la posizione della dirigenza è in parte comprensibile, rifiutare 150 milioni di euro in un momento di crisi mondiale (tranne per gli sceicchi ovviamente) non sarebbe un gesto intelligente da un punto di vista aziendale ed economico; il giocatore sembra invece non voler accettare l’offerta di una squadra che lotta per non retrocedere nonostante sia pronta a ricoprirlo d’oro.

Ma forse, e sottolineo forse, per Ricardo Izecson dos Santos Leite i soldi, in questo momento della carriera, non sono tutto. Forse ciò che conta sono gli obiettivi della società, il blasone della squadra, l’amore viscerale che i tifosi del Milan gli hanno sempre dimostrato fin dal suo arrivo all’aeroporto milanese in quell’estate di 6 anni fa, quando in molti facevano ironia su quel soprannome che ora tutto il mondo conosce. Da subito entrato nel cuore dei tifosi per quel gol nel derby che gli diede un posto da titolare impossibile poi da levargli. A suon di accelerazioni fulminanti, dribbling ubriacanti, gol da fuoriclasse Kakà vince da protagonista al suo primo anno al Milan un campionato dominato. Seguono anni difficili, una finale di champions persa in modo incredibile e la vicenda calciopoli che rischia di far precipitare il Milan nel baratro della serie b. Le sentenze le conosciamo tutto, come conosciamo tutto ciò che ne è seguito. Kakà è diventato il simbolo di quel Milan che cercava di ripartire dopo quell’estate da incubo, il simbolo di una squadra che contro ogni pronostico riesce a vincere una Champions che ha del miracoloso. L’artefice principale è senza dubbio il brasiliano che dagli ottavi di finale in poi trascina il Milan alla vittoria con prestazioni sbalorditive, come quella nella doppia sfida con il Manchester Utd. Un 2007 da favola che Kakà conclude con la vittoria nella supercoppa europea, con la vittoria del pallone d’oro, quale giocatore più forte del mondo, del Fifa World Player, portando infine il Milan sul tetto del mondo.

Il Milan odierno è Kakà, Kakà è il Milan, chi dice il contrario, chi pensa che il Milan possa rifarsi una squadra con i soldi della cessione del brasiliano, evidentemente non capisce molto di calcio.

Poteva diventare una bandiera di questo Milan, il futuro capitano della società rossonera, come lui stesso ha ammesso di voler diventare non più di due giorni fa. Ma kakà, a meno di clamorosi sviluppi non invecchierà nel Milan, non potrà indossare la fascia di capitano, non potrà mai alzare più un trofeo con quella maglia numero 22. Lo farà forse con un’altra squadra, anche se immaginarlo con un’altra maglia mi riesce davvero difficile. Dopo la cessione di Sheva nel 2006 il Milan sta per vendere un’altra delle sue stelle ma qui la situazione è nettamente diversa. L’ucraino aveva mostrato i primi segni di insofferenza già nell’estate del 2005, era lui che attirato dai soldi dell’amico Abramovich aveva manifestato la volontà di andare via. Qui è diverso, qui c’è un giocatore che vuole restare e una società, che per la prima volta, cede di fronte ai soldi, che per la prima volta dimostra di non tenere alla “famiglia” come ha sempre sostenuto di essere il Milan, che per la prima volta diventa una squadra come tutte le altre. Nel caso dell’ucraino per tutta la stagione 2005-2006 feci fatica ad esultare ad ogni suo gol perché sapevo, avevo la certezza, che a fine stagione sarebbe partito; vissi quella cessione come un tradimento augurandogli di non vincere più niente senza il Milan. A Kakà auguro invece tutto il bene possibile e di vincere tanto quanto ha vinto con il Milan.

In cuor mio ovviamente spero ancora in un ripensamento della società, spero in un no di Ricardo al Manchester City, ma è innegabile che qualcosa si è rotto, una rottura che ora pare insanabile. Anche se Kakà dovesse rifiutare la squadra inglese probabilmente a giugno farà le valigie non sentendo più la fiducia della società attorno a lui. Una società che lo ha coccolato per sei anni, che ha fatto sempre muro di fronte alle offerte che provenivano da Madrid o da Londra, una società che però ora ha ceduto di fronte alle sirene rappresentate dai petroldollari.

Da romantico quale sono concedetemi un ultimo sogno; vedere Kakà scendere in campo domani, risolvere la partita con un gol dei suoi e correre sotto la curva del Milan sbattendosi la mano sul petto. Comunque vada lo ricorderemo così…

 

 

 

RITORNERO’…

 
 
A volte l’amore fugge via. E tutto sembra crollarci addosso.

Ma poi, improvvisamente, l’amore torna. Sempre.

 

Dedicato ad un cugino nerazzurro…

CIAO PIRATA!!!

  

« Marco, perché vai così forte in salita anche quando non serve?
Per abbreviare la mia agonia »

4 anni fa una stanza d’albergo di Rimini dava l’ultimo saluto ad un uomo incompreso,ad  uno dei più grandi campioni di ciclismo che l’italia abbia mai avuto, a Marco Pantani.

Da quando il “pirata” abbandonò le corse, nel 2003, il ciclismo non è stato più lo stesso. Nessuno come lui riusciva a farti restare attaccato al televisore in attesa di uno scatto, in attesa di vederlo lasciare tutti gli avversari alle spalle. Ma ripercorriamo velocemente la sua straordinaria carriera:

Alto 172 cm, per 54 kg di peso, Pantani era il classico grimpeur.

Dopo essere stato giocatore di calcio, un giorno ricevette in regalo una bicicletta da suo nonno Sotero. Decise di tesserarsi nel G.C. Fausto Coppi di Cesenatico e mostrò subito indubbie doti di grande scalatore, vincendo molte gare. Nel 1990 è terzo al Giro d’Italia dilettanti, nel 1991 secondo e nel 1992 primo davanti di circa cinque minuti a Francesco Casagrande e Wladimir Belli. Nel 1993 partecipa al primo Giro d’Italia per professionisti, ritirandosi dopo poche tappe per una tendinite.

La sua esplosione come ciclista professionista avvenne al Giro del 1994 con le vittorie di tappa di Merano e Aprica (con il durissimo Mortirolo) e con il secondo posto in classifica generale. Al suo debutto nel Tour del 1994 finì terzo in classifica generale dietro a Miguel Indurain e Piotr Ugrumov, vincendo la maglia bianca come miglior giovane, pur senza riportare alcun successo di tappa.

L’anno successivo, arrivarono i primi successi di tappa al Tour, nella leggendaria Alpe d’Huez e nella tappa pirenaica di Guzet Neige. Anche grazie a questi successi Marco riuscì a conquistare nuovamente la terza piazza finale nonché la maglia bianca. Nel Campionato Mondiale disputatosi in Colombia quell’anno, Marco si classificò terzo dietro Abraham Olano e Miguel Indurain. Proprio quando sembrava agli inizi di una formidabile carriera, Pantani venne investito da un’automobile durante la Milano-Torino, incidente che gli provocò la frattura in due punti di una gamba e il rischio di una prematura interruzione dell’attività agonistica.

Pantani ritornò a correre nel 1997, ma al Giro d’Italia subì un nuovo incidente, nella discesa dal passo del Chiunzi, a causa di un gatto che attraversò la strada al passaggio del gruppo, e fu costretto al ritiro. Questa volta recuperò velocemente e ritornò in sella al Tour dello stesso anno, dove lottò a lungo per la maglia gialla, riportando altri due successi parziali ancora all’Alpe d’Huez (dove stabilì il record di tempo di scalata) e a Morzine. Grazie alla sua struttura fisica e alla sua facilità di scatto, Pantani era quasi imbattibile sulle salite delle Alpi e dei Pirenei, ma il più robusto e potente Jan Ullrich mostrò la sua determinazione e riuscì a recuperare il tempo perso nei confronti di Pantani grazie alle tappe a cronometro, nelle quali era più forte, portando la maglia gialla fino a Parigi; Pantani si piazzò al terzo posto della classifica finale dietro anche a Richard Virenque.

L’azione tipica di Pantani, caratterizzata da diversi scatti ripetuti ad intervalli regolari con conseguente mantenimento di un’elevata velocità, rendevano il pirata particolarmente adatto alle pendenze più estreme, dove l’atleta romagnolo era in grado di staccare non solo i passisti-scalatori, ma anche gli altri scalatori puri.

Nel 1998 Marco Pantani si impose al Giro d’Italia, nonostante il percorso non facilitasse le sue caratteristiche con poche montagne e molti chilometri a cronometro. Rivaleggiando con gli specialisti della lotta contro il tempo, come Alex Zuelle, Pantani attaccò ripetutamente sulle montagne e fu in grado di guadagnarsi un margine abbastanza grande da compensare la sua debolezza a cronometro, raggiungendo la vittoria finale e numerosi successi di tappa.Memorabile fu la tappa di Plan di Montecampione quando Pantani, con Zuelle ormai in crisi (finì il giro quattordicesimo), attaccò ripetutamente il tenace Pavel Tonkov che alla fine, dopo un entusiasmante duello cedette. Marco vinse la tappa e guadagnò quel minutino che gli diede un buon margine di sicurezza per la successiva cronometro e per la conquista del giro.

 

Nel Tour dello stesso anno, Pantani fu finalmente in grado di battere Ullrich, staccandolo di quasi nove minuti nella celebre tappa di montagna conclusa a Les-Deux-Alpes. Anche se Ullrich mostrò il suo carattere andando all’attacco nella tappa successiva, il distacco era ormai troppo ampio, e Pantani divenne il primo italiano a vincere il Tour dopo Felice Gimondi nel 1965.

L’impresa vera è datata 27 luglio 1998 e porta il nome di Les Deux Alpes. Sembra una giornata invernale dal freddo e dalla pioggia lungo tutto il percorso ma a Marco non interessa lui ha un solo obbiettivo: vincere a tutti i costi. Lo scatto forse più noto del ciclismo recente arriva sul celebre Galibier a più di 50 chilometri dall’arrivo. Pantani insiste, Ullrich è in difficoltà, la grande impresa è a portata di mano. L’ascesa verso le Deux Alpes è una passerella in cui l’unica stella a brillare è quella del Pirata, mentre quella di Ullrich si è definitivamente spenta sotto la pioggia battente. Finalmente è maglia Gialla.

L’ultima cronometro è una pura formalità che sancisce l’ingresso definitivo di Marco Pantani nella storia del ciclismo e di tutto lo sport, l’ultimo grande campione in grado di vincere Giro e Tour nello stesso anno.

La sua vittoria fu ancor più notevole se si considera che per molti anni il Tour era stato dominato da passisti molto forti nelle prove a cronometro come Miguel Indurain, Jan Ullrich e Bjarne Riis. Era dai tempi di Lucien Van Impe che uno scalatore “puro” non vinceva, e il suo trionfo fece risorgere la leggenda dello specialista della montagna che s’imponeva staccando tutti sulle salite più ripide.

Le cose cambiarono per Pantani al Giro del 1999: la mattina del 5 giugno del 1999 a Madonna di Campiglio, quando era al comando con parecchi minuti di vantaggio sul secondo in classifica e con ben quattro tappe già vinte, vennero resi pubblici i risultati dei controlli del giorno precedente, dai quali risultava nel sangue di Pantani un livello di globuli rossi superiore al consentito. Pantani venne sospeso per 15 giorni, il che comportava l’esclusione dalla corsa. Il Pirata spaccò un vetro con un pugno per il nervosismo, mentre l’Italia restò scioccata di fronte alla notizia. Pantani, accerchiato dai giornalisti mentre stava per lasciare la corsa, disse:

 « Mi sono rialzato dopo tanti infortuni e sono tornato a correre… Questa volta però abbiamo toccato il fondo… Rialzarsi sarà per me molto difficile. »

 (Marco Pantani)

Per il ciclista di Cesenatico quella avrebbe potuto essere la tappa dell’ulteriore consacrazione, vista la planimetria a lui favorevole: partenza da Madonna di Campiglio, arrivo all’Aprica, dopo la scalata del Mortirolo e oltre 50 km di salita. La tappa fu poi vinta dall’iberico Heras. Paolo Savoldelli, nonostante fosse subentrato a Pantani al primo posto in classifica del Giro, rifiutò di mettere la maglia rosa, simbolo del primato, rischiando una squalifica. La squadra del Pirata – “Mercatone Uno” – si ritirò insieme al proprio capitano dalla corsa rosa. Il valore di ematocrito riscontrato a Pantani fu del 52%, contro il 50% che è il massimo valore consentito dai regolamenti internazionali, oltre al margine di tolleranza dell’1%. Il valore riscontrato nello stesso Savoldelli era molto vicino a quello del Pirata, ma comunque entro i limiti consentiti.

Marco non è morto a Rimini, Marco ha iniziato a spegnersi a Madonna di Campiglio e in tutto quello che avvenne in un giorno del quale non si farà mai chiarezza.

Accusato di doping, accusato di aver vinto barando. No, questo Marco non lo poteva sopportare perché dopo tante sfortune che la vita gli aveva riservato era riuscito  grazie alle sue forze a sconfiggere tutto e tutti. E forse questo aveva dato fastidio a qualcuno, qualcuno che quel maledetto giorno lo ha escluso da una corsa che aveva dominato e che involontariamente (forse) lo ha escluso dalla vita. Perché chi conosceva Pantani sapeva che era un ragazzo fragile e di questa fragilità molti se ne sono approfittati e di questo spero che ne risponderanno un giorno.

Quel 5 Giugno 1999 il suo valore di ematocrito era inspiegabilmente pari al 52%, nonostante il suo valore medio si attestasse intorno al 45%. Un risultato del genere lascia sbigottiti, tenendo conto che era già stato controllato con la Maglia Rosa sulle spalle nei giorni precedenti.

Ma il centro della questione è che avere un valore di ematocrito alto non ha nulla a che vedere con l’assunzione di sostanze dopanti. Nella stessa misura in cui era improbabile uno sbalzo così improvviso del valore di ematocrito, era altrettanto improbabile che Pantani avesse tentato una “furbata” a quel punto del Giro d’Italia. Insomma qualcosa non è mai quadrato e nulla è mai stato chiarito in merito, anche sul fatto che gli esami eseguiti autonomamente (ma non ammissibili come prova da parte dell’UCI) immediatamente dopo la squalifica risultarono in regola.

E’ quindi evidente che nei fatti non è mai stato dimostrato che Marco Pantani fosse un dopato o che avesse assunto qualsiasi tipo di sostanza illecita nel corso della sua carriera; tantomeno a Madonna di Campiglio. Questo è il grande paradosso della vicenda Pantani.

Pantani visse l’accaduto in modo particolarmente drammatico, visto il suo carattere schivo ed introverso, e rinunciò a partecipare al successivo Tour de France, pur se la sospensione di 15 giorni comminatagli glielo avrebbe consentito. In seguito non tornò mai più ai livelli di quella stagione, se non a sprazzi negli anni successivi.

Pantani partecipò al Tour de France del 2000. Anche se fuori dalla lotta per gran parte della corsa, Pantani mostrò alcuni lampi del suo talento, confrontandosi con l’apparentemente invincibile Lance Armstrong sulla terribile salita del Mont Ventoux. In una tappa bellissima, con un’incredibile cornice di pubblico, Pantani perse inizialmente terreno per poi recuperare e staccare addirittura Armstrong. L’americano poi lo riagguantò, e arrivarono appaiati al traguardo e da signore, Armstrong lasciò la meritata vittoria a Pantani. Successivamente, Armstrong, durante un’intervista dichiarò apertamente d’aver lasciato la vittoria al Pirata. La dichiarazione non andò giù a Pantani, che decise allora di attaccare il suo avversario nella durissima tappa di Courchevel: Pantani recuperò i fuggitivi (l’ultimo ad arrendersi fu Josè Maria Jimènez) e andò a vincere in solitaria, staccando Armstrong di ben 51 secondi, come nessun altro riuscì più a fare negli anni successivi. Fu questa bellissima vittoria l’ultima gemma della sua carriera. Il giorno dopo nella tappa di Morzine con il duro Col de Joux-Plane posizionato poco prima del traguardo, il Pirata attaccò alla prima salita, tentando di far saltare in aria un Tour già scritto, tenendo incollati milioni di spettatori speranzosi nel rifacimento dell’impresa di due anni prima sul Galibier. La scarsa collaborazione con i compagni di fuga e un attacco di dissenteria lo costrinsero al ritiro.Nel 2001 e nel 2002 partecipò al Giro d’Italia ottenendo però scarsi risultati.

 

Gli ultimi lampi di classe del Pirata furono al Giro d’Italia 2003 dove lottò testa a testa con i migliori giungento quattordicesimo nella classifica generale. Durante la tappa del Monte Zoncolan reagì allo scatto di Gilberto Simoni, che aveva staccato tutti. Pantani si mise all’inseguimento e l’unico a reggere il suo ritmo fu Stefano Garzelli. Per le energie spese però calò nel finale e arrivò quinto. Nella tappa di Cascata del Toce fece il suo ultimo scatto a 3 km dall’arrivo venendo ripreso da Simoni e finendo ottavo.

Su tutto quello che venne in seguito sarebbe meglio sorvolare  e ci sono indagini in corso che forse faranno chiarezza o forse no; ciò che è certo è che Marco fu lasciato solo, senza famiglia, senza amici, senza persone che si prendessero cura di lui, senza nessuno che lo ascoltasse e gli facesse capire quanto valga davvero questa vita. Ha incontrato invece, come detto in precedenza, solo gente che ha approfittato della sua fragilità, che lo ha portato in un tunnel buio e questa volta senza possibilità di uscita.

Non è facile stare sempre in prima fila, essere sempre all’altezza di una parte troppo impegnativa. Per farlo si rischia di dover fare un patto col diavolo. E il diavolo, quando non gli servi più, prima o poi ti molla. Da solo, davanti a un grigio mare di febbraio, senza un cane che ti dia una mano.

Il 14 febbraio 2004, Marco Pantani fu trovato morto in un residence di Rimini. L’autopsia rivelò che la morte fu causata da un arresto cardiaco, conseguente a un’overdose di cocaina.

Mi rifiuto di fare dei commenti su quei giornalisti che dopo averlo accusato di essere un dopato lo hanno pianto con lacrime di coccodrillo. E già che ci siamo può essere utile precisare alcuni fatti circa la questione Pantani-doping, poiché i media hanno spesso ingenerato confusione nell’esporre gli eventi.(proprio adesso il tg5 ha appena ricordato che pantani fu escluso dal giro del 99 per doping). Pantani non risultò mai positivo a un controllo antidoping.

L’autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte ha escluso qualsiasi assunzione di sostanze dopanti al di fuori della cocaina stessa, assunta comunque in un periodo in cui non gareggiava (considerata sostanza dopante che può incrementare la resa atletica poco dopo l’assunzione, ma molto limitante per atleti in periodi di astinenza).

Per fare chiarezza definitiva in questa storia questa è la perizia del prof.Fortuni che si occupò dell’autopsia del “pirata”.

Il 27 luglio 2004, il Prof. Fortuni, che ha eseguito l’autopsia, rilascia le seguenti interviste virgolettate alla Gazzetta dello sport e al Resto del Carlino ( unici giornali a pubblicare la notizia che il midollo di Marco era sanissimo):

Dott. Fortuni alla Gazzetta dello Sport

“Non ci sono segni significativi di sostanze dopanti assunte in precedenza. In altre parole possiamo escludere che Pantani abbia assunto Epo in quantità importanti e per un tempo lungo” ha spiegato il medico legale.

– Dal giudice mi era stata posta una domanda precisa. Bisognava analizzare se l’uso continuativo e in dosi massicce di eritropoietina poteva essere stata una causa di morte.

Ci attendevamo di trovare un midollo osseo scassato, ricchissimo di cellule.

Invece non è stato così. Anzi il contrario, il suo midollo osseo era assolutamente normale vuol dire che tutto questo uso di epo, come si è sostenuto, Pantani non l’ha fatto, altrimenti i danni sarebbero stati evidenti.

Potrebbe essere che il midollo osseo si fosse normalizzato? Potrebbe essere che Pantani abbia fatto, in passato, un grande uso di epo e negli ultimi tempi abbia smesso?

No, risponde il medico legale, possiamo paragonare l’epo al fumo, se uno ha fumato molto in passato e poi ha smesso, nel suo corpo restano le tracce. Se uno ha fumato poche sigarette e saltuariamente possono anche non restare tracce.

Fortuni ci tiene a sottolineare una cosa: QUESTA PERIZIA E’ PER LA VERITA’ DI UN GRANDE ATLETA.

Lo stesso giorno al Resto del carlino: “Francamente sapendo delle sue vicissitudini giudiziarie, delle squalifiche e delle polemiche che lo hanno travolto, non mi aspettavo di trovare quello che invece ho trovato. E cioè il midollo osseo di un atleta che non aveva fatto un uso massiccio né protratto di sostanze dopanti. Perché se così fosse stato, il midollo osseo ne avrebbe portato tracce inequivocabili, alterazioni evidenti. Ma non è così. Pantani era quello che era non perché pompato dalla scienza medica, ma perché era un campione, su questo non ci piove. Era il migliore, e se questo può restituirgli l’onore che lui stesso credeva di aver perduto, sono contento”.

Marco era un campione pulito, e forse per questo dava immensamente fastidio. Spero che le persone che l’hanno ingiustamente attaccato, che l’hanno lasciato solo nel suo dramma vivano con l’eterno rimorso per aver strappato alla vita un grande uomo.

Io continuerò a ricordarlo per le imprese che ha compiuto insieme alla sua bici e magari lo immaginerò  mentre si toglie la sua bandana e compie l’ennesimo scatto tra le nuvole.

Ciao Marco! Non ti dimenticherò mai!

 

4 anni fa una stanza d’albergo di Rimini dava l’ultimo saluto ad un uomo incompreso,ad  uno dei più grandi campioni di ciclismo che l’italia abbia mai avuto, a Marco Pantani.

Da quando il “pirata” abbandonò le corse, nel 2003, il ciclismo non è stato più lo stesso. Nessuno come lui riusciva a farti restare attaccato al televisore in attesa di uno scatto, in attesa di vederlo lasciare tutti gli avversari alle spalle. Ma ripercorriamo velocemente la sua straordinaria carriera:

Alto 172 cm, per 54 kg di peso, Pantani era il classico grimpeur.

Dopo essere stato giocatore di calcio, un giorno ricevette in regalo una bicicletta da suo nonno Sotero. Decise di tesserarsi nel G.C. Fausto Coppi di Cesenatico e mostrò subito indubbie doti di grande scalatore, vincendo molte gare. Nel 1990 è terzo al Giro d’Italia dilettanti, nel 1991 secondo e nel 1992 primo davanti di circa cinque minuti a Francesco Casagrande e Wladimir Belli. Nel 1993 partecipa al primo Giro d’Italia per professionisti, ritirandosi dopo poche tappe per una tendinite.

La sua esplosione come ciclista professionista avvenne al Giro del 1994 con le vittorie di tappa di Merano e Aprica (con il durissimo Mortirolo) e con il secondo posto in classifica generale. Al suo debutto nel Tour del 1994 finì terzo in classifica generale dietro a Miguel Indurain e Piotr Ugrumov, vincendo la maglia bianca come miglior giovane, pur senza riportare alcun successo di tappa.

L’anno successivo, arrivarono i primi successi di tappa al Tour, nella leggendaria Alpe d’Huez e nella tappa pirenaica di Guzet Neige. Anche grazie a questi successi Marco riuscì a conquistare nuovamente la terza piazza finale nonché la maglia bianca. Nel Campionato Mondiale disputatosi in Colombia quell’anno, Marco si classificò terzo dietro Abraham Olano e Miguel Indurain. Proprio quando sembrava agli inizi di una formidabile carriera, Pantani venne investito da un’automobile durante la Milano-Torino, incidente che gli provocò la frattura in due punti di una gamba e il rischio di una prematura interruzione dell’attività agonistica.

Pantani ritornò a correre nel 1997, ma al Giro d’Italia subì un nuovo incidente, nella discesa dal passo del Chiunzi, a causa di un gatto che attraversò la strada al passaggio del gruppo, e fu costretto al ritiro. Questa volta recuperò velocemente e ritornò in sella al Tour dello stesso anno, dove lottò a lungo per la maglia gialla, riportando altri due successi parziali ancora all’Alpe d’Huez (dove stabilì il record di tempo di scalata) e a Morzine. Grazie alla sua struttura fisica e alla sua facilità di scatto, Pantani era quasi imbattibile sulle salite delle Alpi e dei Pirenei, ma il più robusto e potente Jan Ullrich mostrò la sua determinazione e riuscì a recuperare il tempo perso nei confronti di Pantani grazie alle tappe a cronometro, nelle quali era più forte, portando la maglia gialla fino a Parigi; Pantani si piazzò al terzo posto della classifica finale dietro anche a Richard Virenque.

L’azione tipica di Pantani, caratterizzata da diversi scatti ripetuti ad intervalli regolari con conseguente mantenimento di un’elevata velocità, rendevano il pirata particolarmente adatto alle pendenze più estreme, dove l’atleta romagnolo era in grado di staccare non solo i passisti-scalatori, ma anche gli altri scalatori puri.

Nel 1998 Marco Pantani si impose al Giro d’Italia, nonostante il percorso non facilitasse le sue caratteristiche con poche montagne e molti chilometri a cronometro. Rivaleggiando con gli specialisti della lotta contro il tempo, come Alex Zuelle, Pantani attaccò ripetutamente sulle montagne e fu in grado di guadagnarsi un margine abbastanza grande da compensare la sua debolezza a cronometro, raggiungendo la vittoria finale e numerosi successi di tappa.Memorabile fu la tappa di Plan di Montecampione quando Pantani, con Zuelle ormai in crisi (finì il giro quattordicesimo), attaccò ripetutamente il tenace Pavel Tonkov che alla fine, dopo un entusiasmante duello cedette. Marco vinse la tappa e guadagnò quel minutino che gli diede un buon margine di sicurezza per la successiva cronometro e per la conquista del giro.

 

Nel Tour dello stesso anno, Pantani fu finalmente in grado di battere Ullrich, staccandolo di quasi nove minuti nella celebre tappa di montagna conclusa a Les-Deux-Alpes. Anche se Ullrich mostrò il suo carattere andando all’attacco nella tappa successiva, il distacco era ormai troppo ampio, e Pantani divenne il primo italiano a vincere il Tour dopo Felice Gimondi nel 1965.

L’impresa vera è datata 27 luglio 1998 e porta il nome di Les Deux Alpes. Sembra una giornata invernale dal freddo e dalla pioggia lungo tutto il percorso ma a Marco non interessa lui ha un solo obbiettivo: vincere a tutti i costi. Lo scatto forse più noto del ciclismo recente arriva sul celebre Galibier a più di 50 chilometri dall’arrivo. Pantani insiste, Ullrich è in difficoltà, la grande impresa è a portata di mano. L’ascesa verso le Deux Alpes è una passerella in cui l’unica stella a brillare è quella del Pirata, mentre quella di Ullrich si è definitivamente spenta sotto la pioggia battente. Finalmente è maglia Gialla.

L’ultima cronometro è una pura formalità che sancisce l’ingresso definitivo di Marco Pantani nella storia del ciclismo e di tutto lo sport, l’ultimo grande campione in grado di vincere Giro e Tour nello stesso anno.

La sua vittoria fu ancor più notevole se si considera che per molti anni il Tour era stato dominato da passisti molto forti nelle prove a cronometro come Miguel Indurain, Jan Ullrich e Bjarne Riis. Era dai tempi di Lucien Van Impe che uno scalatore “puro” non vinceva, e il suo trionfo fece risorgere la leggenda dello specialista della montagna che s’imponeva staccando tutti sulle salite più ripide.

Le cose cambiarono per Pantani al Giro del 1999: la mattina del 5 giugno del 1999 a Madonna di Campiglio, quando era al comando con parecchi minuti di vantaggio sul secondo in classifica e con ben quattro tappe già vinte, vennero resi pubblici i risultati dei controlli del giorno precedente, dai quali risultava nel sangue di Pantani un livello di globuli rossi superiore al consentito. Pantani venne sospeso per 15 giorni, il che comportava l’esclusione dalla corsa. Il Pirata spaccò un vetro con un pugno per il nervosismo, mentre l’Italia restò scioccata di fronte alla notizia. Pantani, accerchiato dai giornalisti mentre stava per lasciare la corsa, disse:

 « Mi sono rialzato dopo tanti infortuni e sono tornato a correre… Questa volta però abbiamo toccato il fondo… Rialzarsi sarà per me molto difficile. »

 (Marco Pantani)

Per il ciclista di Cesenatico quella avrebbe potuto essere la tappa dell’ulteriore consacrazione, vista la planimetria a lui favorevole: partenza da Madonna di Campiglio, arrivo all’Aprica, dopo la scalata del Mortirolo e oltre 50 km di salita. La tappa fu poi vinta dall’iberico Heras. Paolo Savoldelli, nonostante fosse subentrato a Pantani al primo posto in classifica del Giro, rifiutò di mettere la maglia rosa, simbolo del primato, rischiando una squalifica. La squadra del Pirata – “Mercatone Uno” – si ritirò insieme al proprio capitano dalla corsa rosa. Il valore di ematocrito riscontrato a Pantani fu del 52%, contro il 50% che è il massimo valore consentito dai regolamenti internazionali, oltre al margine di tolleranza dell’1%. Il valore riscontrato nello stesso Savoldelli era molto vicino a quello del Pirata, ma comunque entro i limiti consentiti.

Marco non è morto a Rimini, Marco ha iniziato a spegnersi a Madonna di Campiglio e in tutto quello che avvenne in un giorno del quale non si farà mai chiarezza.

Accusato di doping, accusato di aver vinto barando. No, questo Marco non lo poteva sopportare perché dopo tante sfortune che la vita gli aveva riservato era riuscito  grazie alle sue forze a sconfiggere tutto e tutti. E forse questo aveva dato fastidio a qualcuno, qualcuno che quel maledetto giorno lo ha escluso da una corsa che aveva dominato e che involontariamente (forse) lo ha escluso dalla vita. Perché chi conosceva Pantani sapeva che era un ragazzo fragile e di questa fragilità molti se ne sono approfittati e di questo spero che ne risponderanno un giorno.

Quel 5 Giugno 1999 il suo valore di ematocrito era inspiegabilmente pari al 52%, nonostante il suo valore medio si attestasse intorno al 45%. Un risultato del genere lascia sbigottiti, tenendo conto che era già stato controllato con la Maglia Rosa sulle spalle nei giorni precedenti.

Ma il centro della questione è che avere un valore di ematocrito alto non ha nulla a che vedere con l’assunzione di sostanze dopanti. Nella stessa misura in cui era improbabile uno sbalzo così improvviso del valore di ematocrito, era altrettanto improbabile che Pantani avesse tentato una “furbata” a quel punto del Giro d’Italia. Insomma qualcosa non è mai quadrato e nulla è mai stato chiarito in merito, anche sul fatto che gli esami eseguiti autonomamente (ma non ammissibili come prova da parte dell’UCI) immediatamente dopo la squalifica risultarono in regola.

E’ quindi evidente che nei fatti non è mai stato dimostrato che Marco Pantani fosse un dopato o che avesse assunto qualsiasi tipo di sostanza illecita nel corso della sua carriera; tantomeno a Madonna di Campiglio. Questo è il grande paradosso della vicenda Pantani.

Pantani visse l’accaduto in modo particolarmente drammatico, visto il suo carattere schivo ed introverso, e rinunciò a partecipare al successivo Tour de France, pur se la sospensione di 15 giorni comminatagli glielo avrebbe consentito. In seguito non tornò mai più ai livelli di quella stagione, se non a sprazzi negli anni successivi.

Pantani partecipò al Tour de France del 2000. Anche se fuori dalla lotta per gran parte della corsa, Pantani mostrò alcuni lampi del suo talento, confrontandosi con l’apparentemente invincibile Lance Armstrong sulla terribile salita del Mont Ventoux. In una tappa bellissima, con un’incredibile cornice di pubblico, Pantani perse inizialmente terreno per poi recuperare e staccare addirittura Armstrong. L’americano poi lo riagguantò, e arrivarono appaiati al traguardo e da signore, Armstrong lasciò la meritata vittoria a Pantani. Successivamente, Armstrong, durante un’intervista dichiarò apertamente d’aver lasciato la vittoria al Pirata. La dichiarazione non andò giù a Pantani, che decise allora di attaccare il suo avversario nella durissima tappa di Courchevel: Pantani recuperò i fuggitivi (l’ultimo ad arrendersi fu Josè Maria Jimènez) e andò a vincere in solitaria, staccando Armstrong di ben 51 secondi, come nessun altro riuscì più a fare negli anni successivi. Fu questa bellissima vittoria l’ultima gemma della sua carriera. Il giorno dopo nella tappa di Morzine con il duro Col de Joux-Plane posizionato poco prima del traguardo, il Pirata attaccò alla prima salita, tentando di far saltare in aria un Tour già scritto, tenendo incollati milioni di spettatori speranzosi nel rifacimento dell’impresa di due anni prima sul Galibier. La scarsa collaborazione con i compagni di fuga e un attacco di dissenteria lo costrinsero al ritiro.Nel 2001 e nel 2002 partecipò al Giro d’Italia ottenendo però scarsi risultati.

 

Gli ultimi lampi di classe del Pirata furono al Giro d’Italia 2003 dove lottò testa a testa con i migliori giungento quattordicesimo nella classifica generale. Durante la tappa del Monte Zoncolan reagì allo scatto di Gilberto Simoni, che aveva staccato tutti. Pantani si mise all’inseguimento e l’unico a reggere il suo ritmo fu Stefano Garzelli. Per le energie spese però calò nel finale e arrivò quinto. Nella tappa di Cascata del Toce fece il suo ultimo scatto a 3 km dall’arrivo venendo ripreso da Simoni e finendo ottavo.

Su tutto quello che venne in seguito sarebbe meglio sorvolare  e ci sono indagini in corso che forse faranno chiarezza o forse no; ciò che è certo è che Marco fu lasciato solo, senza famiglia, senza amici, senza persone che si prendessero cura di lui, senza nessuno che lo ascoltasse e gli facesse capire quanto valga davvero questa vita. Ha incontrato invece, come detto in precedenza, solo gente che ha approfittato della sua fragilità, che lo ha portato in un tunnel buio e questa volta senza possibilità di uscita.

Non è facile stare sempre in prima fila, essere sempre all’altezza di una parte troppo impegnativa. Per farlo si rischia di dover fare un patto col diavolo. E il diavolo, quando non gli servi più, prima o poi ti molla. Da solo, davanti a un grigio mare di febbraio, senza un cane che ti dia una mano.

Il 14 febbraio 2004, Marco Pantani fu trovato morto in un residence di Rimini. L’autopsia rivelò che la morte fu causata da un arresto cardiaco, conseguente a un’overdose di cocaina.

Mi rifiuto di fare dei commenti su quei giornalisti che dopo averlo accusato di essere un dopato lo hanno pianto con lacrime di coccodrillo. E già che ci siamo può essere utile precisare alcuni fatti circa la questione Pantani-doping, poiché i media hanno spesso ingenerato confusione nell’esporre gli eventi.(proprio adesso il tg5 ha appena ricordato che pantani fu escluso dal giro del 99 per doping). Pantani non risultò mai positivo a un controllo antidoping.

L’autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte ha escluso qualsiasi assunzione di sostanze dopanti al di fuori della cocaina stessa, assunta comunque in un periodo in cui non gareggiava (considerata sostanza dopante che può incrementare la resa atletica poco dopo l’assunzione, ma molto limitante per atleti in periodi di astinenza).

Per fare chiarezza definitiva in questa storia questa è la perizia del prof.Fortuni che si occupò dell’autopsia del “pirata”.

Il 27 luglio 2004, il Prof. Fortuni, che ha eseguito l’autopsia, rilascia le seguenti interviste virgolettate alla Gazzetta dello sport e al Resto del Carlino ( unici giornali a pubblicare la notizia che il midollo di Marco era sanissimo):

Dott. Fortuni alla Gazzetta dello Sport

“Non ci sono segni significativi di sostanze dopanti assunte in precedenza. In altre parole possiamo escludere che Pantani abbia assunto Epo in quantità importanti e per un tempo lungo” ha spiegato il medico legale.

– Dal giudice mi era stata posta una domanda precisa. Bisognava analizzare se l’uso continuativo e in dosi massicce di eritropoietina poteva essere stata una causa di morte.

Ci attendevamo di trovare un midollo osseo scassato, ricchissimo di cellule.

Invece non è stato così. Anzi il contrario, il suo midollo osseo era assolutamente normale vuol dire che tutto questo uso di epo, come si è sostenuto, Pantani non l’ha fatto, altrimenti i danni sarebbero stati evidenti.

Potrebbe essere che il midollo osseo si fosse normalizzato? Potrebbe essere che Pantani abbia fatto, in passato, un grande uso di epo e negli ultimi tempi abbia smesso?

No, risponde il medico legale, possiamo paragonare l’epo al fumo, se uno ha fumato molto in passato e poi ha smesso, nel suo corpo restano le tracce. Se uno ha fumato poche sigarette e saltuariamente possono anche non restare tracce.

Fortuni ci tiene a sottolineare una cosa: QUESTA PERIZIA E’ PER LA VERITA’ DI UN GRANDE ATLETA.

Lo stesso giorno al Resto del carlino: “Francamente sapendo delle sue vicissitudini giudiziarie, delle squalifiche e delle polemiche che lo hanno travolto, non mi aspettavo di trovare quello che invece ho trovato. E cioè il midollo osseo di un atleta che non aveva fatto un uso massiccio né protratto di sostanze dopanti. Perché se così fosse stato, il midollo osseo ne avrebbe portato tracce inequivocabili, alterazioni evidenti. Ma non è così. Pantani era quello che era non perché pompato dalla scienza medica, ma perché era un campione, su questo non ci piove. Era il migliore, e se questo può restituirgli l’onore che lui stesso credeva di aver perduto, sono contento”.

Marco era un campione pulito, e forse per questo dava immensamente fastidio. Spero che le persone che l’hanno ingiustamente attaccato, che l’hanno lasciato solo nel suo dramma vivano con l’eterno rimorso per aver strappato alla vita un grande uomo.

Io continuerò a ricordarlo per le imprese che ha compiuto insieme alla sua bici e magari lo immaginerò  mentre si toglie la sua bandana e compie l’ennesimo scatto tra le nuvole.

Ciao Marco! Non ti dimenticherò mai!

 

 

THE SHOW MUST GO ON

 Rieccomi qui, anche queste vacanze stanno ormai volgendo al termine e , per tutti o quasi, sarà il tempo di tornare al lavoro o allo studio.
Sono tante le cose successe in questo mese e di cui vi vorrei parlare e spero di riuscire a farlo un pò alla volta.
Oggi è il 31 agosto, una data segnata in rosso per tutti i milanisti, come il sottoscritto, perchè doveva essere una grande giornata di sport e di festa con l’assegnazione della supercoppa europea. Di fronte il Milan, vincitore dell’ultima champions league e il Siviglia, vinvitore della Coppa. Le squadre scenderanno in campo comunque alle 20.45 ma non sarà una festa. Non lo sarà perchè come sapete tutti un giocatore del Siviglia, Antonio Puerta, si è spento martedì e ha lasciato per sempre questo mondo, i suoi compagni di squadra, i suoi amici, ma soprattutto ha lasciato una moglie e un bambino che doveva ancora nascere e che non potrà mai pronunciare la parola papà.
Di fronte a questo dramma umano tutto passa in secondo piano e ora siamo qui a chiederci se questa partita andava giocata o meno. Ci sono state dure critiche per chi ha scelto di far scendere in campo le squadre, critiche inascoltate. Alcuni attaccano l’Uefa, altri il Siviglia che ha scelto di giocare, per quasi tutti questa partita non andava giocata. Forse hanno ragione loro, forse si doveva sospendere tutto e riflettere su ciò che era accaduto perchè non accadesse più ma la domanda che vi faccio è questa: cosa avrebbe voluto Antonio? Sarebbe stato davvero contento di vedere tutto fermato? Sarebbe stato felice di non vedere i suoi compagni scendere in campo per lottare e conquistare quella coppa? Il calcio sarebbe stata la sua vita se quel cuore non si fosse fermato più di una volta, lui oggi sarebbe sceso in campo per vincere e portare la sua squadra in trionfo. E’ il sogno di ogni bambino giocare in un grande club e di alzare un giorno una coppa; lui di trofei ne aveva vinti già molti per la sua giovane età e forse ne avrebbe vinti molti altri. Ecco perchè sono convinto che questa partita vada giocata, soprattutto per onorare la sua memoria. Sarà molto dura per tutti i giocatori metterci lo stesso impegno agonistico di altre partite ma è quello che devono fare, è quello che Antonio avrebbe voluto.
Sulle magliette dei 22 giocatori stasera non ci saranno i consueti nomi di battesimo ma un solo nome, quello di Puerta.
E allora, come dicono gli inglesi, The show must go on; perchè lo spettacolo deve sempre continuare. Ma non per i soldi o le televisioni ma per quello sport che Antonio amava e che stasera probabilmente vedrà da qualche parte, forse lassù in "cielo".
 
Ciao Antonio!!!

CRONACA DI UNA STAGIONE PAZZESCA!

 
 
 
 

IMMAGINI DI UNA FANTASTICA ANNATA

Ciao ragazzi!!! E’ da un pò di tempo che non scrivo sul mio amato blog ma nell’ultimo mese sono stato davvero super impegnato con gli esami a posso dire che il bilancio è stato più che positivo visto che ne ho passati 3 su 4.
Ora mi godrò due settimane di assoluto relax per poi rituffarmi nei libri per gli esami di settembre spero con lo stesso entusiasmo di questi ultimi mesi.
Domani andrò nella mia Verona e visto che lì non ho la linea adsl sarà molto dura che mi colleghi ad internet con il vecchio e lento 56K, ma vi prometto che qualche post lo inserirò comunque.Niente di troppo impegnativo visto che siamo quasi ad agosto e molti di voi saranno in vacanza.Anche gli anticlericali vanno in ferie quindi, mica solo il nostro caro Benedetto XVI.
Intanto per questa sera vi inserisco tre filmati che sintetizzano la straordinaria e roccambolesca stagione del Milan che si è conclusa trionfalmente nella magica notte di Atene, in attesa che la società si muova per rinforzare la rosa e renderla competitiva in
ogni competizione. Milanisti godetevi queste immagini e per gli altri…. rosicate!!!!